Un giovane cameriere toscano di 22 anni, incensurato e descritto da chi lo conosce come "anarchico ma tranquillo", si trova ora dietro le sbarre con accuse pesantissime dopo gli scontri violenti esplosi a Torino in seguito allo sgombero del centro sociale Askatasuna. Angelo Francesco Simionato, originario di Arcidosso in provincia di Grosseto, è stato arrestato dalla Digos per concorso in lesioni personali a pubblico ufficiale, violenza e rapina, dopo essere stato identificato come uno dei manifestanti che hanno aggredito con calci e un martello l'agente Alessandro Calisti, lasciato a terra e isolato dal resto del reparto. A tradire il ragazzo, che lavorava come cameriere stagionale, sarebbero stati proprio i dettagli rossi del suo abbigliamento, che lo hanno fatto emergere dal gruppo dei manifestanti vestiti di nero che hanno preso parte all'aggressione.
Le immagini dell'assalto al poliziotto hanno fatto il giro delle televisioni italiane, suscitando indignazione e polemiche accese. Nel video si vede chiaramente l'agente Calisti a terra, circondato e colpito ripetutamente mentre cerca di proteggere la testa con le mani, fino all'intervento di un collega che riesce a metterlo in salvo usando lo scudo. Durante l'aggressione, al poliziotto sono stati sottratti scudo, casco e maschera antigas, configurando anche l'accusa di rapina in concorso. Il bilancio complessivo della manifestazione parla di quasi cento feriti tra le forze dell'ordine, tra poliziotti, carabinieri e agenti della Guardia di Finanza, con scene di guerriglia urbana che hanno incluso l'incendio di una camionetta e il lancio di oggetti contundenti, tra cui un estintore.
Secondo quanto ricostruito da Torino Cronaca e riportato dal Giornale, Simionato sarebbe vicino ad alcuni centri sociali toscani e avrebbe deciso di raggiungere Torino proprio per partecipare al corteo organizzato in solidarietà con Askatasuna. Il giovane, pur avendo alcune segnalazioni a suo carico, non aveva mai riportato condanne. I genitori del ragazzo sono immediatamente partiti per il capoluogo piemontese, scusandosi e definendo il figlio "un bravo ragazzo", parole che hanno scatenato la dura reazione del conduttore televisivo Milo Infante.
Durante la puntata di Ore 14 del 2 febbraio, Infante ha dedicato ampio spazio agli scontri di Torino, non risparmiando critiche taglienti alla gestione dell'ordine pubblico in Italia e alle dichiarazioni dei genitori di Simionato. Il conduttore ha definito "fatica anche a chiamarli ragazzi" i manifestanti violenti, sottolineando come "quando una persona prende un martello e comincia a colpirti, non so se vuole solo farti del male o ucciderti". Infante ha poi evidenziato il paradosso di genitori che arrivano a Torino dichiarando che il figlio è "un così caro ragazzo" dopo che questi ha partecipato a un'aggressione brutale contro un poliziotto indifeso.
Il conduttore Rai ha invocato leggi più severe e regole d'ingaggio diverse per le forze dell'ordine, sottolineando come in altri Paesi la reazione sarebbe stata ben più dura. "Le forze dell'ordine, addestrate anche e purtroppo soprattutto a prendere le botte, hanno evitato di reagire con un'azione di forza", ha spiegato Infante, aggiungendo che "se per disgrazia dall'altra parte trovi un ragazzo che si spaventa e teme per la propria vita, cosa succede se estrae la pistola d'ordinanza?". Il giornalista ha poi collegato i fatti di Torino ad altri episodi di violenza durante manifestazioni, citando gli scontri alla stazione Centrale di Milano dello scorso settembre e le proteste Pro-Palestina a Bologna.
Oltre a Simionato, la Digos di Torino ha arrestato in flagranza altri due manifestanti: Pietro Desideri, 31 anni, e Matteo Campaner, 35 anni, entrambi torinesi senza precedenti penali e sconosciuti tra loro. I due, difesi dagli avvocati Gianluca Vitale ed Elena Corgnier, sono accusati di resistenza e violenza a pubblico ufficiale ma non sarebbero coinvolti nell'aggressione a Calisti. Complessivamente, 24 persone sono state bloccate, identificate e denunciate durante gli incidenti per vari reati tra cui porto d'armi improprie, travisamento e inottemperanza ai provvedimenti dell'autorità.
Le perquisizioni hanno portato al sequestro di materiale per il travisamento e zaini contenenti sassi, chiavi inglesi, frombole e coltelli. Le autorità hanno inoltre emesso 30 fogli di via obbligatori con durata variabile da sei mesi a quattro anni, 10 avvisi orali e 7 divieti di accesso ai locali pubblici. Il caso solleva interrogativi sulla gestione dell'ordine pubblico durante le manifestazioni e sul livello di pene previste per chi aggredisce le forze dell'ordine, con Infante che ha criticato apertamente il sistema giudiziario italiano: "Il messaggio che passa è che l'Italia è un Paese in cui tu puoi fare queste cose perché tanto al limite chi viene indagato è il poliziotto".
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