Elio racconta l'autismo del figlio e Sanremo

Il frontman di Elio e le Storie Tese parla dell'autismo del figlio Dante e critica l'assenza dello Stato: "Scarica tutto sulle famiglie".

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Autore: Redazione ,
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Stefano "Elio" Belisari, l'eclettico frontman di Elio e le Storie Tese, si è raccontato senza filtri al Corriere della Sera, affrontando con straordinaria schiettezza un tema che lo riguarda profondamente: l'autismo di suo figlio Dante, oggi adolescente. Il cantante, da anni impegnato in una battaglia di sensibilizzazione che va ben oltre il palcoscenico, non ha risparmiato critiche durissime all'assenza dello Stato italiano: "Mi sono accorto della quantità impressionante di persone con il mio stesso problema ma senza i mezzi che ho io per affrontarli. Lo Stato non esiste e scarica tutto addosso alle famiglie", ha dichiarato, trasformando la propria notorietà in un megafono per milioni di famiglie che vivono ogni giorno questa realtà nell'indifferenza istituzionale.

L'intervista ha però offerto anche uno spaccato nostalgico e affascinante sul rapporto della band con il Festival di Sanremo, un'esperienza che nel 1996 cambiò radicalmente il destino degli Elio e le Storie Tese. A quasi trent'anni di distanza, Belisari ha rivelato dettagli inediti su quella partecipazione che li portò sul palco dell'Ariston con 'La terra dei cachi', brano che conquistò il secondo posto e il prestigioso Premio della Critica 'Mia Martini'.

"Baudo ci pressava da almeno due anni. Non ne avevamo nessuna intenzione", ha raccontato il cantante, svelando come la band fosse inizialmente riluttante all'idea di partecipare alla kermesse sanremese. La decisione finale fu quasi una provocazione artistica: "Alla fine cedemmo e ci dicemmo 'Andiamoci con un pezzo bruttissimo' e decidemmo di fare la parodia dell'artista impegnato, mettendo insieme tutta una serie di luoghi comuni che sembrava impossibile fraintendere".

"Fino al giorno prima non ci riconosceva nessuno. Dopo la prima esibizione vidi le signore al super che mi guardavano come mai prima"

L'impatto di quella performance fu dirompente e immediato. Elio ha descritto con vivida ironia il cambiamento che avvenne letteralmente da un giorno all'altro: il brano che doveva essere una provocazione si trasformò nel loro lasciapassare per la notorietà mainstream, catapultando la band dall'underground alla ribalta nazionale in una manciata di ore televisive.

Ma la riflessione più amara riguarda l'attualità del testo di 'La terra dei cachi', che quasi trent'anni dopo non ha perso un briciolo di rilevanza. "Forse aggiornerei un po' i titoli, parlerei magari della famiglia nel bosco, tutte queste cose che infiammano le persone per 5 minuti e poi si passa come degli scemi ad altro", ha commentato Belisari, riferendosi al caso Pellegrin e all'eterna bulimia mediatica italiana. "Mi sembra che non sia cambiato veramente niente", la sua conclusione disincantata sulla società contemporanea, che continua a rincorrere l'indignazione del momento senza mai soffermarsi sui problemi strutturali.

L'inseguimento di Pippo Baudo per convincere Elio e le Storie Tese a partecipare rappresenta oggi un capitolo leggendario della storia del Festival, quando il conduttore storico dell'Ariston intuì il potenziale dirompente di una band che avrebbe segnato un prima e un dopo nella storia della musica italiana contemporanea. Una scommessa che si rivelò vincente, trasformando quella che doveva essere una partecipazione ironica in uno dei momenti più memorabili della manifestazione.

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