Amazzonia verso clima ipertropicale letale: "sarà un disastro"

La foresta amazzonica si avvicina a un regime ipertropicale con siccità estreme, non visto da 10 milioni di anni, che rischia di alterare il ciclo globale del carbonio.

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Autore: Redazione ,
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La foresta amazzonica sta scivolando verso una configurazione climatica che il nostro pianeta non sperimenta da almeno 10 milioni di anni. Si tratta del cosiddetto regime "ipertropicale", caratterizzato da siccità estreme e prolungate capaci di decimare intere popolazioni di alberi. Un nuovo studio pubblicato sulla rivista Nature il 10 dicembre rivela come questo processo, innescato dal cambiamento climatico, potrebbe trasformare radicalmente il polmone verde del pianeta entro la fine del secolo, con conseguenze drammatiche per l'intero ciclo globale del carbonio.

I ricercatori guidati da Jeffrey Chambers hanno analizzato tre decenni di dati raccolti in una porzione di foresta a nord di Manaus, nel cuore dell'Amazzonia brasiliana. Le misurazioni hanno incluso temperatura, umidità, contenuto idrico del suolo e intensità della radiazione solare. Parallelamente, sensori installati all'interno dei tronchi hanno monitorato il flusso di acqua e linfa, fornendo informazioni cruciali su come gli alberi rispondono alle condizioni di stress idrico.

I risultati rivelano un meccanismo di collasso inquietante. Durante le siccità, i tassi di evaporazione aumentano drasticamente, riducendo l'umidità del suolo. Gli alberi reagiscono chiudendo gli stomi, i microscopici pori sulle foglie che regolano gli scambi gassosi con l'atmosfera. Questa strategia difensiva preserva l'acqua ma blocca simultaneamente l'assorbimento di anidride carbonica (CO₂), essenziale per la crescita e il mantenimento dei tessuti vegetali. In condizioni estreme, una porzione degli alberi muore letteralmente per "fame di carbonio".

Le analisi hanno identificato una soglia critica: quando l'umidità del suolo scende sotto il 33% – ovvero quando solo un terzo dei pori del terreno contiene acqua – gli alberi sviluppano bolle d'aria nella linfa, analoghe ai trombi nei vasi sanguigni umani. Questi emboli impediscono la normale circolazione nello xilema, il sistema vascolare delle piante. "Se si formano abbastanza emboli, l'albero semplicemente muore", ha spiegato Chambers. Sorprendentemente, questa soglia si è dimostrata costante sia durante l'evento El Niño del 2015 che in quello del 2023, e corrisponde ai valori misurati in altri siti di studio amazzonici.

Entro il 2100, siccità estreme potrebbero colpire l'Amazzonia per 150 giorni l'anno, estendendosi persino alla stagione delle piogge

Attualmente la foresta amazzonica sperimenta condizioni di siccità estrema solo per alcuni giorni o settimane all'anno. Ma a causa del riscaldamento globale, la stagione secca – che normalmente va da luglio a settembre – si sta allungando, mentre aumenta la proporzione annuale di giornate con temperature superiori alla norma. Le proiezioni indicano che la mortalità degli alberi, oggi appena superiore all'1% annuo, potrebbe salire fino all'1,55% entro il 2100. Apparentemente modesto, questo incremento assume proporzioni colossali se applicato all'intera estensione della foresta pluviale.

Lo studio ha inoltre evidenziato differenze significative nella vulnerabilità delle diverse specie arboree. Gli alberi a crescita rapida, che necessitano di abbondante acqua e CO₂ per sostenere il loro sviluppo accelerato, risultano più suscettibili alle siccità estreme rispetto alle specie a crescita lenta come l'ipê giallo (Handroanthus chrysanthus) e lo Shihuahuaco (Dipteryx micrantha). Questo suggerisce una possibile ricomposizione della foresta a favore delle specie più resistenti, sempre che queste riescano ad adattarsi all'intensità e alla velocità del cambiamento climatico in corso.

Gli scienziati ritengono che un clima ipertropicale sia esistito l'ultima volta tra 40 e 10 milioni di anni fa, durante i periodi Eocene e Miocene. Nel medio Eocene, la temperatura media globale raggiungeva i 28 gradi Celsius, ben 14 gradi superiore alla media attuale. Ricerche precedenti indicano che le foreste equatoriali di quel periodo presentavano una minore presenza di mangrovie e alberi sempreverdi rispetto alle attuali composizioni forestali.

Le implicazioni di questa transizione si estendono ben oltre i confini amazzonici. I ricercatori avvertono che anche altre foreste pluviali dell'Africa occidentale e del Sud-est asiatico potrebbero avviarsi verso un regime ipertropicale. Il rischio per il ciclo globale del carbonio è considerevole, poiché le foreste pluviali assorbono enormi quantità di CO₂ che altrimenti si accumulerebbe in atmosfera, amplificando ulteriormente il riscaldamento globale in un pericoloso circolo vizioso.

Chambers sottolinea tuttavia che le proiezioni per il 2100 si basano su scenari che prevedono riduzioni minime delle emissioni di gas serra. "Dipende da noi decidere in quale misura creeremo effettivamente questo clima ipertropicale", ha dichiarato il ricercatore. Se continueremo a emettere gas serra senza controllo, accelereremo l'avvento di questo regime climatico. La ricerca rappresenta dunque un ulteriore monito scientifico sulla necessità di azioni immediate e decisive per contrastare il cambiamento climatico, prima che trasformazioni irreversibili ridisegnino gli ecosistemi del pianeta.

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