Elisabetta De Feo: «Ho restaurato l'hotel di famiglia»

Da un carretto di specialità pugliesi all'hotel di montagna: cinque generazioni di donne gestiscono da oltre un secolo l'Hotel Maè in Val di Zoldo.

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Autore: Redazione ,
Attualità
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Quando il bisnonno Vito De Feo attraversò l'Italia a piedi trainando un carretto carico di vino e specialità pugliesi per raggiungere la donna di cui si era innamorato durante il servizio militare a Longarone, probabilmente non immaginava che stava gettando le basi di una dinastia alberghiera al femminile destinata a durare oltre un secolo. Oggi, a pochi chilometri da Cortina d'Ampezzo che ospita le Olimpiadi Invernali 2026, Elisabetta De Feo gestisce l'Hotel Maè insieme alle sue quattro figlie in una valle dove la montagna autentica resiste ancora ai ritmi frenetici del turismo di massa. Una storia di radici profonde e scelte coraggiose, dove l'ospitalità si tramanda di generazione in generazione sulle Dolomiti bellunesi.

A Mareson, in Val di Zoldo, con il maestoso Pelmo che domina il paesaggio, Elisabetta ha trasformato quello che era l'albergo di famiglia in un progetto ambizioso e personale. Dopo anni in cui la struttura era stata affidata ad altri gestori, ha deciso di riprenderla in mano avviando un restauro completo tra il 2018 e il 2019. «L'hotellerie della valle è molto ancorata agli anni Settanta», racconta la 48enne imprenditrice che è riuscita nell'impresa grazie a cinque bandi europei, costruendo pezzo per pezzo la sua visione di ospitalità montana contemporanea.

La saga familiare inizia nel primo Novecento quando quel bisnonno pugliese, conquistato dall'amore per Antonietta e dalle montagne bellunesi, decise di restare. Lavorò con dedizione, acquistò terreni e case, e fu suo figlio a finanziare l'apertura del primo Hotel De Feo a Forno di Zoldo, addirittura con cinema annesso. Il padre di Elisabetta aprì poi l'Hotel Maè nel 1978, gestendolo per oltre vent'anni. «Mio nonno non dimenticò mai gli insegnamenti del bisnonno, uomo di buon cuore. Diceva ai suoi garzoni quando gli portavano le cambiali di persone in difficoltà: strappa tutto che è povera gente, non mi devono niente», ricorda con orgoglio.

Mi sveglio, chiamo Bella e faccio la passeggiata mattutina. Esco e la meraviglia del Pelmo mi investe con la sua luce speciale. Mi sento in pace con il mondo

Oggi l'Hotel Maè è un regno femminile dove Elisabetta coordina un team formato dalle figlie Zoe, 24 anni, che si sta laureando in lingue straniere, Gaia che studia all'università e torna in valle per la stagione invernale, Eva che frequenta il liceo e aiuta nei fine settimana, e la piccola Amelie di 9 anni. Insieme a Bella, il cane di famiglia, formano una squadra che incarna perfettamente lo spirito di questa valle. Il marito Alberto dà una mano nella stagione invernale, pur avendo un altro lavoro. La struttura oggi combina hotel tradizionale e residence Panorama, con l'aggiunta di una piccola spa con vista sulle montagne.

«Le ragazze sono legatissime alla valle e al nostro hotel. Viviamo in un'oasi di pace», spiega Elisabetta. «È difficile spiegare il nostro legame con la montagna, noi siamo nate qui. C'è un tessuto di comunità che è il vero motore dell'autenticità di questa valle. Io non mi preoccupo nemmeno di dove sono le mie figlie. So che sono al sicuro. È impagabile». Un mondo lontano dai ritmi e dai prezzi di Cortina, che pure dista pochi chilometri ma sembra appartenere a un'altra dimensione dell'esperienza montana.

Le Olimpiadi di Cortina 2026 rappresentano per questa famiglia e per l'intera Val di Zoldo un'opportunità straordinaria. «Sono convinta che siano un trampolino di lancio per tutte le Dolomiti bellunesi, siamo davanti agli occhi del mondo», afferma Elisabetta con entusiasmo. I segnali sono già evidenti: l'hotel riceve richieste dall'estero, americani, israeliani e asiatici, un cambiamento significativo per una struttura che tradizionalmente accoglie clientela dall'Est Europa, Germania e Austria. «Si capirà soprattutto la prossima estate», prevede l'albergatrice.

«Per fortuna ha nevicato», commentano in valle dove la neve scandisce ancora economia e vita quotidiana, anche se il cambiamento climatico si fa sentire sempre di più. Ma queste Dolomiti, «magari meno blasonate di quelle trentine», come ammette Elisabetta, offrono qualcosa di prezioso. «Non sono pettinate come altri luoghi, è la montagna reale. Il Pelmo è un atollo, un massiccio, e noi siamo in grado di offrire una pace che veramente solo la montagna ti può dare». Mentre il mondo si prepara a guardare verso Cortina, la Val di Zoldo custodisce silenziosamente un'autenticità che rischia di diventare sempre più rara sulle Alpi.

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