La Rai è nel caos. Dopo la disastrosa telecronaca della cerimonia d'apertura delle Olimpiadi invernali di Milano Cortina 2026, la protesta contro il direttore di Rai Sport Paolo Petrecca si allarga a macchia d'olio e rischia di paralizzare l'intera informazione della tv pubblica. L'USIGRai, il sindacato dei giornalisti Rai, ha proclamato per venerdì 13 febbraio uno sciopero delle firme che coinvolgerà tutti i telegiornali, i giornali radio e i programmi d'informazione. Una mobilitazione senza precedenti che segue quella già in corso da lunedì tra i colleghi della redazione sportiva, decisi a non firmare più telecronache e servizi olimpici.
La situazione è esplosiva. I giornalisti di Rai Sport hanno dato il via alla rivolta dopo le innumerevoli gaffe di Petrecca durante la diretta della cerimonia inaugurale dei Giochi, una figuraccia talmente clamorosa da finire persino sul New York Times. Errori, imprecisioni e momenti imbarazzanti che hanno macchiato l'immagine dell'azienda di Stato proprio nel momento di massima visibilità internazionale.
Venerdì sarà una giornata nera per l'informazione Rai: tutti i giornalisti che aderiranno allo sciopero non firmeranno i loro servizi nei telegiornali, nei giornali radio, nei programmi d'informazione e nemmeno sul sito web. Al termine di ogni edizione dei tg e dei gr verrà letto un comunicato sindacale che spiegherà le ragioni della mobilitazione, trasformando la protesta in una dichiarazione pubblica rivolta direttamente al pubblico.
Nel mirino non c'è solo Petrecca, ma soprattutto l'atteggiamento dei vertici aziendali. Secondo l'USIGRai, i dirigenti Rai non si sono assunti alcuna responsabilità nonostante le polemiche e la protesta della redazione sportiva. Il direttore di Rai Sport, ritenuto vicino all'area meloniana, resta infatti al suo posto con il pieno sostegno dell'amministratore delegato Giampaolo Rossi.
Non è la prima volta che Petrecca finisce nell'occhio del ciclone. In passato era già stato duramente contestato e sfiduciato dalla redazione di Rai News, che lo aveva accusato di aver oscurato e bloccato notizie potenzialmente scomode per il governo Meloni. Una vicenda che aveva già sollevato pesanti dubbi sulla sua gestione editoriale e sull'indipendenza dell'informazione pubblica.
La mobilitazione di venerdì rappresenta un momento cruciale per la Rai. La solidarietà tra tutte le redazioni dimostra quanto sia profondo il disagio dei giornalisti di fronte a una gestione aziendale percepita come inadeguata e politicamente condizionata. Resta da vedere se i vertici di Viale Mazzini decideranno di correre ai ripari o se la protesta continuerà a crescere, minacciando di trasformarsi in una vera e propria crisi istituzionale per la televisione pubblica italiana. Intanto le Olimpiadi proseguono, ma l'attenzione ora è tutta rivolta ai corridoi del palazzo piuttosto che alle piste da sci.
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