Billie Eilish ai Grammy: "Nessuno è illegale"

I Grammy 2026 diventano palcoscenico di protesta contro le politiche migratorie di Trump. Billie Eilish, vincitrice con Wildflower, usa il suo discorso per attaccare l'ICE.

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Autore: Redazione ,
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La notte dei Grammy 2026 si è trasformata in un megafono di protesta contro le politiche migratorie dell'amministrazione Trump, con alcuni dei più grandi nomi della musica mondiale che hanno scelto di utilizzare il prestigioso palco della Crypto.com Arena di Los Angeles per lanciare messaggi durissimi contro l'ICE e le deportazioni di massa in corso negli Stati Uniti. Tra le voci più forti quella di Billie Eilish, che ha trasformato il momento di trionfo per la vittoria nella categoria Canzone dell'anno con Wildflower in una dichiarazione politica senza precedenti nella storia recente della manifestazione.

Visibilmente a disagio mentre riceveva la statuetta dalle mani della leggendaria Carole King, la popstar ventitreenne non ha celebrato il riconoscimento con i consueti ringraziamenti entusiasti, ma ha scelto parole taglienti come lame. Accanto al fratello e collaboratore Finneas O'Connell, coautore del brano vincitore, Eilish ha esordito con una frase destinata a fare storia: "Per quanto mi senta grata, onestamente non sento il bisogno di dire altro se non che nessuno è illegale su una terra rubata". Un attacco diretto alla retorica trumpiana sugli "immigrati illegali", pronunciato davanti a milioni di telespettatori in tutto il mondo.

Ma la cantante di Bad Guy non si è fermata qui. Dopo aver riconosciuto la difficoltà del momento storico che attraversa il Paese, ha voluto lanciare anche un messaggio di speranza e resistenza collettiva. "È davvero difficile sapere cosa dire e cosa fare in questo momento, ma mi sento davvero fiduciosa in questa stanza. Sento che dobbiamo continuare a lottare, a far sentire la nostra voce e a protestare, le nostre voci contano, le persone contano", ha dichiarato con voce ferma. Prima di lasciare il palco, la stoccata finale e inequivocabile: un lapidario "Fuck ICE" rivolto all'agenzia federale responsabile delle operazioni di controllo dell'immigrazione.

Nessuno è illegale su una terra rubata

L'intervento di Eilish ai Grammy rappresenta solo l'ultimo capitolo del suo attivismo sempre più esplicito. Nelle settimane precedenti, attraverso le sue Instagram Stories, la cantante aveva già espresso solidarietà alle vittime delle operazioni ICE, rendendo omaggio ad Alex Pretti, definito "un vero eroe americano", e condividendo ripetutamente contenuti contro l'amministrazione Trump. Non solo: aveva pubblicamente esortato i colleghi del mondo della musica a prendere posizione sulla questione, rompendo il silenzio che spesso caratterizza le celebrity di fronte a temi politici divisivi.

Poche settimane prima della cerimonia dei Grammy, ad Atlanta, Eilish aveva ricevuto il MLK Jr. Beloved Community Award for Environmental Justice 2026 per il suo impegno ambientalista, utilizzando anche quell'occasione per un discorso durissimo. "Stiamo vedendo i nostri vicini venire rapiti, manifestanti pacifici aggrediti e uccisi, i nostri diritti civili smantellati, le risorse per combattere la crisi climatica tagliate per favorire i combustibili fossili", aveva denunciato, collegando giustizia sociale e ambientale in un unico fronte di battaglia.

L'edizione 2026 dei Grammy ha visto un fronte compatto di artisti schierati contro le politiche migratorie. Shaboozey, vincitore del Grammy per la migliore performance country in duo/gruppo con Amen insieme a Jelly Roll, ha dedicato il premio agli immigrati: "Gli immigrati hanno costruito questo paese, letteralmente. Quindi questo è per loro, per tutti i figli degli immigrati, per coloro che sono venuti in questo paese in cerca di migliori opportunità. Date colore all'America". Parole che hanno ricevuto una standing ovation dalla platea.

Anche Olivia Dean, premiata come miglior artista emergente, ha rivendicato le sue radici: "Sono qui come nipote di un immigrato, sono il frutto del coraggio e penso che queste persone meritino di essere celebrate". Ma forse il momento più potente è arrivato con Bad Bunny, che dopo aver gridato "ICE out" ha aggiunto con fermezza: "Non siamo selvaggi, non siamo animali, non siamo alieni: siamo umani e siamo americani".

La serata ha visto decine di artisti presentarsi sul red carpet con spille contro l'ICE appuntate agli abiti, trasformando la cerimonia in una manifestazione di dissenso collettivo. Un clima simile a quello già respirato ai recenti Golden Globe e al Sundance Festival, dove il mondo dello spettacolo americano ha mostrato compattezza nel condannare le operazioni di deportazione di massa e gli arresti indiscriminati perpetrati dai Border Patrol. Hollywood e l'industria musicale stanno chiaramente scegliendo da che parte stare, in un momento in cui il silenzio viene sempre più percepito come complicità.

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