Chi è Marin Jelenic, accusato di omicidio

Un cittadino croato di 36 anni, senza fissa dimora e già noto alla Polizia Ferroviaria, è stato fermato a Desenzano del Garda per l'omicidio del capotreno.

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Autore: Redazione ,
Attualità
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Un cittadino croato di 36 anni, senza fissa dimora e con un passato di controlli per porto di coltelli, è stato fermato a Desenzano del Garda con l'accusa di aver ucciso Alessandro Ambrosio, il capotreno 34enne accoltellato all'addome nel parcheggio riservato ai dipendenti della stazione di Bologna lo scorso 5 gennaio. L'uomo, identificato come Marin Jelenic, rappresenta una figura nota alla Polizia Ferroviaria, avvistato ripetutamente in contesti ferroviari in tutto il Nord Italia. La sua cattura è avvenuta ieri sera intorno alle 21, ponendo fine a una breve ma intensa caccia all'uomo.

La Procura di Bologna contesta al presunto assassino l'omicidio con due aggravanti specifiche: aver agito per motivi abietti e aver commesso il delitto all'interno o nelle immediate vicinanze di una stazione ferroviaria. L'udienza di convalida del fermo si terrà a Brescia, dove gli inquirenti dovranno ricostruire le dinamiche esatte di un crimine che appare privo di un movente chiaro.

Al momento del fermo, Jelenic avrebbe pronunciato una frase che ha colpito gli investigatori: "So di essere ricercato, ma non esattamente per che cosa". Le indagini hanno ricostruito i suoi movimenti nelle ore successive all'omicidio: l'uomo avrebbe trascorso la notte in un dormitorio per senzatetto a Milano, in zona Niguarda, per poi salire su un autobus diretto verso il lago di Garda, dove è stato intercettato dalle forze dell'ordine.

"Mio figlio non aveva nemici, non aveva litigato con nessuno"

Il profilo del sospettato rivela un individuo ai margini della società, già denunciato almeno cinque volte dal 2023 per porto di coltelli in diverse città del Nord Italia. Tuttavia, alcuni di questi procedimenti si sono conclusi con l'archiviazione per la speciale tenuità del fatto, una circostanza che solleva interrogativi sulle maglie del sistema giudiziario. A giugno dello scorso anno, proprio a Bologna, i carabinieri gli avevano sequestrato un cutter e un astuccio contenente venti lame all'Happy Center di via Di Vincenzo, dopo che era stato segnalato come molesto all'interno dello spazio per senzatetto.

A Milano era stato trovato in possesso di un coltello da cucina all'interno di un condominio, mentre nel centro di Udine, il 18 ottobre scorso, aveva provocato disordini in un supermercato dopo essere stato scoperto a nascondere birre nello zaino. L'unica condanna nel suo curriculum giudiziario riguarda un episodio di resistenza a pubblico ufficiale a Vercelli, con pena sospesa, il che gli aveva permesso di rimanere sempre a piede libero.

Alessandro Ambrosio, la vittima dell'aggressione, era un giovane di 34 anni residente nel Bolognese, laureato in statistica e impiegato sui treni Intercity a medio-lunga percorrenza. Figlio unico e appassionato musicista, aveva un rapporto eccellente con la famiglia. Il padre Luigi, sconvolto dal dolore, ha descritto il figlio come una persona tranquilla che non aveva mai fatto del male a nessuno: "Mio figlio non aveva nemici, questo è un delitto inspiegabile. Lui faceva il suo servizio tranquillo, poi veniva a casa, usciva".

La tragedia ha innescato una forte reazione sindacale. Le organizzazioni Filt-Cgil, Fit-Cisl, Uiltrasporti, Ugl Ferrovieri, Fast Confsal e Orsa Af dell'Emilia-Romagna hanno proclamato uno sciopero del trasporto ferroviario regionale di otto ore, dalle 9 alle 17 di oggi. La mobilitazione, indetta per sottolineare il grave pregiudizio e pericolo per la sicurezza dei lavoratori delle attività ferroviarie, prevede un presidio spontaneo in Piazza Medaglie d'Oro, davanti all'ingresso della stazione, dove verrà deposto un fiore in memoria del giovane capotreno assassinato.

I sindacati, che si stringono ai familiari e ai colleghi della vittima, hanno richiesto un incontro urgente in Prefettura per discutere delle misure di sicurezza necessarie a tutelare chi lavora quotidianamente nel settore ferroviario. L'omicidio di Ambrosio ha riacceso il dibattito sulla vulnerabilità del personale ferroviario, spesso esposto a situazioni di rischio senza adeguate protezioni.

Il caso solleva interrogativi inquietanti sulla gestione della sicurezza nelle stazioni e sul monitoraggio di individui già segnalati alle forze dell'ordine per comportamenti potenzialmente pericolosi. La presenza ripetuta di Jelenic in ambiti ferroviari, unita ai suoi precedenti per porto di armi da taglio, avrebbe potuto rappresentare un segnale d'allarme che, evidentemente, non è stato interpretato con la dovuta attenzione dalle autorità competenti.

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