Aragorn doveva chiamarsi diversamente e non essere umano

Aragorn non era previsto nelle prime bozze de Il Signore degli Anelli: al suo posto c'era Trotter, un hobbit selvatico con scarpe di legno, come rivelano gli archivi.

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Autore: Redazione ,
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2' 30''
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Nel vasto universo creativo di J.R.R. Tolkien, uno dei personaggi più iconici della letteratura fantasy moderna avrebbe potuto avere un destino completamente diverso. Aragorn, l'erede al trono di Gondor che ha conquistato il cuore di milioni di spettatori grazie all'interpretazione magnetica di Viggo Mortensen nella trilogia diretta da Peter Jackson, nelle prime bozze de Il Signore degli Anelli non esisteva affatto. Al suo posto, tra le pagine originali del manoscritto, compariva un personaggio dal nome curioso e dalla natura sorprendentemente diversa: Trotter, uno hobbit selvatico con scarpe di legno.

La rivelazione arriva dagli archivi curati da Christopher Tolkien, figlio del celebre scrittore, che ha preservato con cura meticolosa tutte le bozze e gli appunti paterni. Nel volume "The Return Of The Shadow: The History of the Lord of the Rings, Part One", i fan della saga possono scoprire questo affascinante retroscena creativo. Trotter – il cui nome derivava dal caratteristico rumore prodotto dai suoi calzari di legno – era concepito come un ramingo, proprio come Aragorn, ma apparteneva alla stirpe degli hobbit, non dei nobili Dúnedain di Arnor.

Questo personaggio originario presentava caratteristiche peculiari che lo differenziavano nettamente dal ranger che conosciamo. Descritto come un "hobbit selvatico", preferiva la vita nella natura selvaggia alle comode abitazioni dalla porta tonda di Hobbiville. Le sue scarpe di legno, elemento distintivo iniziale, furono poi reinterpretate in successive stesure come protezioni necessarie per piedi feriti in battaglia dal nemico. Nonostante l'aspetto e la statura ridotta tipici della sua razza, Trotter possedeva già l'animo eroico, l'umorismo sottile e l'umiltà che avrebbero caratterizzato Aragorn.

Se Tolkien non avesse ripensato il personaggio, trasformandolo da hobbit a discendente dei re di Númenor, la trilogia di Peter Jackson sarebbe stata radicalmente diversa

Il percorso evolutivo del personaggio attraverso le numerose riscritture testimonia il processo creativo complesso di Tolkien. L'incontro iniziale con Frodo alla Locanda del Puledro Impennato rimase sostanzialmente invariato nella struttura, così come il ruolo di guida e protettore della Compagnia. Tuttavia, la trasformazione da hobbit a uomo della stirpe di Isildur ha conferito al personaggio quella dimensione epica e regale che lo ha reso uno dei protagonisti più amati della saga, capace persino di eclissare parzialmente lo stesso portatore dell'Anello.

Per il cinema, questa evoluzione creativa si è rivelata provvidenziale. Viggo Mortensen ha potuto incarnare un guerriero nobile e tormentato, erede riluttante destinato a riconquistare il trono di Gondor, regalando una performance che è diventata iconica nel panorama del cinema fantasy. Se il personaggio fosse rimasto un hobbit, per quanto coraggioso, difficilmente avrebbe potuto sostenere il peso drammatico e romantico della trama, né la storia d'amore con l'elfa Arwen avrebbe avuto lo stesso impatto emotivo.

Mentre i fan della Terra di Mezzo attendono il ritorno al mondo tolkeniano con Il Signore degli Anelli: Caccia a Gollum, diretto da Andy Serkis e incentrato sulla creatura un tempo nota come Sméagol, questa curiosità sulle origini di Aragorn ricorda quanto il processo creativo sia imprevedibile e quanto decisioni apparentemente minori possano plasmare capolavori destinati a durare nel tempo.

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