Achille Costacurta: «Fumavo hashish tutti i giorni»

Nel maggio 2024 arriva la diagnosi di ADHD che spiega anni di difficoltà. Il racconto di Achille passa per tossicodipendenza, sette TSO e un tentativo di suicidio.

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Autore: Redazione ,
Attualità
4' 15''

La rinascita di Achille Costacurta inizia in una clinica svizzera nel maggio 2024, quando finalmente arriva la diagnosi che spiega anni di tormento: disturbo da deficit di attenzione e iperattività. Il figlio ventunenne di Billy Costacurta e Martina Colombari rompe il silenzio in un'intervista al Corriere della Sera, raccontando senza filtri il suo percorso dall'inferno della tossicodipendenza alla consapevolezza, passando attraverso sette trattamenti sanitari obbligatori, fughe dalle comunità e un tentativo di suicidio che per miracolo non si è concluso tragicamente. Una testimonianza cruda e necessaria, che arriva mentre sua madre è impegnata nelle prove di Ballando con le Stelle a Roma, finalmente libera di pensare anche a se stessa dopo anni di angoscia.

Il racconto di Achille parte dalla clinica Santa Croce in Svizzera, dove ha incontrato quelli che definisce "psichiatri giganti", professionisti che hanno finalmente diagnosticato l'ADHD dopo anni di consulti inconcludenti con altri specialisti. "Hanno conquistato la mia fiducia e hanno aperto gli occhi su tante cose", spiega il giovane, che era già stato nella struttura elvetica in passato ma senza i risultati sperati. La svolta è arrivata al ritorno da un viaggio in Colombia, quando invece di ricoverarsi in ospedale ha scelto di tornare in Svizzera per affrontare seriamente il problema.

L'adolescenza di Achille è stata un calvario iniziato al primo anno di liceo con l'hashish fumato quotidianamente, poi degenerato in un abuso di sostanze sempre più pesanti. Sette TSO, innumerevoli ricoveri in comunità terapeutiche, tentativi disperati di fuga che inevitabilmente si concludevano con il riacciuffamento da parte degli infermieri. Il momento più buio è stato l'assunzione di sette boccette di metadone in un gesto suicida compiuto mentre si trovava in una comunità a Parma: "Volevo farla finita, era l'unico modo per far capire che volevo uscire. Di questo mi pento", ammette con voce ferma.

Ho preso sette boccette di metadone, non so come non sia morto. Volevo farla finita: l'unico modo per far capire che volevo uscire dalla comunità

Il peso del cognome non ha aiutato. Essere il figlio della leggenda del Milan e dell'ex Miss Italia è stato "stimolante da piccolo, poi è diventato pesante". Achille ricorda persone che si avvicinavano solo per il contesto familiare, un mondo patinato che oggi definisce "non normale". "Meno male che non ho fatto il calciatore altrimenti il paragone sarebbe stato ancora più schiacciante", riflette con lucidità inaspettata per un ventunenne che ha vissuto, come dice lui stesso, "tre vite".

Le testimonianze più toccanti riguardano gli amici che non ce l'hanno fatta. Jonis, 55 anni, uomo benestante che aveva scelto la vita da barbone dopo rapine in Germania, morto per overdose il giorno prima di uscire dalla comunità di Parma durante la sua festa di compleanno. Tatiana, fidanzata di un amico conosciuto in Svizzera, stroncata dal crack dopo aver ricominciato. "Io che in passato ho assunto dosi cento volte superiori sono vivo", dice Achille con una consapevolezza che sfiora il senso di colpa del sopravvissuto.

Billy Costacurta e Martina Colombari hanno sofferto in silenzio per anni, testimoni impotenti della discesa agli inferi del figlio. L'ex difensore ha visto il ragazzo solo una o due volte in lacrime, capace di contenersi anche nei momenti più drammatici come quell'episodio in autostrada quando Achille, in preda a una crisi, si arrampicò sul cofano dell'auto urlando e chiedendo al padre di correre senza rispettare semafori. La madre ha pianto di più, sempre presente fino all'ossessione, tanto che ora Billy le suggerisce di pensare più a se stessa e per questo ha accettato la partecipazione a Ballando con le Stelle.

Oggi Achille vive tra Riccione, dove risiedono nonna e bisnonna, e Milano, con frequenti viaggi che testimoniano una ritrovata libertà di movimento. Sente il padre ogni due giorni, la madre meno frequentemente da quando è impegnata nel programma Rai. Ha smesso con le droghe pesanti ma fuma ancora sigarette, un'abitudine che promette di abbandonare. È iscritto all'ultimo anno di liceo per conseguire la maturità e sogna di aprire un centro per ragazzi disabili, mettendo a frutto l'esperienza personale per aiutare chi soffre.

Guardando indietro, Achille non si pente quasi di nulla: "Se non avessi commesso quegli errori non avrei capito tante cose. Meno male che mi è successo a 20 anni e non a 50 quando avrò moglie e figli". Una filosofia di vita maturata attraverso il dolore, che include anche la consapevolezza che i suoi genitori sono usciti rafforzati da questa prova. Il futuro che immagina è lontano dall'Italia: Australia, lavorare nei campi quattro o cinque mesi l'anno guadagnando cinquemila euro al mese mentre frequenta l'università. Un progetto concreto per chi ha chiuso il passato "come un ricordo in una scatoletta" e guarda avanti con determinazione.

Il consiglio che Billy ripete al figlio riassume la lezione appresa in questi anni terribili: nella vita non bisogna mai dipendere da qualcosa o qualcuno. Parole che Achille sembra aver finalmente interiorizzato, pronto a trasmetterle un giorno ai propri figli parlando apertamente "dei lati negativi di ogni sostanza, che sono tanti". La sua storia è quella di un ragazzo che ha toccato il fondo e ha avuto la forza di risalire, con l'aiuto della medicina giusta e di professionisti finalmente capaci di identificare il problema reale dietro anni di autodistruzione.

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