Crans-Montana, la verità sulle porte del locale

Strage di Capodanno al Constellation di Crans-Montana: gli interrogatori rivelano le responsabilità dietro l'incendio che ha causato 41 morti e 115 feriti.

Immagine di Crans-Montana, la verità sulle porte del locale
Autore: Redazione ,

Una tragedia che continua a svelare dettagli agghiaccianti: la strage di Capodanno al Constellation di Crans-Montana, il discobar svizzero in cui nella notte di San Silvestro hanno perso la vita 41 persone e altre 115 sono rimaste ferite, entra in una nuova fase investigativa con interrogatori che mettono in luce responsabilità ancora tutte da accertare. Le deposizioni raccolte dalla polizia di Sion dipingono uno scenario in cui una serie di decisioni fatali si sono sommate, trasformando una serata di festa in una catastrofe.

Al centro del caso c'è ora la testimonianza di Jankovic Predrag, il buttafuori in servizio quella notte al Constellation, uno dei due addetti alla sicurezza presenti durante il rogo. Il suo collega non è sopravvissuto all'incendio. Secondo quanto dichiarato da Predrag agli inquirenti, le istruzioni ricevute dal personale erano precise e, alla luce di quanto accaduto, drammaticamente rilevanti: tenere le due porte di sicurezza chiuse e permettere l'accesso e l'uscita solo attraverso l'ingresso principale. Una disposizione che, nella concitazione dell'incendio, potrebbe aver trasformato quelle uscite di emergenza in trappole mortali per chi cercava una via di fuga.

"Quando sono venuto a ispezionare questo edificio si trattava già di un'ispezione antincendio. Non ho la responsabilità di ispezionare i materiali: non è affatto il mio lavoro."

Parallelamente, un altro protagonista di questa vicenda ha rotto il silenzio: David Vocat, capo dei vigili del fuoco di Crans-Montana, ha rilasciato una dichiarazione all'emittente svizzera RTS dopo essere stato ascoltato dagli investigatori. Vocat si trova sotto i riflettori perché aveva partecipato a un'ispezione del Le Constellation nel 2018, senza però rilevare la presenza dei pannelli fonoassorbenti incollati al soffitto del seminterrato — quei materiali altamente combustibili che, secondo le prime ricostruzioni, sarebbero stati la causa scatenante del devastante incendio.

La sua difesa è netta ma apre interrogativi profondi sul sistema dei controlli. "Non ho la responsabilità di ispezionare i materiali", ha dichiarato Vocat, aggiungendo che la sua formazione professionale si concentra su nuove tecnologie pericolose per i soccorritori come auto elettriche e pannelli solari, non sull'analisi della combustibilità dei materiali da costruzione presenti negli interni. "Se fosse stato il mio lavoro, l'avrei ispezionato, l'avrei detto", ha precisato, descrivendo la propria condizione attuale come un vero e proprio incubo.

Le parole di Vocat, per quanto comprensibili nella logica della divisione delle competenze, sollevano una questione centrale che gli inquirenti dovranno affrontare: chi aveva, dunque, la responsabilità di verificare quei materiali? La risposta potrebbe ridisegnare completamente il quadro delle responsabilità penali legate alla tragedia. Gli investigatori stanno lavorando per ricostruire l'intera catena di controlli che avrebbe dovuto garantire la sicurezza del locale, e le audizioni in corso a Sion sembrano solo l'inizio di un percorso giudiziario lungo e complesso.

Con due procedimenti paralleli — quello sulla gestione delle uscite di sicurezza e quello sui mancati controlli sui materiali — la procura svizzera si trova davanti a un caso destinato a far discutere ben oltre i confini del Canton Vallese, riaccendendo il dibattito europeo sugli standard di sicurezza nei locali notturni e sull'efficacia dei protocolli ispettivi vigenti.

Non perderti le nostre ultime notizie!

Iscriviti al nostro canale Telegram e rimani aggiornato!