Cinque mesi dopo quella lite televisiva che fece il giro del web, Enzo Iacchetti torna a parlare dello scontro con Eyal Mizrahi avvenuto a È sempre Cartabianca e lo fa con dichiarazioni forti che pesano come macigni. Il celebre volto di Striscia La Notizia ha raccontato a La Stampa di aver ricevuto centinaia di insulti recapitati alla redazione del tg satirico di Canale 5, trasformandosi nel bersaglio di una vera e propria campagna d'odio dopo quella serata del 16 settembre 2024. Ma non è solo questo a far riflettere il conduttore: l'assordante silenzio della sinistra dopo quell'episodio ha contribuito a chiudere definitivamente la porta a una sua possibile discesa in politica.
Lo scontro era esploso in diretta durante una puntata dedicata alla guerra a Gaza, quando Iacchetti si era trovato faccia a faccia con Mizrahi, presidente della Federazione Amici di Israele. La discussione aveva preso una piega infuocata dopo che il conduttore aveva sostenuto che non si potesse parlare di guerra vera e propria: "C'è solo un esercito. Nessuno deve contraddire la verità che stiamo vedendo da mesi", aveva dichiarato riferendosi alle migliaia di vittime civili, in particolare bambini. La risposta di Mizrahi, che lo aveva accusato di essere fascista, aveva fatto perdere completamente la pazienza al comico milanese, che era arrivato persino a minacciare: "Ti prendo a pugni".
Il video della lite era diventato virale in poche ore, scatenando un dibattito acceso sui social. Il giorno dopo, Iacchetti non aveva fatto passi indietro, spiegando pubblicamente di non pentirsi di quanto detto perché si era trovato davanti "un provocatore bugiardo". A far scattare la sua reazione era stata una domanda che ancora oggi definisce insopportabile: quando gli era stato chiesto di definire cosa intendesse per "bambini" uccisi a Gaza, qualcosa si era rotto.
Nell'intervista a La Stampa, Iacchetti ha rivelato l'impatto di quella serata sulla sua vita professionale. La redazione di Striscia La Notizia è stata letteralmente bombardata di messaggi di odio nei suoi confronti, centinaia di insulti che secondo il conduttore sono arrivati perché "Striscia dà fastidio ed è stato preso di mira il più debole". Il comico ha ammesso di essere tornato per un attimo "il giovane testa calda degli anni 70", precisando però che non avrebbe mai davvero aspettato Mizrahi sotto casa, come aveva lasciato intendere nel momento di massima tensione.
Ma è sul fronte politico che le parole di Iacchetti assumono un peso particolare. Nonostante le voci su un suo possibile impegno politico, il conduttore ha chiuso categoricamente la porta a questa ipotesi. Oltre agli impegni professionali già pianificati fino al 2029 con un tour teatrale, c'è una ragione più profonda che lo allontana dalla politica: il silenzio della sinistra. "Non si è mai fatta sentire: nessuno mi ha scritto un messaggio di solidarietà dopo la puntata a Cartabianca", ha spiegato con amarezza.
La riflessione si allarga poi a un tema più generale e preoccupante secondo l'attore: quello del totalitarismo e della mancanza di solidarietà. Per Iacchetti, l'assenza di una rete di sostegno tra chi dovrebbe condividere determinati valori rappresenta un pericolo concreto. "Se non siamo solidali lasceremo lo spazio solo ai dittatori", ha concluso il conduttore, che continua a presidiare le serate del nuovo format serale del tg satirico di Antonio Ricci. Una dichiarazione che suona come un monito e che dimostra come quella lite televisiva abbia lasciato cicatrici più profonde del previsto, non solo sul piano personale ma anche su quello della fiducia nel mondo politico e culturale che avrebbe dovuto rappresentarlo.
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