Chi è Santanchè: affari, potere e inchieste

Palazzo Chigi auspica le dimissioni di Santanchè, sulla scia di Delmastro e Bartolozzi, ma la ministra del Turismo resiste e non cede alle pressioni istituzionali.

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Autore: Redazione ,
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Una crisi politica che scuote il governo Meloni, un addio che si trasforma in pressione pubblica e una ministra che non ha nessuna intenzione di cedere: la vicenda di Daniela Santanchè, ministra del Turismo, è diventata uno degli episodi più travagliati della legislatura italiana, con risvolti giudiziari, battaglie di potere e una resistenza personale che ha del clamoroso. Palazzo Chigi ha ufficialmente espresso il proprio "auspicio" che la Santanchè seguisse l'esempio di Andrea Delmastro e Giusi Bartolozzi, che hanno rimesso i rispettivi incarichi, ma la risposta della ministra ha lasciato tutti di stucco.

La nota di Palazzo Chigi recita testualmente che «il presidente del Consiglio Giorgia Meloni auspica che, sulla medesima linea di sensibilità istituzionale, analoga scelta sia condivisa dal Ministro del Turismo Daniela Santanchè», dopo aver ringraziato il sottosegretario alla Giustizia Delmastro e il Capo di Gabinetto Bartolozzi per il lavoro svolto. Una formula diplomatica, certo, ma che tra le righe suona inequivocabilmente come una richiesta di dimissioni. Le indiscrezioni parlano di numerose telefonate intercorse, tra cui quella del presidente del Senato Ignazio La Russa, storico mentore della ministra.

La risposta di Santanchè, riportata dal Corriere della Sera, è però tutt'altro che conciliante. «Il caso che coinvolge Delmastro è molto più grave del mio. Non sono stata io a far perdere il referendum e quindi non vedo perché dovrei andarmene proprio adesso», avrebbe dichiarato la ministra. E ancora, con tono netto: «Rimango. La Costituzione è dalla mia parte, non posso essere cacciata». Una posizione che chiude — almeno per ora — ogni margine di trattativa.

«Rimango. La Costituzione è dalla mia parte, non posso essere cacciata.» — Daniela Santanchè

Per capire chi è davvero Daniela Santanchè bisogna tornare alle origini. Nata a Cuneo nel 1961 come Daniela Garnero, ha mantenuto il cognome del primo marito grazie a un accordo giudiziale successivo al divorzio. Laureata in Scienze Politiche all'Università di Torino, ha costruito la sua figura pubblica a cavallo tra imprenditoria e politica, guadagnandosi il soprannome di "la pitonessa" per il suo stile combattivo e sopra le righe. Ha un figlio, Lorenzo, avuto con l'ex marito Canio Giovanni Mazzaro, imprenditore farmaceutico, mentre il suo attuale compagno è Dimitri Kunz. Il suo nome è da sempre associato a quello di Flavio Briatore: insieme hanno gestito il Billionaire di Porto Cervo e il Twiga di Forte dei Marmi, lo stabilimento balneare finito al centro delle polemiche già al momento della sua nomina ministeriale.

La carriera politica di Santanchè è indissolubilmente legata a La Russa: collaboratrice del futuro presidente del Senato nel 1995, è diventata deputata alla Camera dal 2001 al 2008 nelle liste di Alleanza Nazionale. Nel 2010 ha aderito al Popolo della Libertà diventando sottosegretaria alla Presidenza del Consiglio fino al 2011. Dopo un passaggio per Forza Italia, nel dicembre 2017 approda a Fratelli d'Italia, di cui diventa responsabile in Lombardia. Nel 2022 ha sbaragliato l'economista Carlo Cottarelli al Senato nel collegio di Cremona con oltre 25 punti di vantaggio e circa 200.000 voti, prima di essere nominata ministra del Turismo nel governo Meloni.

Proprio la nomina aveva scatenato le prime polemiche. Angelo Bonelli di Alleanza Verdi Sinistra aveva denunciato con forza il conflitto di interessi legato alle concessioni demaniali marittime, sottolineando come il Twiga pagasse un canone annuale di appena 17.000 euro allo Stato mentre applicava tariffe di 300 euro al giorno per una tenda ai suoi clienti. Santanchè ha successivamente ceduto le proprie quote nello stabilimento, ma le critiche non si sono mai del tutto spente, alimentate anche dall'infelice campagna turistica "Welcome to meraviglia".

Il vero terremoto, però, è arrivato dai tribunali. In quattro anni di governo, la ministra ha già affrontato tre mozioni di sfiducia senza mai dover lasciare il proprio posto, ma il peso delle inchieste giudiziarie si è fatto col tempo sempre più gravoso. Il caso più noto è quello legato a Visibilia, società editoriale di cui è amministratrice: Santanchè e il compagno Dimitri Kunz sono a processo a Milano per falso in bilancio, con l'accusa di aver alterato i conti societari per mascherare le perdite. La società è stata poi ceduta nel marzo 2023 a Luca Reale Ruffino, che si è tolto la vita nell'agosto dello stesso anno.

A questo si aggiunge la presunta truffa all'INPS risalente agli anni del Covid, il 2020 e il 2021: l'accusa sostiene che sia stata richiesta e ottenuta la cassa integrazione per dipendenti che in realtà continuavano regolarmente a lavorare, per un'indebita percezione stimata in oltre 20.000 ore di cassa integrazione per un importo di circa 126.468 euro. L'udienza preliminare risulta al momento sospesa. C'è poi l'ipotesi di bancarotta legata a Ki Group, azienda di prodotti biologici di cui è stata presidente dal 2019 al 2021.

L'ultima notizia ha ulteriormente aggravato il quadro: una nuova indagine per concorso in bancarotta riguarda Bioera spa, società del settore dell'alimentare biologico già quotata in Borsa, presieduta dalla Santanchè fino al 2021 con Canio Giovanni Mazzaro tra gli amministratori, e messa in liquidazione giudiziale nel dicembre 2024. Le opposizioni sono già pronte a presentare nuove mozioni di sfiducia, ma alla luce della storia recente, nessuno scommette sull'esito.

Il braccio di ferro tra Santanchè e Palazzo Chigi è destinato a tenere banco nelle prossime settimane, con la ministra determinata a restare aggrappata alla poltrona e un governo che sembra non avere strumenti — o la volontà — di rimuoverla con la forza. La domanda che rimbalza nei corridoi del potere è se questa resistenza, finora vincente, potrà reggere all'accumulo di procedimenti giudiziari aperti o se l'evoluzione delle inchieste costringerà alla fine anche "la pitonessa" a fare un passo indietro.

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