10 anni fa la Brexit vinse: il vero nodo del controllo era un altro

Il 23 giugno 2016 il Regno Unito votò in un referendum per lasciare l’Unione Europea: vinse Leave con il 51,9% contro il 48,1% di Remain, aprendo il processo della Brexit.

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Autore: Redazione ,
Attualità
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Il 23 giugno 2016 il Regno Unito votò in un referendum per lasciare l’Unione Europea: vinse Leave con il 51,9% contro il 48,1% di Remain, aprendo il processo della Brexit.

Cosa successe il 23 giugno 2016?

Il Regno Unito scelse di uscire dall’UE con 17.410.742 voti per Leave e 16.141.241 per Remain, secondo i risultati del referendum del 2016.

Il voto attraversò il Paese in modo diseguale: Inghilterra e Galles diedero la spinta decisiva all’uscita, mentre Scozia, Irlanda del Nord, Londra e Gibilterra votarono in maggioranza per restare. La promessa politica più riconoscibile fu riprendersi il controllo.

Il primo effetto fu politico. Il primo ministro David Cameron, che aveva convocato il referendum e sostenuto Remain, annunciò le dimissioni; il Partito Conservatore entrò in una fase di leadership che portò prima a Theresa May e poi a Boris Johnson.

Cosa significava davvero riprendersi il controllo?

Riprendersi il controllo significava trasferire a Londra poteri su leggi, confini, accordi commerciali e bilancio che prima erano condivisi con le istituzioni dell’Unione Europea.

La formula funzionò perché condensava temi diversi: immigrazione, identità nazionale, sovranità parlamentare, regolazione economica e sfiducia verso Bruxelles. Nel voto del 2016 questi piani si sovrapposero, creando una maggioranza stretta ma sufficiente.

La realtà istituzionale fu più rigida dello slogan. Uscire dal mercato unico e dall’unione doganale ridusse alcuni vincoli europei, ma introdusse controlli, certificati, regole d’origine e nuove frizioni per imprese, cittadini e amministrazioni pubbliche.

Cosa è cambiato dal 2016 a oggi?

Dal 2016 a oggi la Brexit ha cambiato soprattutto commercio, mobilità, confini e aspettative economiche, con effetti misurabili e ancora discussi.

Il Regno Unito ha lasciato formalmente l’UE il 31 gennaio 2020; il periodo di transizione è terminato il 31 dicembre 2020. Dal 1 gennaio 2021 il rapporto è regolato dal Trade and Cooperation Agreement, che garantisce scambi senza dazi su molte merci ma non replica il mercato unico.

Nel luglio 2025, l’Office for Budget Responsibility stimava che il nuovo rapporto commerciale post-Brexit avrebbe ridotto la produttività di lungo periodo del 4% rispetto alla permanenza nell’UE. La stessa analisi indicava esportazioni e importazioni circa 15% più basse nel lungo periodo rispetto allo scenario Remain.

Sul lavoro e sulla migrazione, il controllo non ha prodotto una semplice chiusura. L’Office for National Statistics ha stimato per l’anno concluso a giugno 2025 una migrazione netta di 204.000 persone, in calo dal picco di 944.000 dell’anno concluso a marzo 2023.

La composizione è cambiata: nello stesso anno concluso a giugno 2025, i cittadini non UE+ rappresentavano il 75% dell’immigrazione verso il Regno Unito, mentre la migrazione netta dei cittadini UE+ era negativa per 70.000. Il confine era stato ripreso, ma il fabbisogno di lavoro, studio e cura ha continuato a premere.

Per i cittadini britannici, la Brexit ha ridotto la mobilità quotidiana in Europa. La libera circolazione è finita: i viaggi brevi nell’area Schengen restano possibili, ma entro il limite dei 90 giorni ogni 180; vivere e lavorare in un Paese UE richiede ormai condizioni nazionali specifiche.

Il nodo più sensibile resta l’Irlanda del Nord. Il Windsor Framework ha attenuato alcuni attriti del Protocollo nordirlandese, ma ha confermato una realtà politica: evitare un confine rigido sull’isola d’Irlanda richiede regole speciali tra Gran Bretagna, Belfast, Dublino e Bruxelles.

Nel 2025, il governo di Keir Starmer e l’UE hanno avviato un reset. Al vertice UE-Regno Unito del 19 maggio 2025, António Costa, Ursula von der Leyen e Starmer hanno concordato una partnership strategica su sicurezza, difesa, giovani, eGate, cooperazione giudiziaria, pesca e un possibile spazio sanitario e fitosanitario comune.

Cosa sarebbe successo se il Regno Unito fosse rimasto nell’UE?

Questo è uno scenario ipotetico: se Remain avesse vinto nel 2016, il Regno Unito avrebbe probabilmente evitato le barriere del Trade and Cooperation Agreement e mantenuto pieno accesso a mercato unico, unione doganale e libera circolazione.

In quello scenario, Londra avrebbe conservato un ruolo interno nei negoziati europei su energia, difesa, digitale e migrazione. La crisi ucraina dopo il 2022 avrebbe comunque spinto il Regno Unito verso una forte cooperazione con gli alleati europei, ma da membro con voto nelle istituzioni UE.

Il costo politico sarebbe stato diverso: il conflitto interno sull’Europa non sarebbe sparito. Una vittoria stretta di Remain avrebbe potuto lasciare aperta la pressione euroscettica di Nigel Farage, di una parte dei Conservatori e dei territori che avevano votato Leave.

Il punto più realistico è che il Regno Unito avrebbe avuto meno frizioni economiche, ma non meno tensioni identitarie. La Brexit trasformò un conflitto politico in architettura istituzionale; una vittoria di Remain lo avrebbe lasciato dentro il Parlamento, nei partiti e nei media.

Quando il Regno Unito è uscito davvero dall’UE?

Il Regno Unito è uscito formalmente dall’Unione Europea il 31 gennaio 2020, ma il cambiamento pratico principale è arrivato dopo la fine della transizione, il 31 dicembre 2020.

La Brexit ha ridotto l’immigrazione?

La Brexit ha ridotto la migrazione dall’UE, ma non ha eliminato l’immigrazione verso il Regno Unito: nel dato ONS per giugno 2025, la maggioranza degli ingressi veniva da Paesi non UE+.

Il Regno Unito può rientrare nell’Unione Europea?

Sì, il Regno Unito potrebbe chiedere di rientrare nell’UE, ma sarebbe una nuova adesione politica e giuridica, con negoziati, condizioni e consenso degli Stati membri: non un semplice annullamento della Brexit.

Fonti: Wikipedia, https://en.wikipedia.org/wiki/Brexit; Office for Budget Responsibility, https://obr.uk/forecasts-in-depth/the-economy-forecast/brexit-analysis/; Office for National Statistics, https://www.ons.gov.uk/peoplepopulationandcommunity/populationandmigration/internationalmigration/bulletins/longterminternationalmigrationprovisional/yearendingjune2025; Consiglio europeo, https://www.consilium.europa.eu/en/meetings/international-summit/2025/05/19/.

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