È scomparso nella notte Gilberto Salmoni, ultimo testimone genovese della Shoah e simbolo vivente della memoria dell'Olocausto. Aveva 96 anni e fino all'ultimo ha continuato la sua instancabile missione di raccontare l'orrore dei campi di concentramento nazisti alle nuove generazioni. Solo una settimana fa, in occasione del Giorno della Memoria, aveva ricevuto dalle mani della sindaca Silvia Salis il 'Grifo di Genova', la massima onorificenza comunale, in un momento che oggi assume il valore di un ultimo, commovente addio della città al suo figlio più coraggioso.
Nato a Genova il 15 giugno 1928, Salmoni aveva vissuto sulla propria pelle la brutalità delle leggi razziali fasciste. "Sono andato a scuola con gli altri miei compagni fino alla terza elementare, quando vennero approvate le leggi razziali che dicevano che non potevo più andare a scuola con loro", aveva raccontato nel suo ultimo discorso pubblico proprio durante le celebrazioni per il Giorno della Memoria. Una testimonianza lucida e toccante di come la discriminazione razziale avesse spezzato bruscamente l'innocenza della sua infanzia.
Il 17 aprile 1944, a soli 16 anni, la vita di Gilberto cambiò per sempre. Arrestato dalla milizia fascista della Repubblica di Salò mentre tentava di attraversare la frontiera svizzera in alta montagna insieme alla famiglia, partito da Bormio, venne prima internato nel campo di Fossoli e poi consegnato ai nazisti. La destinazione finale fu Buchenwald, uno dei più terribili campi di concentramento del Terzo Reich, dove gli venne cucito addosso alla giacca il triangolo rosso dei prigionieri politici con il numero 44753 – un marchio che avrebbe portato indelebile nella memoria per il resto della sua esistenza.
Assegnato inizialmente al blocco 43 per la quarantena, dopo il bombardamento del 24 agosto 1944 venne trasferito al blocco 48, costretto a lavorare per l'industria bellica tedesca. "L'abilità che potevamo avere era quella di far finta di lavorare lavorando il meno possibile", aveva ricordato con quella lucidità mista a ironia amara che caratterizzava i suoi racconti. Durante la prigionia subì la perdita più straziante: i suoi genitori e sua sorella furono uccisi nel campo di Auschwitz, un dolore che avrebbe portato con sé per sempre ma che non lo avrebbe mai piegato.
Fortunatamente, prima della deportazione, aveva frequentato una scuola svizzera a Genova che gli aveva permesso di imparare il francese e il tedesco. "Cosa che mi è stata molto utile dopo, purtroppo", aveva commentato con amarezza. Proprio la conoscenza del tedesco e la solidarietà dei compagni francesi a Buchenwald – "che divisero i loro pacchi alimentari con noi" – furono elementi cruciali per la sua sopravvivenza in un luogo dove "si faceva la fame".
Dopo la liberazione, Salmoni è diventato scrittore e testimone attivo della Shoah, ricoprendo anche il ruolo di presidente ligure dell'Associazione nazionale ex deportati politici e razziali nei campi nazisti (Aned). Per decenni ha girato le scuole italiane, portando la sua testimonianza diretta ai giovani con parole semplici ma potentissime, trasformando il suo trauma personale in una missione educativa fondamentale contro l'oblio e il negazionismo.
"Queste cose sembrano avvenute in un mondo completamente diverso da quello in cui viviamo, noi non facciamo differenza tra uno che va in una chiesa, uno che va in una sinagoga o uno che se ne va a passeggio o non va da nessuna parte. Quindi siamo liberi", aveva detto nel suo ultimo intervento pubblico, con quella capacità unica di coniugare memoria del passato e speranza nel futuro che lo aveva reso un punto di riferimento morale per intere generazioni di genovesi e italiani.
Il cordoglio della città è stato immediato e commosso. La sindaca Silvia Salis ha dichiarato: "Solo pochi giorni fa abbiamo avuto modo di incontrarlo, ascoltarlo, ringraziarlo pubblicamente con un momento di riconoscimento che allora guardava al passato, alla sua storia, e da oggi guarda al futuro. Porterò per sempre con me la gioia che ho visto nei suoi occhi nel momento in cui ha ricevuto il Grifo". Anche il presidente della Regione Liguria Marco Bucci ha voluto ricordarlo: "Con la scomparsa di Gilberto Salmoni, Genova, così come l'Italia e l'Europa, perdono un testimone prezioso degli orrori della Shoah. Un uomo che ha scelto di trasformare una vicenda personale segnata dal dolore in un impegno pubblico, parlando ai giovani con parole semplici e mai urlate".
Con Gilberto Salmoni se ne va l'ultimo testimone diretto genovese di quella pagina oscura della storia che non può e non deve essere dimenticata. La sua eredità rimane nelle migliaia di studenti che hanno ascoltato la sua voce, nei suoi scritti e nella memoria collettiva di una città che gli ha reso omaggio fino all'ultimo. Il suo triangolo rosso numero 44753 diventa ora un simbolo permanente della resistenza della dignità umana anche di fronte all'orrore più assoluto.
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