11 anni fa la sonda NASA New Horizons raggiunse il punto più vicino a Plutone

Il 14 luglio 2015, alle 13:49:57 ora italiana, la sonda New Horizons della NASA raggiunse il punto più vicino a Plutone, completando il primo sorvolo ravvicinato del pianeta nano.

Immagine di 11 anni fa la sonda NASA New Horizons raggiunse il punto più vicino a Plutone
Autore: Redazione ,
Attualità
3' 52''

Il 14 luglio 2015, alle 13:49:57 ora italiana, la sonda New Horizons della NASA raggiunse il punto più vicino a Plutone, completando il primo sorvolo ravvicinato del pianeta nano.

Cosa successe il 14 luglio 2015?

New Horizons passò a circa 12.500 chilometri dalla superficie di Plutone dopo un viaggio durato oltre nove anni. La sonda aveva lasciato Cape Canaveral il 19 gennaio 2006 e ricevuto una spinta gravitazionale da Giove nel febbraio 2007.

Durante il massimo avvicinamento la sonda eseguì autonomamente una sequenza di osservazioni di Plutone, Caronte e delle lune Stige, Notte, Cerbero e Idra. L’antenna non poteva restare puntata verso la Terra: per circa tredici ore il controllo missione del Johns Hopkins Applied Physics Laboratory attese senza conferme.

Il segnale ricevuto il 15 luglio certificò il successo del flyby. I circa 6,25 gigabyte di dati raccolti impiegarono più di quindici mesi per arrivare integralmente sulla Terra, a una velocità di appena 1-2 kilobit al secondo.

Che cosa scoprì New Horizons su Plutone?

New Horizons rivelò un mondo geologicamente complesso, con montagne di ghiaccio d’acqua, foschie atmosferiche stratificate e vaste pianure relativamente giovani. La regione a forma di cuore chiamata Tombaugh Regio diventò immediatamente il nuovo volto di Plutone.

Nel suo lobo occidentale si trova Sputnik Planitia, un bacino ricoperto da un ghiacciaio di azoto largo circa mille chilometri. Le strutture convettive e la scarsità di crateri indicarono che la superficie era stata rinnovata in tempi geologicamente recenti.

I dati imposero inoltre una revisione dei modelli sull’atmosfera e sulla sua dispersione nello spazio. Le osservazioni hanno alimentato anche l’ipotesi di un oceano sotterraneo, la cui esistenza resta ancora da confermare.

Cosa è cambiato dal 2015 a oggi?

Dal 2015 Plutone è passato da disco sfocato a laboratorio per lo studio dei mondi ghiacciati. Il 1° gennaio 2019 New Horizons ha sorvolato Arrokoth, diventato l’oggetto più lontano mai esplorato da vicino.

Nel 2025, uno studio pubblicato su Nature Astronomy con dati dello strumento MIRI del James Webb Space Telescope ha confermato che le particelle della foschia svolgono un ruolo dominante nel bilancio termico dell’atmosfera plutoniana. Sonde e telescopi hanno così trasformato il singolo flyby in un’indagine scientifica ancora attiva.

Il 23 giugno 2026 New Horizons si è risvegliata in buone condizioni dopo 321 giorni di ibernazione. Secondo l’aggiornamento NASA del 7 luglio, si trova a circa 9,5 miliardi di chilometri dalla Terra: i suoi segnali impiegano circa 8 ore e 52 minuti per raggiungere la rete Deep Space Network.

La sonda sta trasmettendo i dati accumulati nella Fascia di Kuiper e continua a misurare plasma, particelle energetiche e polvere. Nel 2026 rimane l’unico veicolo ad aver osservato Plutone da vicino.

Cosa sarebbe successo se New Horizons avesse mancato il sorvolo?

Il 4 luglio 2015 il computer di bordo entra in modalità protetta e il difetto temporale che causò davvero quell’anomalia impedisce di ripristinare la sequenza scientifica. Dieci giorni dopo, New Horizons attraversa il sistema di Plutone con gli strumenti al sicuro e la memoria quasi vuota.

Al centro di controllo arriva il segnale di una sonda viva. Sui monitor restano le immagini d’avvicinamento: il cuore chiaro di Tombaugh Regio è riconoscibile, mentre montagne, ghiacciai e foschie rimangono dettagli senza risoluzione, promesse congelate a miliardi di chilometri.

La perdita scientifica trasforma Plutone nel grande appuntamento mancato dell’esplorazione spaziale. Documentari, anniversari e campagne per restituirgli lo status di pianeta fondono la riclassificazione del 2006 con il fallimento del 2015; una generazione cresce davanti all’ultima fotografia incompleta, divenuta un’icona della nostalgia cosmica.

NASA, ESA e Cina inseriscono nei progetti successivi maggiore autonomia, memoria ridondante e comunicazioni ottiche. I costi aumentano, le missioni verso i confini del Sistema solare rallentano e il ritorno a Plutone diventa una gara geopolitica basata su propulsione, generatori nucleari e lanciatori pesanti.

Il James Webb Space Telescope riceve campagne più lunghe per colmare il vuoto, ma nessun telescopio può ricostruire una superficie alla scala ottenibile durante un passaggio ravvicinato. Negli anni Trenta, l’arrivo della prima missione sostitutiva viene seguito come uno sbarco lunare: scuole aperte di notte, maxi-schermi e minuti di silenzio durante il ritardo radio.

La realtà ha seguito una traiettoria più generosa: New Horizons completò il flyby, mostrò Sputnik Planitia e oggi, nel 2026, continua a inviare misure dalle regioni esterne del Sistema solare.

Quanto durò il viaggio di New Horizons verso Plutone?

Il viaggio durò circa nove anni e mezzo, dal 19 gennaio 2006 al 14 luglio 2015. Il sorvolo fu rapidissimo e non prevedeva l’ingresso in orbita.

New Horizons è ancora attiva nel 2026?

Sì. New Horizons si è risvegliata il 23 giugno 2026 e sta trasmettendo dati dalla Fascia di Kuiper, a circa 9,5 miliardi di chilometri dalla Terra.

Plutone è ancora classificato come pianeta nano?

Sì. L’Unione Astronomica Internazionale riclassificò Plutone come pianeta nano nel 2006, uno status rimasto invariato dopo le scoperte di New Horizons.

Non perderti le nostre ultime notizie!

Iscriviti al nostro canale Telegram e rimani aggiornato!