Chris Columbus: "Mamma, ho perso l'areo? Rovinato dai sequel"

Il regista Chris Columbus boccia senza appello i sequel della saga: "Li hanno sbagliati". Dure critiche ai film successivi ai primi due capitoli originali.

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Autore: Redazione ,
Film
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Il Natale del cinema ha il suo custode inflessibile, e non usa parole gentili. Chris Columbus, il regista che ha trasformato Mamma, ho perso l'aereo in un fenomeno culturale immortale, ha appena fatto quello che molti fan pensano da anni ma non osavano dire ad alta voce: ha definito i sequel del franchise "davvero pessimi", accusandoli di aver tradito l'essenza stessa della saga. Durante una proiezione all'Academy Museum, Columbus non si è limitato a esprimere disappunto: ha demolito sistematicamente tutto ciò che è arrivato dopo i suoi primi due film, usando un linguaggio sorprendentemente diretto per gli standard hollywoodiani.

La sentenza del regista è stata lapidaria e senza appello. "Li hanno fottutamente sbagliati", ha dichiarato senza mezzi termini, riferendosi all'intera scia di sequel che ha tentato di capitalizzare sul successo dei capitoli originali interpretati da Macaulay Culkin. Secondo Columbus, la deriva è iniziata già con Mamma, ho perso l'aereo 3, che il regista ha definito sarcasticamente "più o meno il migliore tra i film brutti", e da lì la qualità è solo precipitata. Una condanna che abbraccia l'intero catalogo successivo: Mamma, ho perso l'aereo 4 del 2002, Mamma, ho perso l'aereo – Vacanze di Natale del 2012, fino al recente tentativo di rilancio Home Sweet Home Alone su Disney+ nel 2021.

Ma cosa è andato storto, esattamente? Columbus ha identificato con precisione chirurgica il problema tecnico e creativo che ha affossato i sequel: l'abbandono degli effetti pratici in favore di soluzioni artificiali. I primi due film, quelli diretti da lui tra il 1990 e il 1992, puntavano tutto su stunt reali, impatti fisici autentici e una sensazione tangibile di dolore che rendeva le trappole di Kevin McCallister simultaneamente esilaranti e credibili. La comicità fisica funzionava perché sembrava reale, con i malcapitati Joe Pesci e Daniel Stern che affrontavano situazioni visivamente convincenti.

"È stato rivisitato con sequel davvero pessimi. Mi dispiace insultare qualcuno, ma li hanno fottutamente sbagliati"

I capitoli successivi hanno invece fatto l'errore fatale di ricorrere a cavi, trucchi digitali e artifici evidenti, svuotando completamente l'impatto delle gag. Secondo Columbus, questo cambiamento ha eliminato proprio la caratteristica distintiva delle sequenze slapstick originali: quella fisicità autentica che le rendeva memorabili e rivedibili anno dopo anno. Il caos orchestrato da Kevin funzionava perché sembrava che qualcuno stesse davvero soffrendo dall'altra parte, e questo equilibrio tragicomico è andato completamente perduto nelle iterazioni successive.

Interessante notare come negli anni sia emersa almeno un'idea per un possibile sequel che ha catturato l'immaginazione dei fan: una proposta dello stesso Culkin che ribaltava completamente il concetto originale. L'attore aveva raccontato di immaginare un film in cui interpreta un padre workaholic che, troppo impegnato con il lavoro, viene chiuso fuori casa dal figlio, il quale piazza le trappole contro di lui. Un'idea semplice ma geniale, che si concentra sui personaggi e sull'evoluzione generazionale piuttosto che sul semplice riciclo di gag collaudate.

Questa proposta incarna esattamente ciò che Columbus ritiene manchi ai sequel moderni: una comprensione genuina del perché l'originale funzionasse così bene. Non era solo questione di trappole ingegnose o di situazioni assurde, ma di personaggi autentici, di emozioni reali e di quella particolare alchimia che rende un film non solo divertente, ma culturalmente rilevante. I primi due capitoli della saga continuano a essere rivisti ogni dicembre in tutto il mondo, un record di longevità che nessuno dei sequel successivi è riuscito nemmeno lontanamente ad avvicinare.

La critica di Columbus arriva in un momento particolare per Hollywood, dove il riciclo di proprietà intellettuali di successo è diventato la norma piuttosto che l'eccezione. La sua denuncia va oltre Mamma, ho perso l'aereo: rappresenta un monito contro la tentazione di sfruttare franchise amati senza comprenderne davvero l'essenza. Il regista, che dopo la saga con Culkin ha firmato altri classici come i primi due Harry Potter, sa bene cosa significa creare magia cinematografica duratura, e chiaramente non riconosce quella stessa magia nelle versioni successive della storia di Kevin McCallister. Che la proposta di Culkin possa mai concretizzarsi resta un'incognita, ma una cosa è certa: se dovesse accadere, Columbus ha già stabilito lo standard minimo sotto il quale non si dovrebbe mai scendere.

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