Achille Lauro lancia Fondazione Madre

Achille Lauro lancia la Fondazione Madre a Milano per sostenere le fragilità giovanili, trasformando la propria storia personale in un impegno sociale concreto.

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Autore: Redazione ,
Attualità
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Achille Lauro — al secolo Lauro De Marinis — non è solo uno degli artisti più eclettici e provocatori della scena musicale italiana: è anche un uomo che ha scelto di trasformare la propria storia personale in un motore di cambiamento sociale. Con la nascita della Fondazione Madre, presentata ufficialmente alla Biblioteca Braidense di Milano, il cantautore romano lancia un progetto strutturato e ambizioso a favore delle fragilità giovanili, che va ben oltre il gesto simbolico di facciata tipico di certe iniziative benefiche nel mondo dello spettacolo.

Il punto di partenza è una convinzione espressa con disarmante semplicità dallo stesso De Marinis: «In proporzione a quello che si ha, bisogna ricordarsi di essere responsabili». Da questa consapevolezza è nata la fondazione, co-fondata insieme all'imprenditore Andrea Marchiori, con un obiettivo dichiarato e operativo: offrire percorsi concreti di cura, ascolto e rinascita a ragazzi e ragazze in difficoltà, con un'attenzione particolare a dipendenze, salute mentale e comportamenti a rischio.

Il nome scelto — Madre — è già di per sé un manifesto. «Il concetto di madre è qualcosa che sta a cuore a tutti noi: è già di per sé accoglienza. Una madre accoglie le fragilità, protegge, guida nella crescita e dona sé stessa», ha spiegato De Marinis durante la presentazione. Lo slogan della fondazione — «Accoglie, protegge, guida e dona» — traduce esattamente quella visione in missione operativa, mentre il logo raffigura una farfalla, simbolo universale di trasformazione e rinascita. Non un caso, vista la traiettoria umana e artistica dello stesso Achille Lauro.

In prima fila alla presentazione milanese sedeva anche Cristina Zambon, la mamma dell'artista, che ha ispirato in modo diretto la visione fondante del progetto. «Sono stato cresciuto da una madre che mi ha insegnato i valori dell'accoglienza e dell'amore», ha detto De Marinis, visibilmente emozionato. Un omaggio personale che conferisce all'intera iniziativa una dimensione autentica e tutt'altro che costruita per l'immagine pubblica.

La struttura organizzativa della fondazione è solida e affidata a professionisti del settore. La Direzione generale è nelle mani di Lorella Marcantoni, supportata da un Comitato tecnico-scientifico composto da figure di spicco del terzo settore: Clementina Cordero di Montezemolo, Arnoldo Mosca Mondadori e Giuliana Baldassarre. Il loro compito è garantire solidità e rigore metodologico ai percorsi educativi, sociali e psicologici promossi dalla fondazione.

«Entrando mi sono reso conto che, per questi ragazzi, anche un'ora del nostro tempo — persino un'ora sbagliata — è un regalo enorme»

Il primo progetto concreto si chiama Casa Ragazzi Madre e sorgerà a Zagarolo, nelle vicinanze di Roma. La struttura sarà destinata a giovani tra gli 11 e i 21 anni che vivono situazioni di grave disagio. A gestirla sarà un'impresa sociale del territorio con oltre trent'anni di esperienza, storicamente vicina alla famiglia De Marinis e guidata da don Giovanni Carpentieri. «Non è semplicemente un edificio, ma una casa», ha tenuto a precisare Lauro. «Un presidio reale sul campo, un luogo dove questi ragazzi possano essere accolti, sostenuti, guidati».

Parallelamente prenderà vita Ali tra le corsie, un'iniziativa che porterà ascolto e momenti di relazione autentica direttamente nei reparti pediatrici degli ospedali e negli Istituti Penali per i Minorenni, attraverso incontri e laboratori con il coinvolgimento di artisti, sportivi e professionisti. Un modo per restituire visibilità e dignità a chi troppo spesso vive nell'invisibilità.

Quello di De Marinis non è un impegno nato dall'oggi al domani: «Il mio impegno non nasce oggi, ma da cinque anni di incontri con ragazzi in ospedale, ragazzi nelle carceri, ragazzi in difficoltà». Ha raccontato anche il primo impatto con quelle realtà: «All'inizio ero molto spaventato. In quei contesti anche un semplice "come stai?" può diventare fuori luogo. Non pensavo di essere pronto a confrontarmi con ragazzi e bambini gravemente malati». Poi il cambio di prospettiva che ha cambiato tutto.

Con il cofondatore Marchiori, l'artista condivide una visione profondamente valoriale: «Il tempo non è infinito e, grazie alle fortune che abbiamo avuto, il nostro obiettivo è lasciare un esempio». E la dimensione collettiva è al centro dell'approccio: «In tempi così difficili è importante non ragionare come singoli, ma come comunità. Procederemo non come un'entità isolata, ma come una realtà che si connetterà ad altre realtà per fare cose belle».

Sul fronte artistico, i prossimi mesi saranno densissimi per Achille Lauro: il 22 febbraio sarà tra i protagonisti della cerimonia di chiusura delle Olimpiadi, mentre il 25 febbraio salirà sul palco del Festival di Sanremo 2026 come co-conduttore al fianco di Carlo Conti e Laura Pausini. E quella vetrina potrebbe diventare anche un megafono per la Fondazione Madre: «Spero ci sarà la possibilità di avere due o tre minuti fuori programma per parlare di questo progetto. È un discorso su cui stiamo ragionando e di cui discuterò con il direttore artistico».

Se così fosse, il palco dell'Ariston — già teatro di alcune delle sue performance più iconiche e divisive — si trasformerebbe in qualcosa di inedito: un luogo di sensibilizzazione su temi sociali urgenti, davanti a milioni di telespettatori italiani. Una farfalla che si apre le ali davanti a tutta la nazione.

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