Un caso drammatico scuote Bordighera, dove una bambina di appena due anni è stata trovata morta nella villetta di famiglia lo scorso 9 febbraio. Emanuela Aiello, la madre 44enne, si trova ora rinchiusa nel carcere femminile di Pontedecimo a Genova con l'accusa di omicidio preterintenzionale. La donna continua a proclamare la propria innocenza, sostenendo che la piccola Beatrice sia deceduta in seguito a una caduta accidentale dalle scale, ma gli inquirenti e il medico legale nutrono pesanti dubbi sulla sua versione dei fatti. Una tragedia che si intreccia con una complicata storia familiare legata all'affidamento di tre minori.
La ricostruzione fornita da Emanuela Aiello agli investigatori appare da subito piena di incongruenze. La donna ha raccontato che la figlia sarebbe caduta dalle scale nei giorni precedenti, ma che inizialmente sembrava stare bene, fino al drammatico peggioramento della mattina del 9 febbraio. Una versione che però si è scontrata con le evidenze scientifiche: il medico legale ha infatti rilevato sul corpicino della bimba ecchimosi e segni che non risultano compatibili con una caduta accidentale, ma che assomigliano piuttosto a percosse volontarie. Un elemento che ha immediatamente fatto virare le indagini verso l'ipotesi di omicidio.
Gli agenti della Polizia di Stato hanno ulteriormente smontato la versione materna attraverso un'accurata analisi delle telecamere di videosorveglianza della zona. Le immagini hanno smentito i movimenti che la Aiello aveva dichiarato di aver compiuto, aggiungendo ulteriori ombre a una vicenda già drammatica. La villetta dove si è consumata la tragedia è stata posta sotto sequestro e sul corpo della piccola Beatrice è stata disposta l'autopsia, i cui risultati saranno determinanti per stabilire con certezza le cause del decesso.
Le indagini, coordinate dal procuratore Alberto Lari insieme alla pm Veronica Meglio, stanno cercando di fare chiarezza su tutti gli aspetti della vicenda. Giovedì mattina Emanuela Aiello dovrà comparire davanti al giudice per le indagini preliminari di Imperia per l'interrogatorio di convalida dell'arresto. Nel frattempo, l'avvocata che la difende ha presentato istanza per lo spostamento della donna dalla sezione femminile del carcere di Pontedecimo alla casa paterna, richiesta al momento respinta.
A complicare ulteriormente il quadro della tragedia c'è lo sfondo familiare in cui è maturata. A marzo, infatti, la stessa Aiello sarebbe dovuta comparire sempre davanti al tribunale di Imperia, ma per una questione completamente diversa: ottenere l'affidamento e il mantenimento delle sue tre figlie di 10, 9 e 2 anni. Gli investigatori stanno ora cercando di capire se questa situazione processuale possa essere collegata in qualche modo alla morte della piccola Beatrice, e se la pressione legata alla questione dell'affidamento possa aver giocato un ruolo nella tragedia.
Per ricostruire le dinamiche familiari e comprendere il contesto in cui viveva la bambina, sono stati sentiti sia i nonni materni che quelli paterni. Gli inquirenti stanno lavorando per fare luce su tre possibili scenari: un incidente effettivo, come sostiene la madre; una grave negligenza nel prestare soccorso dopo una eventuale caduta; oppure, come ritengono più probabile il medico legale e gli investigatori, un vero e proprio omicidio. Il caso riporta alla mente un episodio simile avvenuto a Tufino, dove una bambina morì dopo essere caduta dalle scale: solo dopo due anni di indagini si arrivò a una svolta, con l'arresto degli zii affidatari per omicidio aggravato.
L'esito dell'autopsia sarà cruciale per sciogliere i nodi di questa tragica vicenda e per stabilire le responsabilità nella morte della piccola Beatrice. Una storia che ha scosso profondamente la comunità di Bordighera e che solleva interrogativi inquietanti sulla tutela dei minori e sui segnali che potrebbero essere sfuggiti prima che fosse troppo tardi.
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