Il mistero della scomparsa di Emanuela Orlandi potrebbe essere legato a un oscuro giro di cinema per adulti degli anni '70 e '80. È questa la pista che la commissione bicamerale d'inchiesta guidata dal senatore Andrea De Priamo sta seguendo con crescente interesse, dopo aver raccolto elementi inquietanti che sembrano convergere verso il mondo dei "cinematografari" dell'epoca. Al centro dell'indagine ci sono un appunto scritto dalla quindicenne vaticana poche settimane prima di sparire nel nulla, la testimonianza di una donna del mondo dello spettacolo e una lussuosa automobile tedesca avvistata nel luogo e nel momento cruciali.
Lo scorso 10 febbraio, i parlamentari hanno ascoltato Maura Giovedì, all'epoca definita nei documenti ufficiali come "generica nel mondo dello spettacolo". La donna ha rivelato dettagli agghiaccianti: nei giorni immediatamente successivi alla scomparsa di Emanuela, avvenuta il 22 giugno 1983, sarebbe stata avvicinata da un uomo descritto come "alto, robusto e sfacciato" che le avrebbe proposto di partecipare a film pornografici con il pretesto di fare pubblicità. L'uomo, che si presentava come Felix Werner, la contattò in un bar di piazza Navona con modalità aggressive.
Secondo quanto ricostruito dal Corriere della Sera, Werner era un individuo di origini polacche specializzato nell'adescare giovani donne per introdurle nel giro del cinema hard. La sua strategia prevedeva stratagemmi e false promesse per circuire ragazze vulnerabili. Giovedì ha dichiarato di aver rifiutato la proposta, ma la sua testimonianza ha acceso una lampadina negli investigatori.
L'attenzione dei commissari si è concentrata su diversi nomi del cinema di genere italiano degli anni '70: oltre alla stessa Giovedì, figurano Patrizia De Lellis e suo marito Alfonso Montesanti, tecnico del suono. Ma il nome che ricorre con maggiore insistenza è quello di Bruno Mattei, prolifico regista di B-movie che, secondo De Priamo, "aveva dei contatti con alcuni studenti della scuola di musica frequentata da Emanuela".
Ed è qui che emerge il primo elemento davvero esplosivo: tra le carte dell'inchiesta è riemerso un appunto scritto dalla stessa Emanuela Orlandi circa un mese prima della scomparsa. Sul suo diario personale, la quindicenne aveva annotato con grafia minuta: "Cineforum – Montaggio delle Attrazioni – via Cassia – spettacolo teatrale". L'evento Il montaggio delle attrazioni si svolgeva in un punto di via Cassia non molto distante dall'abitazione di Bruno Mattei. Una coincidenza inquietante che i deputati della commissione stanno ora cercando di approfondire.
Ma c'è un terzo elemento che potrebbe legare tutti i puntini: una BMW di lusso. L'autovettura era stata notata dal vigile Sambuco e dall'agente Bosco proprio davanti a Palazzo Madama il 22 giugno 1983, con accanto una ragazza che conversava con un giovane dall'aspetto distinto. Poche settimane dopo la scomparsa di Emanuela, l'agente segreto Giulio Gangi aveva cercato di risalire al proprietario del veicolo, arrivando fino al residence Mallia della Balduina dove alloggiava una donna che però si rifiutò di rivelare l'identità del proprietario della BMW. Oggi emerge che anche Bruno Mattei possedeva un'automobile dello stesso modello.
I tre elementi – l'appunto sul diario, la testimonianza di Maura Giovedì sul reclutatore di giovani donne per film hard, e la BMW collegabile a Mattei – stanno ora convergendo in un'unica direzione investigativa. La commissione bicamerale sta cercando di stabilire se esistano collegamenti concreti tra questi indizi e se la quindicenne possa essere stata adescata da qualcuno legato a quel mondo opaco del cinema per adulti romano degli anni '80.
Va sottolineato che Pietro Orlandi, fratello di Emanuela che da oltre quarant'anni non ha mai smesso di cercare la verità, respinge con forza l'ipotesi che la sorella possa essere stata inghiottita nel vortice del cinema pornografico. Tuttavia, gli inquirenti ritengono necessario verificare ogni pista, per quanto scomoda o dolorosa possa risultare per i familiari. La commissione continuerà ad approfondire questa linea investigativa nelle prossime settimane, incrociando testimonianze e documenti d'archivio per stabilire se dietro uno dei misteri più inquietanti della Repubblica italiana si celi davvero l'ombra oscura dei "cinematografari".
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