È morto Perry Bamonte, chitarrista dei Cure

Perry Bamonte, chitarrista e tastierista dei Cure, è morto a 65 anni dopo una breve malattia. La band britannica ha annunciato la scomparsa del musicista.

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Autore: Redazione ,
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Il mondo della musica alternative rock piange la scomparsa di un musicista che ha contribuito a definire il sound di una delle band più iconiche della scena britannica. Perry Archangelo Bamonte, chitarrista e tastierista dei Cure, si è spento a 65 anni durante le festività natalizie, dopo aver combattuto contro una breve malattia. La notizia è stata diffusa dalla band stessa attraverso un toccante comunicato sul sito ufficiale, in cui Robert Smith e i compagni hanno reso omaggio a un artista che per decenni ha tessuto la trama sonora di alcuni dei loro lavori più celebrati.

"È con enorme tristezza che annunciamo la morte del nostro grande amico e compagno di band Perry Bamonte, che è venuto a mancare a casa dopo una breve malattia", recita la nota ufficiale. Il messaggio prosegue con parole che rivelano l'impatto profondo che Bamonte ha avuto sulla formazione: "Silenzioso, intenso, intuitivo, costante ed estremamente creativo, è stato una parte vitale della storia dei Cure". Un ritratto che restituisce perfettamente l'essenza di un musicista mai protagonista delle copertine, ma indispensabile nell'architettura sonora del gruppo.

La storia di Bamonte con i Cure inizia a metà degli anni Ottanta, quando entra nell'orbita della band occupandosi di supporto tecnico e musicale tra il 1984 e il 1989. È nel 1990 che diventa ufficialmente membro a tempo pieno, proprio nel momento in cui Robert Smith e soci si preparano a vivere una delle fasi più prolifiche della loro carriera. Il suo contributo attraversa album fondamentali come Wish (1992), il disco che ha consegnato al mondo hit immortali come "Friday I'm in Love", seguito da Wild Mood Swings (1996) e il malinconico Bloodflowers (2000), considerato da molti critici il capitolo conclusivo di una trilogia emotiva iniziata con Pornography.

In quattordici anni ha partecipato a oltre 400 concerti, diventando una presenza costante sul palco e nel suono dal vivo del gruppo

Durante la sua militanza nei Cure, Bamonte ha saputo passare con disinvoltura dalla chitarra alle tastiere, adattandosi alle esigenze live di una band dalla stratificazione sonora complessa. Ha registrato anche Acoustic Hits e l'omonimo The Cure (2004), dimostrando una versatilità che lo ha reso prezioso tanto in studio quanto sul palco. La sua capacità di arricchire le performance dal vivo senza mai cercare i riflettori lo ha reso particolarmente amato dai fan più devoti, quelli che conoscono ogni sfumatura del sound della band.

Dopo un'assenza prolungata, Perry Bamonte era tornato a suonare con i Cure nel 2022, regalando ai fan un momento di commozione e nostalgia. Da quel ritorno ha partecipato ad altri 90 concerti, che la band ha definito "alcuni dei migliori nella storia del gruppo". Un riconoscimento che testimonia come, nonostante gli anni lontano, la chimica musicale fosse rimasta intatta. L'ultima apparizione sul palco risale al 1° novembre 2024 a Londra, durante lo Show Of A Lost World, evento speciale legato all'uscita di Songs Of A Lost World, l'ultimo album di inediti dei Cure uscito dopo sedici anni di attesa dal precedente 4:13 Dream.

Figura schiva e riservata, Perry Bamonte incarnava perfettamente quello spirito di dedizione artistica che ha sempre caratterizzato i musicisti più preziosi delle grandi band: quelli che costruiscono cattedrali sonore restando nell'ombra, lasciando che la musica parli per loro. Il suo stile elegante e la sensibilità nell'interpretare le atmosfere oscure e romantiche dei Cure hanno contribuito a definire il sound di un'epoca, quella degli anni Novanta in cui la band di Robert Smith raggiunse l'apice del successo commerciale senza mai tradire la propria identità alternative.

La scomparsa di Bamonte arriva in un momento particolarmente significativo per i Cure, che con Songs Of A Lost World hanno dimostrato di saper ancora creare musica rilevante e profondamente emotiva. Il disco, accolto con entusiasmo dalla critica internazionale, rappresenta un capitolo malinconico e maturo nella discografia della band, temi che Bamonte conosceva bene e che aveva contribuito a plasmare nei suoi anni con il gruppo. I fan di tutto il mondo stanno rendendo omaggio al musicista sui social media, condividendo ricordi di concerti e testimonianze del suo impatto sulla loro esperienza musicale.

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