La ribellione delle star contro l'attrice digitale
Le reazioni del mondo dello spettacolo non si sono fatte attendere, con Emily Blunt in prima linea nel denunciare quella che definisce una prospettiva "terrificante". L'attrice britannica, nota per i suoi ruoli in "Il Diavolo veste Prada" e "Mary Poppins Returns", ha lanciato un appello diretto alle agenzie di talenti: "È davvero spaventoso. Forza, agenzie, non fatelo. Vi prego, basta. Smettete di toglierci la connessione umana".
Anche Simu Liu, protagonista di "Shang-Chi e la Leggenda dei Dieci Anelli" della Marvel, ha espresso il suo dissenso attraverso i social media con un commento sarcastico che va dritto al cuore della questione: "I film sono fantastici, ma sapete cosa sarebbe ancora meglio? Se i personaggi non fossero interpretati da esseri umani reali, ma da repliche di intelligenza artificiale che approssimano le emozioni umane".
La premio Oscar Whoopi Goldberg, co-conduttrice del programma "The View" di ABC, ha sollevato una preoccupazione particolare riguardo alla concorrenza sleale che questi attori artificiali potrebbero rappresentare. "Ti ritrovi improvvisamente a competere contro qualcosa che è stato generato utilizzando 5.000 altri attori... quindi è un po' un vantaggio sleale", ha dichiarato durante la trasmissione.
Il sindacato degli attori alza le barricate
SAG-AFTRA, il sindacato che rappresenta gli attori americani, ha preso una posizione netta contro questa tendenza, ribadendo che "la creatività è, e dovrebbe rimanere, incentrata sull'essere umano". La dichiarazione ufficiale del sindacato non lascia spazio a interpretazioni: l'organizzazione si oppone fermamente alla sostituzione degli interpreti umani con equivalenti sintetici.
Il comunicato del sindacato va oltre, smascherando quella che considera una mistificazione fondamentale. "Per essere chiari, 'Tilly Norwood' non è un'attrice, è un personaggio generato da un programma informatico addestrato sul lavoro di innumerevoli interpreti professionisti, senza permesso o compenso", si legge nella nota. Il sindacato sottolinea inoltre come questa creazione artificiale non possegga esperienza di vita da cui attingere, né emozioni genuine.
L'ascesa digitale di Tilly Norwood
Nel frattempo, l'account Instagram dedicato a Tilly Norwood ha già raccolto oltre 30.000 follower, pubblicando regolarmente clip che mostrano le sue performance recitative. In uno dei video, pubblicato il 30 luglio, la creazione digitale descrive quello che definisce il suo primo ruolo da protagonista: "Recito in AI Commissioner, un nuovo sketch comico che esplora giocosamente il futuro dello sviluppo televisivo prodotto dal brillante team di Particle6 Productions".
Il messaggio accompagnato al video rivela un paradosso inquietante: "Potrei essere un'IA, ma sto provando emozioni molto reali in questo momento. Sono così entusiasta per quello che verrà dopo!". Questa dichiarazione solleva questioni filosofiche profonde sulla natura dell'interpretazione e dell'autenticità emotiva nell'arte cinematografica.
Il dietrofront della creatrice
Di fronte alle crescenti critiche, Van der Velden ha tentato di ridimensionare la portata delle sue affermazioni, definendo Tilly Norwood una "opera d'arte" piuttosto che una minaccia per gli attori umani. "Non è una sostituzione per un essere umano, ma un'opera creativa, un pezzo d'arte", ha precisato in una dichiarazione successiva, paragonando la sua creazione alle forme artistiche che "accendono la conversazione".
La fondatrice di Particle6, che si definisce lei stessa un'attrice, ha cercato di presentare l'intelligenza artificiale come un nuovo strumento creativo, simile a un pennello innovativo. "Proprio come l'animazione, i burattini o la CGI aprono nuove possibilità senza togliere nulla alla recitazione dal vivo, l'IA offre un altro modo per immaginare e costruire storie", ha argomentato, insistendo che nulla può sostituire l'artigianato e la gioia della performance umana.
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