Barbara Berlusconi: «Ho scoperto di avere l'Adhd»

Barbara Berlusconi racconta la sua battaglia con la depressione e la diagnosi di ADHD in età adulta, rivelando il lato più privato della sua vita.

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Autore: Redazione ,
Attualità
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Barbara Berlusconi rompe il silenzio e si racconta senza filtri: una vita che dall'esterno sembra scritta con l'inchiostro del privilegio, ma che dentro nasconde battaglie silenziose, diagnosi arrivate in età adulta e una depressione durata anni. A 41 anni, con cinque figli («praticamente una squadra di calcetto», scherza), l'imprenditrice e figlia del Cavaliere inaugura una fase completamente nuova della sua esistenza, segnata dalla nascita della Fondazione Barbara Berlusconi nella primavera 2025 e da una consapevolezza conquistata attraverso un percorso terapeutico lungo e faticoso.

In un'intervista rilasciata al Corriere della Sera, Barbara svela il lato più privato e vulnerabile della sua storia, partendo da una rivelazione che ha cambiato tutto: la scoperta di avere l'ADHD, un disturbo del neurosviluppo. «Ho fatto tanta terapia. A un certo punto ho capito che dovevo chiedere aiuto e me lo sono imposto», racconta. La diagnosi è arrivata dopo anni di difficoltà e sensi di colpa: «Dare un nome alle cose cambia tutto. Non era una mia colpa, non era mancanza di volontà. Ho solo una struttura mentale diversa dove tempo, organizzazione e concentrazione funzionano in un altro modo».

Il punto di svolta è stato anche personale: uno dei suoi figli presenta difficoltà simili. «Per questo mi sono detta che dovevo comprendere prima di tutto me stessa per poter davvero aiutare lui. E ho smesso finalmente di colpevolizzarmi individuando strategie». È proprio da questa esperienza che nasce il cuore della sua Fondazione, dedicata all'educazione con un focus particolare su infanzia e adolescenza: disturbi dell'apprendimento, impatto degli strumenti digitali, social media e smartphone sullo sviluppo dei ragazzi.

«Dieci anni fa è cominciata una depressione impegnativa, durata a lungo. Ho fatto tanta terapia»

Ma prima della Fondazione, prima della consapevolezza, c'è stata una fase di disorientamento profondo. Dopo l'uscita dal Milan e la nascita di due figli «nell'arco di quindici mesi», Barbara ha dovuto fermarsi: «Ero abituata ad avere giornate piene, ma ritrovarmi chiusa in casa con quattro figli è stato uno choc». Una famiglia numerosa e desiderata, ma non immaginata così: «Spesso mi dicono che sono stata coraggiosa. Io rispondo che sono stata incosciente». Oggi il suo equilibrio passa attraverso rinunce concrete: «Ho ridotto moltissimo la vita sociale. Non esco quasi mai la sera. Metto io a letto i bambini, li porto a scuola, li seguo nelle loro attività». E ammette con onestà: «All'inizio ho provato a fare tutto, ma poi mi sono resa conto che non si può».

Sul fronte delle pari opportunità, Barbara si definisce lontana dall'etichetta femminista, ma convinta sostenitrice della sostanza: «Credo profondamente nelle pari opportunità, sia dal punto di vista culturale che pratico. Questo è il vero tema, più che l'etichetta». Tra le donne che ammira cita Giorgia Meloni, «la prima donna presidente del Consiglio in Italia, che sotto il profilo storico ha segnato un prima e un dopo», e Malala Yousafzai, «la più giovane vincitrice del Nobel per la Pace».

Il rapporto con il padre Silvio Berlusconi emerge come filo conduttore emotivo di tutta l'intervista. Dell'infanzia conserva il ricordo di una famiglia serena, con una madre presente e un padre spesso lontano ma capace di trasformare ogni ritorno in festa. «Quando tornava a casa, quei momenti erano di una gioia immensa. Ricordo l'estate al mare: lui arrivava il sabato pomeriggio verso le tre. Mia madre ci preparava, ci vestiva eleganti, con i fiocchetti nei capelli. Lui ci prendeva così come eravamo e ci buttava in piscina. Ma si buttava anche lui, in giacca e cravatta». Era il suo modo di «rompere gli schemi».

La morte del padre, nel 2023, è stata un evento pubblico ma per lei profondamente intimo e traumatico. «Anche se ci avevano detto tempo prima che la sua salute era compromessa, io per mesi emotivamente ho faticato ad accettarlo». Eppure, anche in quel tempo sospeso, Silvio Berlusconi continuava a progettare il futuro: «Un giorno sono andata a trovarlo e mi ha detto: "Barbara, ho un'idea. Prendi carta e penna"». Le chiese di sviluppare un progetto di ristorazione basato sulla cucina sana. «Abbiamo scritto il menù insieme»: mozzarella di bufala con pomodoro fresco, pasta al pomodoro, mela cotta, gelato al fior di latte. «Non ha mai smesso di progettare il futuro», ricorda con tenerezza.

Quanto alla successione politica, Barbara chiude ogni porta con fermezza: «Non lo farò. È una responsabilità enorme, non è una staffetta. Pensare di entrarci solo per il cognome non ha senso». E alla domanda se veda possibili eredi del Cavaliere risponde secca: «No, in questo momento no. Almeno, non con quella capacità di visione». Sull'eredità economica e sul rapporto con i fratelli, invece, il tono si fa più caldo: «Capisco che dall'esterno possa sembrare sorprendente, ma noi siamo una famiglia vera». Nei giorni successivi alla morte del padre, i cinque fratelli si sono stretti ancora di più: «L'istinto naturale è l'unione, non la divisione. Mio padre ci ha sempre trasmesso valori molto forti: la famiglia, la fratellanza. I pranzi della domenica erano sacri».

Oggi Barbara Berlusconi si presenta al pubblico con un'identità nuova, costruita sulle macerie di una depressione e sulla forza di una consapevolezza ritrovata. La Fondazione rappresenta il desiderio di «restituire», ma anche di dare forma a domande che l'accompagnano da anni. E se il cognome resta un peso e un privilegio insieme, la sua storia personale dimostra che anche dietro le porte delle ville di Arcore si combattono battaglie silenziose, si affrontano fragilità e si conquista, giorno dopo giorno, un equilibrio tutto da costruire.

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