Una storia di violenza che si intreccia con narrazioni false e ricostruzioni affrettate. Il femminicidio di Zoe Trinchero, la diciassettenne uccisa a Nizza Monferrato, è stato raccontato in modo impreciso da molte testate sin dalle prime ore dopo la tragedia. Ora è Nicole, amica della vittima ed ex fidanzata del reo confesso Alex Manna, a fare chiarezza con una testimonianza esclusiva rilasciata a Repubblica: tra Zoe e il suo assassino non c'era mai stata alcuna relazione sentimentale, solo una semplice conoscenza che non lasciava presagire l'orrore che sarebbe seguito.
La ricostruzione di Nicole smonta completamente la narrativa del "delitto passionale" che aveva dominato le cronache. Alex Manna e Zoe Trinchero si erano visti insieme solo per un aperitivo tre mesi prima del delitto, niente di più. "Una semplice conoscenza, nulla di più", ha dichiarato con fermezza l'amica della vittima, sottolineando che la diciassettenne non aveva mai manifestato interesse per il diciannovenne. "Lui a lei non piaceva", spiega senza giri di parole Nicole, che di Manna è stata fidanzata per un anno e mezzo.
Ed è proprio dal racconto della loro relazione passata che emerge il ritratto inquietante di un ragazzo problematico. Nicole descrive il suo ex come "ossessivo e possessivo", un giovane dal carattere tutt'altro che facile. Durante la loro relazione, che si è conclusa proprio per questi comportamenti insostenibili, Nicole non poteva "parlare né uscire con nessuno". Il controllo era totale, asfissiante, accompagnato da esplosioni di rabbia che la giovane ricorda bene: una volta Alex avrebbe sferrato un violento pugno contro una finestra dopo un litigio con il fratello.
La sera del femminicidio Nicole avrebbe potuto fare la differenza, e questo pensiero la tormenta. Di solito era lei, insieme all'amico Lorenzo, ad accompagnare Zoe a casa dopo il lavoro, garantendole un rientro sicuro. Ma quella sera fatale Nicole dormiva già quando, alle 23, il telefono ha squillato con la chiamata disperata di Zoe. "Mi sento in colpa per non aver risposto", confessa con dolore. Era infatti abitudine tra le due amiche telefonarsi quando una non si sentiva al sicuro in un posto. "Forse era questo che voleva fare Zoe quando mi ha chiamata", riflette Nicole con strazio.
Al risveglio, la mattina successiva, Nicole ha trovato il telefono pieno di messaggi con due parole lapidarie che le hanno stravolto la vita: "Mi dispiace". Solo in quel momento ha saputo che la sua amica non c'era più. Di Zoe conserva ricordi preziosi: la passione per la musica metal, l'amore per il mare di Spotorno, quel sogno di diventare psicologa "per aiutare i ragazzi sensibili come lei". Un sogno nato anche dal desiderio di elaborare la separazione dei genitori, un dolore che la giovane portava dentro.
Un dettaglio cruciale emerge dalla testimonianza di Nicole: Zoe non aveva mai condiviso con l'amica alcuna preoccupazione riguardo Alex Manna. "Non mi ha mai detto che lui la importunava né che si fosse invaghito di lei", precisa Nicole. Questo silenzio della vittima solleva interrogativi inquietanti sulla capacità di riconoscere i segnali di pericolo in quello che appariva come un semplice conoscente, qualcuno incontrato per un aperitivo mesi prima e poi dimenticato.
La ricostruzione corretta dei fatti smonta dunque la narrazione del "rifiuto sentimentale" che aveva caratterizzato le prime ore di cronaca. Il femminicidio di Nizza Monferrato si configura invece come l'aggressione violenta di un giovane con evidenti problemi relazionali e di gestione della rabbia contro una ragazza che probabilmente aveva solo commesso l'errore di incrociare la sua strada. L'indagine prosegue mentre la comunità di Nizza Monferrato piange una diciassettenne che sognava di aiutare gli altri e che invece è diventata l'ennesima vittima di una violenza cieca e insensata.
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