Caso Torzullo, lettera del killer senza pentimento

La lettera di Claudio Carlomagno al figlio dopo l'omicidio della moglie Federica Torzullo non contiene scuse né riferimenti alla vittima o al delitto commesso.

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Autore: Redazione ,
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Una lettera che non chiede scusa, che non mostra pentimento, che non nomina nemmeno la madre uccisa. È quanto emerso dalla missiva che Claudio Carlomagno ha inviato al figlio dopo aver assassinato la moglie Federica Torzullo, un documento che solleva ulteriori ombre su un caso già pieno di contraddizioni e zone d'ombra. La lettera, recapitata ai nonni materni del bambino, è stata analizzata dall'avvocato della famiglia Torzullo, che ha confermato l'assenza totale di qualsiasi riferimento al delitto o alla donna brutalmente uccisa.

Carlo Mastropaolo, legale che rappresenta la famiglia di Federica, ha dichiarato a Mattino Cinque che nelle parole dell'indagato "non c'era alcun riferimento al pentimento o a Federica". Per ragioni di privacy, il contenuto integrale della missiva non può essere divulgato, ma questa assenza di rimorso traccia il profilo inquietante di un uomo che, anche dopo la confessione, sembra non fare i conti con la gravità delle sue azioni.

Nel frattempo, la sorella di Federica, Stefania, ha manifestato la volontà di incontrare Carlomagno in carcere. L'avvocato Mastropaolo ha confermato che presenterà formalmente la richiesta di autorizzazione alla Procura, ma ha preferito attendere dopo il funerale della vittima per non sovrapporre momenti così delicati. "Aspetterò la prossima settimana per depositarla", ha spiegato il legale, rispettando i tempi del dolore della famiglia.

Il procuratore di Civitavecchia ha detto: 'O c'è la premeditazione o un complice'

Ma è sul racconto fornito da Carlomagno che si addensano i dubbi più pesanti. Secondo l'avvocato Mastropaolo, fin dalla confessione non tornano tempi e modalità di consumazione del reato e dell'occultamento del cadavere. La stessa Procura di Civitavecchia ha sollevato perplessità tali da non escludere né la premeditazione né la presenza di un complice. Le incoerenze oggettive riguardano ogni fase del crimine: dall'esecuzione alla cancellazione delle prove, fino al trasporto del corpo nel luogo dove è stato sepolto.

Le modalità con cui Federica è stata uccisa e il suo cadavere nascosto suggeriscono una pianificazione accurata piuttosto che un gesto impulsivo. Carlomagno sostiene di aver gettato l'arma del delitto in un torrente nei pressi di Anguillara, ma il coltello non è mai stato ritrovato. Ancora più inquietante: l'uomo ha parlato di un comune coltello da cucina, ma l'autopsia ha rivelato ferite compatibili con un'arma a doppia lama, un dettaglio che smentisce la sua versione.

Un altro elemento contraddittorio riguarda il luogo in cui Carlomagno afferma di aver trovato il coltello: il bagno di casa. Eppure la collaboratrice domestica, ascoltata dagli inquirenti, ha categoricamente escluso di aver mai visto oggetti simili in quella stanza. Ogni tessera del puzzle sembra non combaciare con le altre, alimentando il sospetto che la verità sia ben diversa da quella raccontata dall'assassino.

Le indagini proseguono serrate, mentre la famiglia Torzullo cerca di elaborare un lutto devastante e di proteggere il bambino rimasto orfano di madre. L'assenza di pentimento nella lettera di Carlomagno, unita alle evidenti discrepanze nella sua ricostruzione dei fatti, potrebbe portare a sviluppi significativi nell'inchiesta, con l'ipotesi della premeditazione che si fa sempre più concreta agli occhi degli investigatori.

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