Alex Manna indagato e gli amici per favoreggiamento

L'ordinanza di custodia cautelare per Alex Manna rivela dubbi sulle testimonianze di due amici, che potrebbero aver aiutato nel depistaggio dopo l'omicidio.

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Autore: Redazione ,
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Il caso del femminicidio di Zoe Trinchero si arricchisce di nuovi e inquietanti dettagli che gettano una luce ancora più oscura sulla tragedia che ha sconvolto la comunità di Castelletto d'Orba. Nell'ordinanza di custodia cautelare che ha portato Alex Manna, diciannovenne reo confesso dell'omicidio della diciassettenne, nel carcere di Alessandria, emerge ora l'ipotesi di favoreggiamento a carico di due suoi amici. I loro racconti, secondo quanto rivelato dal giudice per le indagini preliminari Aldo Tirone, non avrebbero convinto gli inquirenti, alimentando il sospetto che possano aver contribuito attivamente al depistaggio orchestrato dal giovane dopo l'omicidio.

La vicenda, come emerso durante il programma di approfondimento Dentro La Notizia condotto da Gianluigi Nuzzi su Canale 5, si fa sempre più complessa. Il gip Tirone avrebbe giudicato le testimonianze dei due amici di Manna come inverosimili, evidenziando discrepanze significative rispetto alla versione fornita da un testimone che abita nei pressi del rio Nizza, il luogo dove si è consumata la tragedia. Le loro dichiarazioni non collimerebbero con i fatti accertati, facendo emergere il dubbio che possano aver protetto consapevolmente l'assassino nei momenti cruciali successivi al delitto.

L'avvocata di Manna, Patrizia Gambino, ha confermato all'Ansa l'esistenza di queste valutazioni da parte del giudice, specificando però che si tratta di "esclusivamente valutazioni del giudice sulla base degli atti, delle discrepanze nelle dichiarazioni". La legale ha tenuto a precisare che il suo assistito "non ha mai accusato né coinvolto alcuno", tentando così di separare le responsabilità del diciannovenne da quelle che potrebbero emergere a carico dei suoi conoscenti.

Il ragazzo resta in carcere per il pericolo di fuga, motivo per cui gli sono stati negati gli arresti domiciliari

Quello che continua a emergere con prepotenza dall'inchiesta è la rete di menzogne tessuta da Alex Manna nelle ore successive all'omicidio di Zoe. Il depistaggio più clamoroso è stato sicuramente quello ai danni di Naudy Carbone, il trentanovenne che il ragazzo ha indicato come aggressore dopo essersi liberato del giubbotto insanguinato in casa della fidanzata. Raccontando agli amici già in strada a cercare la vittima che lui e Zoe erano stati aggrediti da Carbone, Manna ha scatenato una vera e propria caccia all'uomo, con un gruppo di persone che si è radunato sotto l'abitazione dell'innocente con l'intenzione di linciarlo.

Ma le bugie del diciannovenne non si sono fermate qui. Interrogato dagli inquirenti, ha tentato di giustificare il suo gesto attribuendolo agli effetti del fumo passivo delle canne degli amici o addirittura di una sostanza che qualcuno gli avrebbe messo nella bibita. Una versione fantasiosa che si è aggiunta a un'altra menzogna fondamentale: quella secondo cui tra lui e Zoe ci sarebbe stata una relazione sentimentale in passato. Il ragazzo ha inoltre negato con forza di aver avuto un interesse sessuale nei confronti della diciassettenne.

Tutte queste ricostruzioni sono state sistematicamente smontate dalle indagini e dalle testimonianze raccolte. Naudy Carbone è risultato completamente estraneo ai fatti, un innocente trascinato in un incubo dalle parole di Manna. Un'amica di Zoe ha riferito agli investigatori che da circa un mese e mezzo Alex aveva manifestato un'ossessione morbosa nei confronti della vittima, mentre un'ex fidanzata del diciannovenne ha smentito categoricamente che tra lui e la ragazza ci fosse mai stata una relazione sentimentale.

Il quadro che emerge dall'ordinanza di custodia cautelare è quello di un giovane che ha tentato in ogni modo di sfuggire alle sue responsabilità, costruendo un castello di menzogne e coinvolgendo, forse con la complicità di qualcuno, persone innocenti nel suo piano di depistaggio. La decisione di mantenerlo in carcere, negandogli gli arresti domiciliari, è motivata dal concreto pericolo di fuga, segno che gli inquirenti ritengono il diciannovenne ancora potenzialmente pericoloso e pronto a sottrarsi alla giustizia. Mentre l'indagine prosegue, resta da chiarire il ruolo effettivo dei due amici e se la loro condotta possa configurare il reato di favoreggiamento personale, un tassello che potrebbe aggiungere ulteriori responsabilità a una tragedia già devastante.

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