La televisione italiana si è trasformata in un ring giudiziario quando Tommaso Cerno, direttore de Il Giornale, e il giornalista svizzero Marco Bazzi si sono scontrati duramente a Lo Stato delle Cose sulla gestione del caso Crans-Montana. Al centro della battaglia dialettica, la decisione della magistratura elvetica di rilasciare su cauzione i coniugi Moretti, coinvolti nella tragedia che ha causato la morte di quaranta adolescenti. Lo scontro ha messo in luce le profonde differenze tra il sistema giudiziario svizzero e quello italiano, aprendo un dibattito acceso su giustizia, carcerazione preventiva e responsabilità.
L'attacco di Cerno è stato frontale e senza mezzi termini. Il giornalista ha contestato l'intero impianto normativo elvetico, sostenendo che in un sistema giudiziario funzionante chi è coinvolto in una tragedia di tali proporzioni dovrebbe rimanere in custodia cautelare fino al processo. La sua critica si è concentrata su un punto specifico: i Moretti avrebbero tentato la fuga e sarebbero stati rilasciati dietro pagamento di una cauzione che Cerno ha calcolato in circa cinquemila euro per ogni vittima, senza che sia chiaro chi abbia effettivamente versato quella somma.
Bazzi aveva provato a spiegare le peculiarità del modello confederale svizzero, dove i cantoni godono di ampia autonomia legislativa e giudiziaria rispetto al governo centrale. Ma questa spiegazione tecnica non ha placato l'indignazione del suo interlocutore italiano. Cerno ha respinto con forza l'idea che differenze costituzionali possano giustificare quella che ai suoi occhi appare come una gestione inadeguata della giustizia in un caso così grave.
Il confronto ha raggiunto toni particolarmente accesi quando il giornalista svizzero ha tentato di relativizzare la questione citando precedenti italiani come la tragedia di Rigopiano, dove le condanne definitive sono state di appena due anni. La mossa si è rivelata controproducente: Cerno ha ammesso senza problemi le inefficienze della magistratura italiana, ma ha sottolineato come in Italia questo sia oggetto di critica costante e pubblica, mentre nel caso svizzero sembrava prevalere una sorta di opacità sistemica.
La questione della carcerazione preventiva è diventata il nodo centrale dello scontro. Bazzi ha richiamato i requisiti tecnici necessari per mantenere una persona in custodia cautelare, ricordando che questa non costituisce un'espiazione di pena ma una misura temporanea. Ha anche ammesso che l'inchiesta potrebbe essere partita con il piede sbagliato fin dall'inizio, tentando di dimostrare che anche in Svizzera esistono voci critiche verso la gestione del caso.
Ma Cerno non ha accettato questa distinzione tra piani diversi della giustizia. Per il direttore de Il Giornale, quando si parla di quaranta giovani vittime e di persone che hanno tentato la fuga, i requisiti per la custodia cautelare sono più che soddisfatti. La sua accusa si è spinta oltre, arrivando a ipotizzare che i Moretti fossero collusi col sistema e che il loro rilascio fosse funzionale a nascondere prove compromettenti.
L'affondo finale di Cerno ha toccato un altro punto controverso: l'iniziale riluttanza delle autorità svizzere a procedere con le autopsie sui corpi delle vittime. Secondo il giornalista italiano, questo rappresenterebbe la prova di una volontà di cancellare la storia e minimizzare le responsabilità, al punto da suggerire che anche chi ha condotto l'indagine dovrebbe essere messo sotto accusa insieme agli indagati principali.
Lo scontro televisivo ha evidenziato quanto il caso Crans-Montana abbia travalicato i confini della cronaca giudiziaria per diventare un terreno di confronto tra diversi modelli di giustizia e trasparenza. Mentre la Svizzera difende il proprio sistema federale e le garanzie procedurali previste dalla legge, dall'Italia arriva una richiesta di maggiore severità e chiarezza quando le vittime sono così numerose e giovani. La trasmissione si è conclusa senza che le posizioni si avvicinassero, lasciando aperta una ferita che difficilmente si rimarginerà prima che la giustizia svizzera arrivi a una sentenza definitiva sul caso.
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