Il caso della piccola di due anni morta a Bordighera il 9 febbraio sta sollevando interrogativi sempre più inquietanti, soprattutto dopo le dichiarazioni rilasciate da Roberta Bruzzone durante la puntata del 10 febbraio de La Vita in Diretta. La celebre psicologa forense e criminologa non ha usato mezzi termini nel commentare la vicenda che ha portato al fermo della madre con l'accusa di omicidio preterintenzionale, puntando il dito contro le evidenti falle nel sistema di protezione dei minori. Una tragedia che poteva essere evitata, secondo l'esperta, e che riporta alla mente il clamore mediatico del caso della Famiglia nel bosco, ma con un epilogo drammaticamente opposto.
La ricostruzione dei fatti presenta sin da subito elementi di profonda contraddizione. Quella mattina del 9 febbraio, la donna aveva allertato il 118 per una crisi respiratoria della figlia, ma quando i paramedici sono arrivati nell'abitazione di Bordighera, per la bambina non c'era più nulla da fare. L'esame sul corpicino ha rivelato la presenza di lividi ed ematomi che hanno fatto scattare immediatamente le indagini degli inquirenti. La madre ha fornito una spiegazione agli investigatori: la figlia sarebbe caduta dalle scale ore prima, e solo successivamente si sarebbe manifestata la crisi respiratoria fatale.
È proprio su questa dinamica che si sono concentrate le perplessità di Roberta Bruzzone. L'esperta, con la sua lunga esperienza in casi di violenza domestica e maltrattamenti, ha individuato incongruenze difficilmente spiegabili nella versione materna degli eventi. Durante il programma condotto su Rai 1, Bruzzone ha affermato senza esitazioni che la morte della piccola "sarà riconducibile a ben altro", sottolineando come sia "inconcepibile per chiunque abbia avuto bambini così piccoli pensare che neanche una caduta banale non sia meritevole di attenzioni di tipo medico".
Le parole della psicologa si fanno ancora più dure quando il focus si sposta sul ruolo dei servizi sociali. Il nucleo familiare era infatti già seguito dalle autorità competenti: una famiglia con quattro figli minori, il padre in carcere, evidenti condizioni di fragilità sociale. Eppure, secondo Bruzzone, nessuno ha saputo o voluto vedere i segnali di pericolo che oggi appaiono lampanti. La criminologa ha tirato in ballo il clamoroso caso della Famiglia nel bosco, quella vicenda che aveva tenuto banco nei media per settimane, dove i servizi erano intervenuti in modo "anche molto severo e invasivo" nei confronti di un nucleo familiare che viveva in condizioni alternative ma dove non c'erano bambini in pericolo di vita.
Il contrasto evidenziato da Bruzzone è stridente e solleva domande scomode sul funzionamento del sistema di tutela minori in Italia. "Queste discrepanze non possono più esistere", ha tuonato l'esperta, aggiungendo che non le si venga a dire che questo nucleo "non aveva criticità evidenti". La domanda che la psicologa ha lanciato alle istituzioni risuona come un atto di accusa: "Vorrei capire perché chi aveva in carico questo nucleo non le ha ravvisate".
Mentre le indagini proseguono e gli altri tre figli della donna sono stati affidati a una struttura protetta, la comunità di Bordighera resta sotto shock. Il procuratore mantiene il massimo riserbo sugli sviluppi investigativi, ma l'autopsia dovrebbe chiarire con precisione le cause del decesso e se gli ematomi riscontrati sul corpo della bambina siano compatibili o meno con una caduta accidentale. Nel frattempo, la madre resta fermata in attesa di convalida, mentre cresce il dibattito pubblico sull'efficacia dei controlli sociali e sulla capacità del sistema di intercettare situazioni di reale pericolo per i minori prima che sia troppo tardi.
Iscriviti al nostro canale Telegram e rimani aggiornato!