Un drammatico caso di cronaca nera scuote Bordighera, in provincia di Imperia, dove una bambina di appena due anni è morta in circostanze che sin da subito sono apparse sospette agli investigatori. La piccola Beatrice – questo il nome della vittima secondo le fonti locali – è deceduta lunedì 9 febbraio dopo un arresto cardiocircolatorio durante le manovre di rianimazione. Ma dietro quella che inizialmente sembrava una tragica fatalità si cela una storia ben più oscura: la madre 43enne è stata arrestata nella serata dello stesso giorno con l'accusa di omicidio preterintenzionale, dopo che l'ispezione cadaverica ha rivelato elementi incompatibili con la versione fornita dalla donna.
Tutto ha inizio alle 8 del mattino, quando la madre chiama il 112 per segnalare una crisi respiratoria della figlia nella loro abitazione in località Montenero. Ai soccorritori del 118 e della Croce Rossa accorsi immediatamente sul posto, la donna fornisce una spiegazione che suona fin da subito poco convincente: la bambina sarebbe caduta dalle scale due giorni prima, ma senza apparenti conseguenze. Nonostante i disperati tentativi di rianimazione, il cuore della piccola smette di battere e per lei non c'è più nulla da fare.
È in quel momento che scatta l'allarme rosso per gli inquirenti. L'ispezione cadaverica condotta dal medico legale sul corpicino di Beatrice rivela dettagli agghiaccianti: sul corpo della bambina vengono rinvenuti lividi e traumi volontari, alcuni dei quali prodotti dal contatto con oggetti contundenti. Non si tratta dunque di lesioni compatibili con una semplice caduta accidentale, ma di segni inequivocabili di violenze inferte da una terza persona.
La ricostruzione fornita dalla madre agli inquirenti – "la bimba è caduta nei giorni scorsi e stava bene" – crolla miseramente di fronte alle evidenze medico-legali. Ma c'è di più: secondo quanto riportato da Repubblica, a inchiodare la donna sarebbero anche le immagini delle telecamere di videosorveglianza installate nell'abitazione, che avrebbero registrato spostamenti e dinamiche completamente diverse rispetto a quanto riferito ai carabinieri. Un sistema di sicurezza domestica che si è trasformato in un testimone silenzioso ma implacabile.
Alle 18:30 dello stesso lunedì, i carabinieri decidono di passare all'azione: la madre viene arrestata con l'accusa di omicidio preterintenzionale. Portata di fronte al pubblico ministero Veronica Meglio e al procuratore capo Alberto Lari, la donna nega con fermezza le accuse. Ma il quadro probatorio che si sta delineando contro di lei appare sempre più solido e inquietante.
Le indagini, affidate ai carabinieri del comando provinciale di Imperia e della stazione di Bordighera, proseguono senza sosta. La villetta di Montenero è stata posta sotto sequestro e sta venendo passata al setaccio dagli uomini del Ris, insieme ai militari dell'Arma, che stanno lavorando per ricostruire nel dettaglio le dinamiche di quanto accaduto in quelle mura domestiche. Ogni elemento viene repertato, ogni superficie analizzata alla ricerca di tracce che possano confermare o smentire le prime ipotesi investigative.
Il procuratore capo Alberto Lari ha disposto l'autopsia sul corpo della piccola Beatrice, un passaggio fondamentale per stabilire con precisione le cause del decesso, l'entità dei traumi subiti e soprattutto il momento in cui sono stati inferti. Sarà l'esame autoptico a fornire agli inquirenti gli elementi scientifici necessari per ricostruire gli ultimi, terribili momenti di vita della bambina e per confermare o ridefinire il quadro accusatorio nei confronti della madre. La comunità di Bordighera è sotto shock per una tragedia che solleva interrogativi angoscianti sulla sicurezza dei minori anche tra le mura domestiche, teoricamente il luogo più sicuro per un bambino.
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