1976
L'opera fa parte del filone del cinema femminista e sperimentale italiano degli anni '70. Il film è inserito nel progetto editoriale e filmografico "Kinomata: la donna nel cinema", curato da Annabella Miscuglio e Rony Daopoulo. Lontano dai canoni del documentario tradizionale, Gitani si configura come una vibrante "visione emotiva" della realtà romanì. Il film rinuncia alla rigidità della cronaca per immergere lo spettatore in un mondo di euforia e gioia contagiosa, dove la musica non è un semplice accompagnamento ma il vero filo conduttore dell'opera. La narrazione visiva si lascia guidare interamente dal movimento, componendosi e scomponendosi seguendo il ritmo travolgente delle danze. È un’esperienza sensoriale che cattura l’anima di un popolo attraverso l’armonia dei corpi e dei suoni, trasformando la realtà in pura espressione ritmica.
Generi: Documentario