L'evoluzione artistica di Paul Thomas Anderson può essere letta attraverso il rapporto che il regista intrattiene con il materiale letterario di partenza, un rapporto che nel corso degli anni si è trasformato da semplice ispirazione a vera e propria reinvenzione creativa. Il suo ultimo film, One Battle After Another, rappresenta forse il culmine di questo processo, utilizzando il romanzo di Thomas Pynchon "Vineland" non come traccia da seguire fedelmente, ma come trampolino per costruire una riflessione contemporanea sui movimenti anarchici e sulla militarizzazione della società americana. È un approccio che ricorda quello dei grandi registi europei degli anni Settanta, quando il cinema d'autore sapeva trasformare la letteratura in linguaggio puramente cinematografico.
Dalla fedeltà letteraria alla reinvenzione totale
Il percorso di Anderson con le trasposizioni è stato tutt'altro che lineare. Mentre Inherent Vice del 2014 seguiva pedissequamente la trama del romanzo omonimo di Pynchon, ambientato nella Los Angeles degli anni Settanta, i suoi lavori precedenti avevano mostrato una libertà crescente nel manipolare le fonti. "Punch-Drunk Love" era nato da un articolo di cronaca su un uomo che aveva sfruttato una promozione delle compagnie aeree comprando vasetti di budino, mentre "Il petroliere" aveva utilizzato solo le prime 150 pagine del mastodontico "Oil!" di Upton Sinclair, ignorando completamente il messaggio socialista dell'autore.
Con One Battle After Another, Anderson compie un ulteriore passo in avanti. I protagonisti del romanzo di Pynchon - l'ex hippie Zoyd Wheeler e sua figlia Prairie - si trasformano nei personaggi interpretati da Leonardo DiCaprio e Chase Infiniti, Bob e Willa Ferguson. Il federale antagonista Brock Vond diventa il colonnello Steven J. Lockjaw di Sean Penn, mentre la rivoluzionaria Frenesi prende il nome di Perfidia Beverly Hills.
L'America di oggi attraverso la lente pynchoniana
La decisione più coraggiosa di Anderson è stata quella di trasferire la storia nel presente, eliminando la struttura temporale duale del romanzo originale. Dove Pynchon costruiva un ponte tra gli anni Sessanta e gli Ottanta per analizzare il fallimento delle utopie controculturali, Anderson si concentra sull'immediato contemporaneo. Il film si apre con una sequenza di quaranta minuti che mostra le attività rivoluzionarie del gruppo anarchico French 75, impegnato nella liberazione di un centro di detenzione per migranti.
Questa scelta non è casuale. Da quando il film è entrato in produzione nel gennaio 2024, la seconda amministrazione Trump ha intensificato drasticamente le operazioni di controllo dell'immigrazione, utilizzando gli agenti ICE come forze d'assalto nelle strade americane. La militarizzazione della vita quotidiana americana, tema centrale del film, è diventata una realtà tangibile che rende One Battle After Another un'opera di inaspettata attualità politica.
Il cinema politico che Hollywood ha dimenticato
Anderson ha costruito un film che negli anni Settanta sarebbe stato considerato normale prodotto hollywoodiano, ma che oggi rappresenta un'eccezione nel panorama delle grandi produzioni. Il cinema mainstream contemporaneo ha abbandonato la tradizione del film politico esplicito, preferendo accenni velati attraverso i cinecomic. One Battle After Another rompe questa tendenza, presentando senza filtri la prospettiva di rivoluzionari anarchici in lotta contro l'oppressione governativa.
La passione di Anderson per il cinema degli anni Settanta emerge non attraverso l'ambientazione d'epoca o l'uso di particolari obiettivi anamorfici, ma nella scelta coraggiosa di realizzare oggi un film che avrebbe potuto girare per uno studio di allora. È un ritorno alle origini del cinema d'impegno sociale, quando i registi non temevano di prendere posizioni nette sui temi del loro tempo.
La famiglia come rifugio dall'apocalisse
Nonostante l'ambientazione politica, il cuore del film rimane fedele alle ossessioni andersoniane: la ricerca di legami familiari autentici in un mondo ostile. Come aveva fatto trasformando "Oil!" in una riflessione sui rapporti padre-figlio piuttosto che in un manifesto socialista, Anderson utilizza il materiale di Pynchon per esplorare le dinamiche tra Bob e sua figlia Willa. La rivoluzione diventa il terreno su cui si costruisce la loro relazione, non il fine ultimo della narrazione.
Il regista mantiene la struttura finale tipica sia di "Inherent Vice" che di "Vineland", entrambi debitori de "Sentieri selvaggi" di John Ford: la ricerca di una casa. Nei romanzi di Pynchon, il momento rivoluzionario degli anni Sessanta viene soffocato e i suoi seguaci costretti alla clandestinità. Nel film di Anderson, il mondo non cambia radicalmente ma evolve: il French 75 può scomparire, ma rimangono le reti di solidarietà verso gli immigrati clandestini e persiste la repressione poliziesca militarizzata.
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