Il prossimo Sanremo sarà anche l'ultimo per Carlo Conti. Il direttore artistico del Festival ha confermato a Radio Subasio, durante lo spazio Destinazione Sanremo, che l'edizione 2026 segnerà il suo addio alla kermesse canora più seguita d'Italia. Una scelta maturata con la tranquillità di chi ha costruito un percorso solido e non intende trasformarlo in una maratona senza fine. Quattro edizioni complessive sotto la sua guida - l'ultima in arrivo a febbraio - prima di passare il testimone a chi verrà dopo.
Conti non fa nomi per la successione, ma ha le idee chiare su cosa serva davvero per reggere il timone di un colosso come Sanremo. «C'è solo l'imbarazzo della scelta, ma al di là del conduttore o della conduttrice, la figura centrale resta quella del direttore artistico», ha dichiarato senza giri di parole. Secondo il presentatore toscano, è proprio quel ruolo a fare la differenza: «È il ruolo che decide tutto: non solo le canzoni, ma la regia, le immagini, le luci, la scena, gli ospiti. Serve qualcuno che abbia know how, esperienza, ore di volo per guidare una macchina del genere». Una visione che sposta l'attenzione dal volto televisivo alla capacità progettuale, dalla conduzione alla direzione creativa complessiva.
La decisione di fermarsi arriva in un momento d'oro per il Festival, con ascolti record che sembrano inarrestabili. Ma è proprio questo il punto: per Conti, continuare a inseguire numeri sempre più alti non ha senso. «È proprio un buon motivo per lasciarlo», ha spiegato quando gli hanno chiesto cosa succederebbe se anche l'edizione 2025 dovesse superare le precedenti. «Alzare l'asticella all'infinito è impossibile. L'anno scorso abbiamo battuto tutti i record, ma quello che mi ha fatto più piacere non è stato solo l'ascolto tv: è stato vedere così tanti dischi in classifica. Quello è il vero successo».
Una filosofia che riporta il focus sulla musica, sulla capacità del Festival di lanciare davvero brani che poi conquistano il pubblico oltre la settimana sanremese. Per Conti, il termometro del successo non è solo lo share televisivo, ma l'impatto sulle classifiche di vendita e streaming nei mesi successivi. Un ritorno all'essenza della manifestazione, lontano dalla rincorsa ossessiva ai picchi Auditel.
Sul futuro di Sanremo, il conduttore non ha dubbi: la formula va preservata. «Sanremo è questo. È una gara di canzoni, così come l'ha creato e sviluppato Pippo Baudo - che celebrerò quest'anno, il primo senza di lui - e così deve restare», ha ribadito con fermezza. Ogni direttore artistico può personalizzare il contorno, aggiungere tocchi personali alla scenografia o alla scaletta, ma il cuore della manifestazione rimane intoccabile: la competizione musicale, le canzoni, la gara vera e propria.
L'edizione 2025, in arrivo a febbraio su Rai 1, avrà dunque un sapore speciale: sarà il primo Festival senza la presenza fisica di Pippo Baudo, scomparso di recente, ma con un omaggio che Conti ha già promesso. E sarà anche la penultima firmata dal conduttore fiorentino, prima del gran finale del 2026. Chi raccoglierà l'eredità? I nomi circolano già, ma Conti preferisce non sbilanciarsi. L'importante, ripete, non è il volto ma la visione. E la capacità di gestire una macchina che continua a essere il fulcro della musica italiana, anno dopo anno, con o senza record da battere.
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