Chris Pratt si trova faccia a faccia con un'intelligenza artificiale che potrebbe condannarlo per omicidio. È questa la premessa inquietante di Mercy: Sotto accusa, il nuovo thriller diretto da Timur Bekmambetov che arriva nelle sale italiane sollevando interrogativi urgenti sul nostro presente digitale. Il protagonista della saga di Guardiani della Galassia interpreta Chris Raven, un uomo che ha solo 90 minuti per dimostrare di non aver ucciso la moglie, mentre a processarlo non è una giuria di esseri umani ma un algoritmo avanzato incarnato dal volto di Rebecca Ferguson. Un incubo distopico che, secondo la star, potrebbe essere molto più vicino alla realtà di quanto immaginiamo.
«Credo che ci troviamo già in un presente molto simile alla linea temporale di Mercy», rivela Pratt nell'intervista esclusiva a Vanity Fair. «Ogni acquisto che facciamo, ogni scelta che compiamo è ormai principalmente digitale e tracciata. È una realtà piuttosto allarmante, ma è la verità». L'attore non usa mezzi termini quando si parla di affidare il giudizio a una macchina: «È un'idea terribile. Penso che un apparato senz'anima che determina il destino dell'umanità non sia poi così diverso da certi sistemi di governo che sono stati sperimentati in passato e che non hanno funzionato».
La complessità del personaggio di Chris Raven risiede proprio nell'incertezza. «Credo che l'aspetto più inquietante per questo personaggio sia il fatto che non sa se ha commesso il crimine oppure no», spiega Pratt. Il protagonista è un alcolista che si risveglia da uno stato di ebbrezza dopo aver ricevuto un colpo alla testa, senza ricordare gli eventi della sera precedente. «Una parte di lui pensa che potrebbe averlo fatto. E credo che la cosa più spaventosa sia proprio questa: mentre cerca di andare a fondo per capire se è colpevole o innocente, non riesce mai ad avere una certezza».
Il film di Bekmambetov, prodotto da Amazon MGM Studios, arriva in un momento in cui le preoccupazioni sulla sorveglianza digitale e sull'intelligenza artificiale sono al centro del dibattito pubblico. Se un algoritmo analizzasse tutta la sua vita digitale, Pratt si sentirebbe al sicuro? «Mi sentirei al sicuro, ma non perché io sia perfetto. Sarebbe evidente che sono un essere umano imperfetto e fallibile», risponde con sincerità. L'attore, noto per la sua fede cristiana, aggiunge: «Tuttavia, grazie alla mia fede nella vita, mi sento comunque salvo, non perché me lo meriti, ma per qualcosa di più grande di me».
La riflessione di Pratt si estende alle identità digitali e ai rischi dei social media. «Abbiamo messo a disposizione una sorta di buffet di identità tra cui scegliere, attraverso i nostri telefoni», osserva. Secondo l'attore, trovare la propria identità nei social media è pericoloso: «È come guardarsi in uno specchio deformante, un riflesso distorto di chi siamo davvero. Costruiamo e curiamo queste identità e mostriamo al mondo una versione di noi stessi che non è reale, solo per ottenere gratificazione».
Come padre di famiglia, Pratt è particolarmente sensibile all'impatto della tecnologia sui più giovani. «Credo che tutti i genitori dovrebbero riflettere molto seriamente su quanto espongono i propri figli ai social media e agli schermi digitali», afferma con forza. L'attore cita The Anxious Generation di Jonathan Haidt per sottolineare l'urgenza del problema: «Il danno che stiamo causando ai bambini in questo momento è reale, è quantificabile. Le statistiche sono allarmanti: si parla di aumento dell'ansia, di autolesionismo nei ragazzi». La sua posizione è netta: «Penso che un giorno guarderemo ai bambini che usano gli schermi come oggi guardiamo alle donne incinte che fumavano sigarette».
La paternità ha anche cambiato radicalmente il suo approccio alla carriera. «Le mie priorità sono cambiate da quando ho messo su famiglia. Cerco ruoli che mi permettano di stare con i miei figli», spiega Pratt. «Provo a non stare lontano da mia moglie e dai miei figli per più di due settimane». Tra i valori che spera di trasmettere ai suoi figli ci sono l'autosufficienza, il duro lavoro, la fede e la famiglia, ma anche qualcosa di più profondo: «Penso che sia importante che i bambini facciano fatica, che diventino forti, che soffrano un po', non in modo ingiusto, ovviamente, ma quanto basta per sviluppare resilienza e autonomia».
Mercy: Sotto accusa si inserisce in un filone di thriller tecnologici che interrogano il rapporto tra umanità e algoritmi, un tema sempre più centrale nel cinema contemporaneo. Con questo progetto, Pratt dimostra ancora una volta la sua versatilità, passando dai blockbuster Marvel a produzioni più cerebrali e provocatorie, confermandosi come una delle star più interessanti e consapevoli di Hollywood.
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