“Ricollocamento”: un modo elegante per definire uno sgombero, e per lanciare un getto d’acqua addosso a persone che non hanno nulla, a cominciare da un posto in cui andare.
Chi - o cosa - potrebbe intervenire in loro difesa, secondo #X-Files? Il “Trashman”, opera di un artista che ha involontariamente dato vita a una sorta di “Golem dei senzatetto”.
Un mostro nato dalla spazzatura, paragonata alle persone gettate sul marciapiede da chi non ha interesse a curarsi di loro.
Il mostro fa a pezzi chiunque ordini o esegua gli sgomberi, proprio come si fa con qualcosa di voluminoso da buttare via: lo si fa a pezzi.
Fra una citazione di Terminator (con la comparsa “dal nulla” di un energumeno minaccioso, in una periferia deserta) e una telefonata che cambiato tutto, l’episodio si divide in due.
La camera a mano, che la inquadra dal basso mentre corre verso l’ospedale, rende alla perfezione il senso di ciò che è piombato addosso a #Scully.
Chiunque abbia ricevuto una notizia simile su un famigliare, sa fin troppo bene che disorientamento, angoscia e incredulità si accompagnano all’istinto di andare dove si deve andare senza quasi rendersene conto. Inseriamo il pilota automatico, e al timone c’è l’angoscia.
Mentre sulla scena del crimine resta #Mulder - il vecchio Mulder, quello che alterna congetture sul caso a battute di spirito - e noi siamo di nuovo costretti a fare un tuffo nel passato.
Con la mente torniamo alla famiglia di Scully, a quel padre autoritario e ingombrante che abbiamo conosciuto e abbiamo perso. Ai fratelli. E, naturalmente, al figlio.
I legami famigliari di Scully non sono mai stati preponderanti: in termini di sceneggiatura, avrebbero influito sulla percezione più “asettica” del suo personaggio, che faceva da contraltare al sentimentalismo di Mulder.
La famiglia di Mulder, invece, è sempre stata presente nella trama perché ne è in qualche modo il motore. Mulder è entrato nell’FBI per far luce sul rapimento di sua sorella Samantha. Suo padre era implicato nel complotto per occupare la presenza aliena. Sua madre aveva avuto una relazione con l’Uomo che Fuma, che ci viene insistentemente suggerito come padre biologico di Mulder.
La famiglia di Scully, invece, è una sola. Quando la madre, poco dopo essersi risvegliata, spira sotto lo sguardo impotente di Scully (pensate cosa significhi essere un medico e avere l’obbligo morale di lasciar morire la propria madre, senza muovere un dito), con lei c’è la sua famiglia. Fox Mulder. Niente fratelli, niente parenti, niente amici di famiglia. Solo Mulder.
Il flashback in cui Mulder, la sua famiglia, è al capezzale di Scully è solo il frammento di una storia che conosciamo molto bene.
E che si lega a quella sensazione di disagio che scaturisce sempre dagli episodi di #X-Files in cui la realtà fa irruzione.
Un mostro d’argilla prende vita mentre malattia, morte, famiglia e dolore ci ricordano che quando sono legati a un caso su cui indagare li accettiamo con serenità. Ma quando sono Mulder e Scully, a diventare “veri”, tutto cambia.
Il disagio si trasforma in sofferenza. E la sofferenza in consapevolezza.
Una madre non dimentica mai un figlio, mai. E la speranza è come un altro tuffo nel passato. Nel nostro passato di telespettatori, e in quello di Mulder e Scully.
Perché “I bei tempi, Scully, sono adesso”.
Nel prossimo episodio di X-Files...
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