Base jumper precipita in Trentino e muore

Un base jumper sloveno di 39 anni è morto sul massiccio tra Val di Ledro e lago di Garda dopo aver impattato contro la parete rocciosa di cima Capi.

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Autore: Redazione ,
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1' 45''
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Un tragico incidente ha spezzato la vita di un base jumper sloveno di 39 anni nelle prime ore di questa mattina sul massiccio che separa la Val di Ledro dal lago di Garda. L'uomo ha perso la vita dopo un volo che è terminato in maniera drammatica contro la parete rocciosa della cima Capi, una delle località più note agli appassionati di questa disciplina estrema in Trentino. Le operazioni di soccorso, seppur immediate e tecnicamente complesse, non hanno potuto fare altro che constatare il decesso dell'atleta.

La dinamica dell'incidente presenta elementi che hanno reso particolarmente difficoltoso l'intervento dei soccorritori. Subito dopo essersi lanciato dalla vetta, l'uomo ha impattato violentemente contro la parte superiore della parete a strapiombo. Il corpo è rimasto sospeso nel vuoto a circa 600 metri di altezza, trattenuto solo dalla vela del paracadute che si è impigliata in due arbusti aggrappati alla roccia.

L'intervento del Soccorso Alpino e Speleologico si è rivelato un'operazione ad alto rischio che ha richiesto estrema precisione. L'elicottero non ha potuto avvicinarsi direttamente al punto dove si trovava la vittima: il forte spostamento d'aria generato dalle pale rotanti avrebbe potuto gonfiare nuovamente la vela, provocando un ulteriore e fatale precipizio.

La vela si è impigliata a due arbusti sulla verticale della cima

Per questo motivo, i tecnici hanno optato per una manovra alternativa. Il soccorritore è stato calato con il verricello circa 60 metri più a monte rispetto alla posizione del base jumper, mantenendo una distanza di sicurezza necessaria per evitare ulteriori complicazioni. Da quel punto, dopo aver predisposto un ancoraggio sicuro sulla parete, il tecnico si è calato progressivamente con le corde fino a raggiungere l'uomo.

Quando il soccorritore è riuscito finalmente ad avvicinarsi al base jumper, le sue condizioni non lasciavano più spazio alla speranza. L'impatto iniziale contro la roccia era stato troppo violento e per il trentanovenne sloveno non c'è stato nulla da fare. La cima Capi si conferma ancora una volta teatro di incidenti legati agli sport estremi, attraendo appassionati da tutta Europa per le sue caratteristiche morfologiche che la rendono ideale per il base jumping, disciplina che prevede lanci con paracadute da punti fissi come montagne, ponti o edifici.

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