Un mese dopo l'inferno che ha devastato il locale Constellacion a Crans-Montana, il bilancio di quella tragica notte si aggrava ulteriormente. Un ragazzo svizzero di appena 18 anni è morto all'ospedale di Zurigo, portando a 41 il numero totale delle vittime del rogo che ha scosso la rinomata località sciistica elvetica. Tra i morti si contano anche 6 italiani, mentre 116 persone hanno riportato ferite, molte delle quali gravi. La giovane età della vittima rispecchia tragicamente quella della maggior parte delle persone che hanno perso la vita quella sera: tutti giovanissimi, con un'intera vita davanti.
A un mese esatto dalla tragedia, il silenzio e la solitudine sembrano avvolgere il dolore dei familiari delle vittime. Non ci sono commemorazioni pubbliche di massa, ma lacrime solitarie e private. Davanti al memoriale improvvisato, Jean, un residente locale, confessa che sebbene sia passato soltanto un mese, il tempo sembra essersi dilatato in un'eternità di sofferenza. "Penso che il dolore dei genitori delle vittime non potrà mai davvero finire", dice con voce sommessa, aggiungendo che si tratta di "qualcosa di inaudito che è successo".
La presenza istituzionale alla commemorazione è stata ridotta al minimo: Martin Pfister, membro del Consiglio federale svizzero, è stata l'unica autorità a fermarsi per qualche istante davanti al memoriale. Un gesto simbolico che contrasta con l'atmosfera particolare che avvolge Crans-Montana in questi giorni, dove molti visitatori sono arrivati per assistere ai mondiali di sci, creando un contrasto stridente tra la celebrazione sportiva e il lutto non ancora elaborato.
La situazione davanti al Constellacion appare desolante e quasi surreale. La veranda del locale è stata sigillata con tavole di compensato, mentre sui gradini dell'ingresso si accumulano fiori e candele portati da chi vuole rendere omaggio alle vittime. Tuttavia, questa testimonianza spontanea di cordoglio è stata ostacolata da una decisione controversa dell'amministrazione comunale che, già due settimane dopo il rogo, ha deciso di spostare il memoriale ufficiale davanti alla chiesa di San Cristof, adducendo oscuri motivi di sicurezza.
L'ombra dei sospetti investigativi si allunga sempre di più sull'accaduto. Oltre ai coniugi Moretti, titolari del locale, due persone dell'amministrazione comunale risultano ora indagate. Un dettaglio che getta una luce inquietante sulla gestione della sicurezza e sui controlli che avrebbero dovuto essere effettuati negli anni precedenti alla tragedia. L'accusa implicita è pesante: anni di mancata vigilanza potrebbero aver contribuito a rendere possibile questa strage evitabile.
Il tentativo dell'amministrazione comunale di rimuovere fisicamente il ricordo della tragedia spostando il memoriale solleva interrogativi sulla volontà delle istituzioni locali di fare i conti con le proprie responsabilità. Mentre le famiglie delle vittime continuano a piangere i loro cari in un dolore privato e silenzioso, la comunità di Crans-Montana si trova divisa tra la necessità di andare avanti e l'obbligo morale di non dimenticare i 41 giovani che quella notte non sono più tornati a casa.
Iscriviti al nostro canale Telegram e rimani aggiornato!