Arianna David confessa il disturbo alimentare

Arianna David racconta la sua lotta trentennale con i disturbi alimentari iniziata a 21 anni. L'ex Miss Italia descrive la difficile convivenza quotidiana.

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Autore: Redazione ,
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Una battaglia che dura da oltre tre decenni, fatta di progressi faticosi e dolorose ricadute. Arianna David, che nel 1993 conquistò la corona di Miss Italia, continua a confrontarsi quotidianamente con i disturbi del comportamento alimentare che l'hanno colpita all'età di 21 anni e che, ancora oggi a 52 anni, rappresentano una presenza costante nella sua vita. L'ex reginetta di bellezza è tornata a raccontare la sua lotta senza filtri negli studi de La volta buona, dove ha descritto con lucidità e coraggio una convivenza difficilissima con quella che definisce "una persona dentro di me".

"Faccio impazzire le dottoresse", ha ammesso candidamente Arianna, spiegando quanto sia complesso affrontare un percorso terapeutico quando il disturbo alimentare è radicato da così tanto tempo. Attualmente l'ex Miss Italia segue un regime alimentare prevalentemente vegetale, ma con limitazioni significative: niente pane, pasta o dolci. "Sto inserendo un po' di proteine la sera a cena", ha raccontato, aggiungendo con amarezza: "Se non avessi questa vocina dentro di me, mangerei tutto". Un piccolo passo avanti che fa parte di un percorso discontinuo, dove ogni conquista può essere seguita da una battuta d'arresto: "Faccio quattro passi in avanti e tre indietro".

La situazione era diventata così critica che le sue specialiste avevano proposto un ricovero di sei mesi, opzione che Arianna ha dovuto rifiutare per ragioni familiari. "Devo portare avanti la mia famiglia", ha spiegato. Sposata dal 2017 con David Liccioli e madre di Tommaso e Gregorio, avuti dall'ex compagno Marco Bocciolini, la David è ora sottoposta a monitoraggio costante attraverso analisi del sangue e controlli rigorosi sull'alimentazione, in un percorso che rimane aperto e delicatissimo.

Bisognava essere come le top model super filiformi per fare determinati lavori. Quando le imposizioni sbagliate della società toccano persone più sensibili, accade questo

Le radici del disturbo affondano negli anni dell'adolescenza. "Sono sempre stata una bambina magra, ma negli anni del liceo il mio corpo ha iniziato a cambiare", aveva raccontato tempo fa al Corriere della Sera. Il bullismo dei compagni di classe fu spietato: disegni alla lavagna che la ritraevano con il viso su un corpo a forma di pera, quando il suo peso raggiunse i 65 chili. Prima di partecipare a Miss Italia nel 1993, con l'aiuto di un endocrinologo, Arianna riuscì a perdere peso arrivando a 52 chili per 173 centimetri di altezza a soli 18 anni.

L'anoressia vera e propria esplose tre anni dopo la vittoria al concorso di bellezza. L'incubo di ingrassare divenne ossessivo, portandola a toccare i 39 chili. La scomparsa del ciclo mestruale per un anno intero rappresentò il campanello d'allarme che finalmente la spinse a cercare aiuto: "Mi sono messa paura", ha ricordato. Ma il calvario non si è mai concluso: "Ho avuto ricadute più volte, anche dopo le gravidanze", ha confessato, descrivendo un meccanismo perverso in cui qualsiasi evento della vita diventa un pretesto per tornare a usare il cibo come valvola di sfogo.

Nel 2024, ospite di Bruno Vespa a Cinque Minuti su Rai 1, Arianna aveva svelato un altro aspetto cruciale della sua storia: la responsabilità dei modelli estetici imposti dall'industria della moda e dello spettacolo degli anni Novanta. "Bisognava essere come le top model super filiformi per fare determinati lavori", aveva rivelato, spiegando come quelle pressioni abbiano influito in modo devastante su personalità sensibili come la sua. Un'epoca in cui l'estrema magrezza era considerata un requisito indispensabile per lavorare, che ha lasciato cicatrici profonde in un'intera generazione di donne dello spettacolo.

La testimonianza di Arianna David rappresenta un importante contributo alla sensibilizzazione sui disturbi alimentari, patologie che secondo i dati più recenti colpiscono oltre tre milioni di italiani, prevalentemente donne. La sua scelta di continuare a parlarne pubblicamente, nonostante la fatica e la vulnerabilità che questo comporta, offre un messaggio di speranza a chi sta combattendo battaglie simili: la guarigione completa potrebbe restare un traguardo difficile, ma la lotta quotidiana per mantenere un equilibrio, seppur precario, è possibile e necessaria.

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