Bimbo senza soldi per il bus fatto scendere a terra

Un bambino di 11 anni è stato fatto scendere dall'autobus e ha camminato sei chilometri nella neve per mancanza di biglietto da 10 euro a Vodo di Cadore.

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Autore: Redazione ,
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Un episodio che ha dell'incredibile scuote le Dolomiti bellunesi e solleva interrogativi inquietanti sulla gestione del trasporto pubblico in vista dei grandi eventi. A Vodo di Cadore, un bambino di appena 11 anni è stato costretto a scendere dall'autobus della linea 30 Calalzo-Cortina e a percorrere sei chilometri a piedi sotto la neve, con temperature sottozero, solo perché sprovvisto di un biglietto da 10 euro. Una vicenda che ha rapidamente valicato i confini locali, trasformandosi in un caso politico nazionale e sollevando pesanti interrogativi sull'impatto delle Olimpiadi Milano-Cortina 2026 sulla vita quotidiana dei residenti.

Il piccolo, diretto a scuola come ogni mattina, si è ritrovato improvvisamente abbandonato al freddo pungente delle montagne venete dopo che l'autista gli ha intimato di scendere per mancanza del titolo di viaggio. Il motivo dell'aumento tariffario che ha portato il biglietto a costare 10 euro indipendentemente dalla lunghezza della tratta? L'arrivo dei Giochi Olimpici e Paralimpici del 2026, un evento che dovrebbe celebrare i valori dello sport ma che in questo caso si è tradotto in una misura che ha colpito duramente proprio i più vulnerabili.

La reazione politica non si è fatta attendere. Elisabetta Piccolotti, deputata di Alleanza Verdi-Sinistra e componente della Commissione Cultura alla Camera, ha immediatamente presentato un'interrogazione parlamentare al Ministro dell'Istruzione Giuseppe Valditara, definendo l'accaduto "gravissimo e inaccettabile". Le sue parole non lasciano spazio a interpretazioni: "Lasciare un minore in queste condizioni non è solo disumano ma estremamente pericoloso. Le politiche legate alle Olimpiadi non possono ricadere sulla sicurezza delle persone, e tantomeno dei più piccoli".

Le politiche legate alle Olimpiadi non possono ricadere sulla sicurezza delle persone, e tantomeno dei più piccoli

Nell'interrogazione parlamentare si chiede un intervento urgente del Ministero su due fronti: evitare che episodi simili possano ripetersi e valutare lo stanziamento di risorse dedicate per garantire la gratuità dei trasporti scolastici nelle aree montane. "Il diritto allo studio delle studentesse e degli studenti deve essere sempre garantito", ha concluso la deputata, sottolineando come l'istruzione non possa essere messa a rischio da logiche tariffarie discutibili.

Sul fronte aziendale, la vicenda ha innescato un terremoto interno. DolomitiBus, la società titolare del contratto di servizio principale, ha fatto sapere che l'autista coinvolto è stato "prudenzialmente" sospeso dal servizio in attesa di chiarimenti. L'azienda ha espresso "sollievo" per le condizioni del bambino, fortunatamente illeso, precisando che la corsa in questione era stata affidata a La Linea Spa, società subappaltatrice alla quale DolomitiBus ha immediatamente esteso la contestazione formale richiedendo spiegazioni dettagliate sull'operato del conducente.

Il caso ha acceso un dibattito rovente sul trasporto pubblico locale in Veneto, mettendo sotto i riflettori le criticità delle tariffe scolastiche e l'impatto delle misure straordinarie legate agli eventi olimpici. La questione assume particolare rilevanza considerando che le zone montane del bellunese già soffrono di una rete di collegamenti limitata, e aumenti tariffari così consistenti rischiano di penalizzare ulteriormente famiglie e studenti che dipendono dai mezzi pubblici per raggiungere le scuole.

Mentre le indagini interne proseguono e il Ministero dell'Istruzione è chiamato a rispondere all'interrogazione parlamentare, resta centrale la domanda su come conciliare l'organizzazione di un mega-evento sportivo internazionale con la tutela dei diritti fondamentali dei cittadini, a partire dai più giovani. Un interrogativo che Milano-Cortina 2026 dovrà necessariamente affrontare nei prossimi mesi, per evitare che la febbre olimpica si trasformi in un incubo per chi vive quotidianamente questi territori.

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