Caso Domenico, l'Asl accusa Napoli: mamma in aula

La morte del piccolo Domenico Caliendo, trapiantato al Monaldi di Napoli, ha aperto un'inchiesta su un presunto errore medico avvenuto durante il prelievo del cuore donato.

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Autore: Redazione ,
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Una storia che ha commosso e scosso l'intera Italia si è conclusa nel peggiore dei modi: Domenico Caliendo, il bambino sottoposto a un trapianto di cuore il 23 dicembre 2025 presso l'ospedale Monaldi di Napoli, è morto sabato 21 febbraio 2026 dopo quasi due mesi di ricovero. Ora, mentre il pellegrinaggio di cittadini commossi all'ingresso del Monaldi continua — con fiori bianchi, palloncini e bigliettini colmi di affetto — la macchina giudiziaria si è messa in moto con una velocità che racconta tutta la gravità di quanto sarebbe accaduto quella mattina di dicembre nell'ospedale altoatesino dove fu prelevato il cuore di un bambino di 4 anni.

Al centro dell'inchiesta coordinata dal procuratore aggiunto Ricci e affidata al sostituto procuratore Giuseppe Tittaferrante c'è un errore apparentemente banale ma dalle conseguenze devastanti: i medici del team di Napoli, dopo aver riposto il cuore nel box da trasporto, avrebbero chiesto al personale di sala di aggiungere ghiaccio al secchiello. Il riempimento sarebbe però avvenuto con ghiaccio secco anziché ghiaccio d'acqua, un errore risultato fatale per la conservazione dell'organo. A confermarlo emergono tanto le dichiarazioni del cardiologo Giuseppe Limongelli — ex direttore del follow up del Monaldi, dimesso sei giorni dopo il trapianto e ascoltato di recente dai pm — quanto gli audit interni dell'azienda ospedaliera.

Non è un dettaglio da poco. Una relazione inviata il 18 febbraio dal Dipartimento di Prevenzione Sanitaria e Salute della Provincia Autonoma di Bolzano al Ministero della Salute parla chiaro: durante l'intervento di espianto "sono emerse significative criticità operative a carico del team di prelievo di Napoli", con contestazioni che riguardano la procedura chirurgica, una dotazione tecnica incompleta con insufficiente materiale refrigerante, e incertezze nella gestione dell'anticoagulazione con eparina. Parole che suonano come un atto d'accusa.

Sul fronte investigativo, gli indagati sono saliti a sette — tra medici e paramedici — dopo che una dirigente medico del Monaldi si è aggiunta alla prima tranche. I Carabinieri del Nas di Trento hanno nel frattempo inoltrato una richiesta formale alla direzione medica dell'Azienda Sanitaria dell'Alto Adige per identificare chi abbia materialmente fornito il ghiaccio secco quella mattina del 23 dicembre 2025, e chi fosse presente nel blocco operatorio. La richiesta è chirurgica: individuare "gli addetti all'Officina ospedaliera preposti alla fornitura del ghiaccio" e gli "operatori sanitari in servizio nel blocco operatorio, a disposizione del coordinatore".

"Fino a qualche giorno fa continuavano a dire alla mamma che non doveva parlare con il suo avvocato"

La madre di Domenico, Patrizia Mercolino, si è recata in Procura accompagnata dal suo legale, l'avvocato Francesco Petruzzi, per depositare il file audio di una conversazione avuta con il cardiochirurgo che operò il figlio. Un gesto preciso, determinato, che rispecchia la sua posizione pubblica: "Voglio la verità, tutta la verità, ora basta. Devo avere giustizia per mio figlio, me lo devono." Una richiesta di giustizia, non di vendetta, scandita con la lucidità di chi ha già deciso di trasformare il dolore in azione concreta.

L'avvocato Petruzzi ha alzato ulteriormente il tiro, chiedendo l'aggravamento dell'ipotesi accusatoria da omicidio colposo a omicidio volontario con dolo eventuale. "Dall'esame della cartella clinica ci sono tutti i presupposti per configurare il dolo eventuale", ha spiegato il legale, aggiungendo che dalla documentazione ricevuta dal Monaldi manca un elemento chiave: il diario di perfusione, ossia il tracciato della circolazione extracorporea che avrebbe dovuto indicare il momento esatto in cui al bambino fu rimosso il cuore originale prima dell'impianto di quello danneggiato. Petruzzi ha segnalato l'anomalia anche riguardo alla cronologia degli orari: "Le varie fasi sono descritte cronologicamente ma manca il minutaggio preciso, che sarebbe necessario per comprendere il succedersi degli eventi."

L'accusa più pesante formulata dalla difesa riguarda però ciò che sarebbe accaduto nei 45 giorni successivi all'operazione, dal 23 dicembre al 6 febbraio, data della prima commissione interdisciplinare. "Fino a quel momento, come emerge dallo studio della documentazione medica, neanche una Tac cerebrale era stata fatta — ha denunciato Petruzzi —. C'è stato un palese tentativo di occultamento. Fare ulteriori approfondimenti avrebbe significato coinvolgere altre persone, creare fughe di notizie, estendere le cartelle cliniche ad altri centri trapiantologici."

La Procura di Napoli ha intanto inoltrato una richiesta di incidente probatorio all'autorità giudiziaria, con la decisione del GIP attesa nei prossimi giorni. Petruzzi ha già depositato la nomina dell'anatomopatologo di parte in vista dell'autopsia, la cui data non è ancora stata fissata. Davanti al GIP, ha anticipato il legale, si chiederà "con forza la valutazione di ciò che è stato fatto dopo l'operazione".

Nel mezzo di tutto questo dolore e di questa battaglia legale, Patrizia Mercolino ha già guardato avanti con una scelta che dice molto del suo carattere. Recatasi dal notaio Roberto Dante Cogliandro, ha dato vita alla Fondazione Domenico Caliendo: "La forza arriva proprio da mio figlio. La fondazione nasce perché quanto capitato a lui non accada più a nessun altro bambino e che nessun'altra famiglia provi il dolore che stiamo provando." Ha anche chiesto a chi volesse sostenerla di donare non a lei, ma all'Aido, l'associazione per i trapianti d'organo.

All'ingresso dell'ospedale Monaldi, intanto, i fiori bianchi continuano ad accumularsi. Bambini accompagnati dalle mamme lasciano rose e palloncini; sui bigliettini si legge: "Vola più in alto che puoi, piccolo Domenico." Il cardinale Mimmo Battaglia, arcivescovo di Napoli, si era recato al capezzale del piccolo per impartirgli l'estrema unzione, prima che l'ultimo consulto di specialisti da tutta Italia escludesse ogni possibilità di ripresa. Il cuore identificato successivamente per lui è stato infine trapiantato a un altro bambino presso l'ospedale Giovanni XXIII di Bergamo.

Il ministro della Salute Orazio Schillaci ha espresso "profondo dolore" per la scomparsa del bambino, stringendosi alla famiglia "a nome mio e di tutto il Servizio Sanitario Nazionale". Il presidente della Fnomceo Filippo Anelli aveva chiesto rispetto e silenzio mediatico attorno al dolore della famiglia. Ma la verità — quella che Patrizia Mercolino reclama con una determinazione che non conosce pause — non è destinata a restare in silenzio a lungo. La Fondazione Domenico Caliendo, le aule dei tribunali e l'inchiesta in corso sono già il segno che questa storia non finisce qui.

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