Emanuela Orlandi, nuova Bmw nel caso Brugnoli

Dolores Brugnoli, la donna bionda legata al caso Orlandi, è stata ascoltata dalla commissione d'inchiesta: la BMW che ricorda è gialla, non verde tundra.

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Autore: Redazione ,
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Il mistero della BMW coinvolta nella scomparsa di Emanuela Orlandi si arricchisce di un nuovo capitolo: Dolores Brugnoli, per anni nota soltanto come "la donna bionda", è stata convocata dalla commissione parlamentare d'inchiesta per fare finalmente chiarezza sul veicolo che avrebbe dovuto essere la chiave per risolvere uno dei cold case più inquietanti della storia italiana. La sua testimonianza, però, introduce un elemento inaspettato che complica ulteriormente il puzzle: la BMW di cui parla non è verde tundra come quella su cui sarebbe salita la quindicenne vaticana quel maledetto 22 giugno 1983, ma gialla. Un dettaglio apparentemente banale che rischia di far crollare una delle piste investigative più battute degli ultimi quarant'anni.

La Brugnoli, residente all'epoca dei fatti in un residence romano, ha ricostruito davanti ai commissari l'episodio che la legò indissolubilmente al caso Orlandi. Giulio Gangi, agente del Sisde morto nel 2022, la fece chiamare improvvisamente dalla reception della struttura dove abitava con la famiglia. "Aveva con sé una pistola e disse che dovevo andare al commissariato senza dare spiegazioni", ha raccontato la donna, descrivendo un clima di intimidazione che avrebbe segnato profondamente quei giorni drammatici. Gangi frequentava Torano come luogo di villeggiatura e conosceva la famiglia Orlandi, elemento che alimentò sospetti e speculazioni sul suo ruolo nella vicenda.

La caccia alla BMW verde tundra partì dalle testimonianze incrociate di un vigile urbano e un poliziotto in servizio davanti al Senato il giorno della scomparsa. I due riferirono di aver visto un uomo sulla trentina accanto al veicolo che aveva fatto salire Emanuela. Gangi individuò rapidamente un'auto corrispondente in zona Nomentana, con un particolare inquietante: aveva un finestrino rotto. L'ipotesi dello 007 era agghiacciante: la ragazza avrebbe potuto spaccare il vetro nel disperato tentativo di fuggire dai suoi rapitori.

"In quel periodo vivevo insieme alla mia famiglia in un residence e Gangi mi fece chiamare dalla reception. Aveva con sé una pistola"

Secondo gli accertamenti dell'agente segreto, quella BMW sarebbe stata lasciata in un'officina proprio da una signora bionda residente al residence Mallia, che si sarebbe giustificata dicendo che il danno era dovuto a un incidente stradale. La donna protestò energicamente con i servizi segreti per essere stata coinvolta in un'indagine così delicata. Ora, davanti alla commissione parlamentare, Dolores Brugnoli ha però smentito categoricamente diversi elementi di quella ricostruzione: all'epoca possedeva una Golf GT e non una BMW, ha precisato, e non è mai andata in un'officina con l'auto che le era stata prestata.

Il nodo centrale della sua testimonianza riguarda proprio un'altra BMW, quella che un amico di famiglia le avrebbe prestato in un'occasione in cui la sua macchina non partiva. Ma qui emerge la contraddizione che potrebbe riaprire completamente il caso: quell'auto era gialla, non verde tundra come quella descritta dai testimoni oculari e cercata ossessivamente da Gangi. Si tratta di un errore investigativo iniziale, di una depistaggio o semplicemente di due veicoli diversi che si sono sovrapposti nella ricostruzione degli eventi?

L'audizione della Brugnoli rappresenta un tassello fondamentale per la commissione d'inchiesta che sta cercando di dipanare quarant'anni di misteri, depistaggi e silenzi sul sequestro della cittadina vaticana. La vicenda della BMW, con le sue sfumature cromatiche apparentemente inconciliabili, testimonia quanto sia ancora lungo e tortuoso il percorso verso la verità su cosa accadde realmente a Emanuela Orlandi in quel pomeriggio d'estate del 1983. La commissione dovrà ora verificare se esistano documenti che attestino l'esistenza di entrambe le auto e ricostruire con precisione chi vide cosa, quando e dove, in un intricato gioco di specchi dove ogni dettaglio può fare la differenza tra una pista promettente e l'ennesimo vicolo cieco.

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