Un'indagine drammatica e complessa quella che si sta svolgendo a Bordighera, dove l'autopsia sul corpo della piccola Beatrice, la bambina di appena due anni trovata senza vita, potrebbe finalmente fare luce su una tragedia che ha scosso profondamente la comunità ligure. L'esame autoptico, affidato al dottor Francesco Ventura, direttore dell'Unità operativa di Medicina legale dell'Ospedale San Martino di Genova, si concentrerà su un aspetto cruciale: stabilire con certezza la causa della morte e ricostruire la sequenza temporale degli eventi avvenuti tra l'8 e il 9 febbraio. Secondo le ricostruzioni investigative, la bambina sarebbe deceduta nella notte, ma il corpo sarebbe stato trasportato ore dopo dalla madre da Perinaldo a Bordighera, con dettagli che emergono dall'ordinanza del giudice e che dipingono uno scenario sempre più inquietante.
Al centro dell'inchiesta c'è Manuela A., 42 anni, la madre della piccola, attualmente detenuta nel carcere femminile di Pontedecimo con l'accusa di omicidio preterintenzionale. Gli inquirenti ritengono che la donna abbia cercato di occultare la verità fin dal primo momento: secondo l'ordinanza firmata dal gip Massimiliano Botti, quando ha chiamato il 118 alle 8.21 del mattino del 9 febbraio, Beatrice era già morta da diverse ore. Le telecamere di sorveglianza avrebbero immortalato spostamenti sospetti della donna con le tre figlie poco prima della richiesta di soccorso, movimenti che gli investigatori stanno analizzando minuziosamente.
Il quadro tracciato dagli inquirenti è agghiacciante. La bambina sarebbe deceduta tra la mezzanotte e le 2 del mattino mentre si trovava nell'abitazione di Emanuel I., il compagno 42enne della madre, a Perinaldo. La donna avrebbe poi caricato il corpicino in auto insieme alle altre due figlie, di 10 e 9 anni, e si sarebbe spostata fino alla sua abitazione di Bordighera. Il gip nell'ordinanza sottolinea l'inverosimiglianza della versione fornita dalla madre: sollevare la bambina dal letto, sistemarla in auto, prenderla nuovamente in braccio all'arrivo e metterla nella culla senza accorgersi che era priva di vita appare impossibile.
Il ritardo nella chiamata ai soccorsi alimenta ulteriori sospetti. Secondo la ricostruzione temporale, dal momento del rientro a casa la donna avrebbe atteso sette minuti prima di contattare il personale sanitario. Durante quella telefonata al 118, inoltre, Manuela A. avrebbe simulato di essersi appena svegliata, un comportamento che il giudice definisce "distonico rispetto alla gravità dei fatti" e che rafforza l'ipotesi di una sua responsabilità diretta nel decesso della figlia.
La versione fornita dalla madre agli inquirenti parla di una "bimba vivace" soggetta a cadute frequenti, con un ultimo incidente nei giorni precedenti in cui sarebbe precipitata per "cinque o sei gradini". Tuttavia, le conclusioni del medico legale smontano questa ricostruzione: sul corpicino di Beatrice sono state rilevate ecchimosi diffuse su più parti del corpo, lesioni che non risultano compatibili con una caduta accidentale ma piuttosto con l'azione ripetuta di un corpo contundente. Questa evidenza medico-legale ha portato il gip a ritenere sussistenti gravi indizi di colpevolezza, ipotizzando che le numerose lesioni abbiano causato la morte della bambina.
Parallelamente all'autopsia, oggi i carabinieri del Ris effettueranno accertamenti tecnici nell'abitazione di Perinaldo dove viveva Emanuel I., attualmente indagato a piede libero. L'immobile è stato posto sotto sequestro per consentire agli specialisti di ricercare tracce biologiche, elementi di prova o qualsiasi indizio che possa contribuire a chiarire cosa sia realmente accaduto nelle ore precedenti alla morte della piccola. Il compagno della donna, pur non essendo in stato di arresto, resta sotto la lente degli inquirenti come figura chiave per ricostruire gli ultimi momenti di vita di Beatrice.
All'esame autoptico parteciperanno anche i consulenti di parte: il dottor Enzo Profumo rappresenterà il padre della bambina, mentre il dottor Andrea Peirano assisterà agli accertamenti nell'interesse di Emanuel I. La presenza di questi professionisti garantirà un controllo incrociato sulle risultanze medico-legali, elemento fondamentale in un'indagine dove ogni dettaglio potrebbe rivelarsi determinante per accertare responsabilità e dinamiche.
L'ordinanza del giudice non lascia spazio a dubbi sull'atteggiamento investigativo assunto dalla madre: secondo il gip, Manuela A. avrebbe "proferito una serie di menzogne fin dall'inizio, nel tentativo di sottrarsi all'accertamento dei fatti". Questa linea difensiva basata su falsità e omissioni ha contribuito ad aggravare la sua posizione processuale, portando all'applicazione della misura cautelare più severa. Le indagini dovranno ora stabilire se la donna abbia agito da sola o se vi siano altre responsabilità da accertare in questa tragedia che ha strappato la vita a una bambina di appena due anni.
Con l'autopsia di oggi e gli accertamenti tecnici in corso, gli inquirenti sperano di ottenere risposte definitive su una vicenda che ha sollevato interrogativi drammatici sulla protezione dell'infanzia e sulla capacità delle istituzioni di intercettare situazioni di fragilità familiare prima che sfocino in tragedie irreparabili. La comunità di Bordighera e dell'intera provincia di Imperia attende con angoscia la verità su quanto accaduto alla piccola Beatrice.
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