Una tragedia che ha sconvolto la comunità di Vasto, in provincia di Chieti, si è trasformata in un caso giudiziario dai contorni drammatici: il decesso di un bambino di soli 15 mesi, avvenuto nell'agosto del 2025, non sarebbe stato causato da un incidente domestico legato all'ingestione di un biscotto, come inizialmente ipotizzato, ma da una fatale intossicazione da cocaina. I risultati dell'autopsia hanno ribaltato completamente la ricostruzione dei fatti, aprendo un procedimento penale che vede ora coinvolta la madre del piccolo.
Laura Ionela Mitran, trentenne di origine romena, è stata iscritta nel registro degli indagati dalla Procura con le ipotesi di reato di omicidio colposo e di false informazioni rese al pubblico ministero. Una doppia accusa che racconta non solo la perdita straziante di una vita appena sbocciata, ma anche le ombre che si sono addensate sulle prime dichiarazioni rese dalla donna agli inquirenti nelle ore immediatamente successive alla tragedia.
Tutto era cominciato con un trasporto d'urgenza al pronto soccorso: la madre aveva portato il bambino in ospedale già in condizioni disperate, e i medici non avevano potuto fare nulla per salvarlo. In quel primo frangente, la pista investigativa si era orientata verso una polmonite ab ingestis, ovvero una complicanza respiratoria causata dall'aspirazione accidentale di cibo nelle vie aeree, in questo caso un biscotto. Un'ipotesi che gli esami tossicologici eseguiti durante l'autopsia hanno poi definitivamente smontato.
Secondo quanto riportato dal quotidiano Il Centro, la sostanza stupefacente si trovava all'interno dell'abitazione familiare in un punto accessibile al piccolo, che aveva appena superato il primo anno di vita. Gli investigatori stanno ora lavorando per ricostruire con esattezza la dinamica dell'accaduto: come il bambino sia entrato in contatto con la droga, se vi siano state negligenze nella custodia di materiali pericolosi e quali responsabilità penali possano essere attribuite.
A pesare sulla posizione della Mitran è anche il comportamento tenuto durante i primi interrogatori: la donna non avrebbe fatto menzione della presenza di cocaina in casa, un'omissione che gli inquirenti considerano rilevante ai fini della ricostruzione dei fatti. Gli investigatori stanno cercando di stabilire se si sia trattato di una dichiarazione deliberatamente incompleta o di un silenzio dettato dallo stato di shock seguito alla perdita del figlio.
L'abitazione in cui viveva la famiglia è stata posta sotto sequestro per consentire gli accertamenti tecnici in corso. La madre sarà nuovamente convocata e ascoltata nelle prossime settimane, chiamata a fornire spiegazioni più dettagliate sulle circostanze che hanno portato alla morte del piccolo. Un caso che continua a tenere con il fiato sospeso l'intera comunità vastese, in attesa che la giustizia faccia piena luce su una vicenda che ha già lasciato un segno profondo.
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