Evita Polidoro: "Ho imparato a dire no e stare bene"

La batterista romana rinasce dopo il burnout del 2023 con due singoli che segnano un nuovo inizio: più consapevole, libera dai compromessi e fedele a se stessa.

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Autore: Redazione ,
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Nel pieno della sua carriera, tra collaborazioni di prestigio e tour che la vedevano protagonista, Evita Polidoro si è fermata. Non per scelta, ma perché il corpo e la mente hanno smesso di reggere il peso di anni vissuti a ritmi insostenibili. Un burnout devastante, quello che la batterista e cantautrice romana ha attraversato all'inizio del 2023, che l'ha costretta a rimettere in discussione tutto: la musica, le relazioni, il senso stesso del suo percorso artistico. Da quella crisi profonda nascono comelecosechenonvogliofare e I See Big Changes, i due nuovi singoli che segnano la rinascita di un'artista più consapevole, meno disposta a dire sì per compiacere gli altri, più decisa a seguire la propria strada. Un percorso di ritrovamento che passa attraverso la produzione in autonomia, l'omaggio al post-punk che l'ha formata e una collaborazione a distanza con Lee Ranaldo dei Sonic Youth, icona di quella libertà creativa che Evita rivendica come cifra stilistica del suo nuovo capitolo.

In questa intervista esclusiva per Virgilio Notizie, Polidoro si racconta senza filtri, partendo proprio da quella crisi che avrebbe potuto spezzarle la carriera: "Non ce la facevo più. Non reggeva il corpo, non reggeva la testa. E con loro, nemmeno la musica". Una sincerità rara, che emerge quando descrive il momento in cui ha perso l'entusiasmo, quel motore che l'aveva sempre spinta avanti. "È difficilissimo accettarlo. Sai che è solo un momento, ma ci sei dentro e ti sembra eterno", ammette, spiegando come la terapia e il supporto di una rete affettiva solida l'abbiano aiutata a risalire. Una frase del suo psicologo, in particolare, le è rimasta impressa: "Questa è la rincorsa prima del grande salto". Parole che risuonavano anche con una canzone che aveva scritto ai tempi di Sanremo Giovani, una coincidenza che le ha ridato fiato proprio quando ne aveva più bisogno.

comelecosechenonvogliofare nasce proprio in quel periodo di transizione, all'inizio del 2024, quando Evita cominciava a percepire i primi segnali di un malessere profondo. "Il mio corpo mi mandava segnali: forse dovevo fare delle scelte, cambiare alcune amicizie, certe dinamiche", racconta. Il brano ruota attorno al tema del dire "no", una conquista recente per l'artista: "Dire 'no' è difficile. Ma da quando ho iniziato a farlo, sto molto meglio. Nell'ultimo anno ci ho lavorato". Una presa di posizione che nel mondo musicale diventa ancora più complicata, dove la pressione a conformarsi e a dire sempre sì è costante. Eppure Polidoro rivendica la sua coerenza: "Non riuscirei a fare qualcosa che va contro il mio gusto o le mie esigenze". Un lusso che può permettersi anche grazie al supporto di Columbia Records, che ha accettato di seguirla in un progetto più personale, forse meno commerciale, ma decisamente più autentico.

Non riuscirei a fare qualcosa che va contro il mio gusto o le mie esigenze. Per fortuna ho una squadra che mi sostiene in questo

La svolta è arrivata anche sul piano produttivo: per la prima volta, Evita ha curato personalmente la produzione del brano, un passo importante verso l'indipendenza creativa. "Ho iniziato a usare il computer con curiosità, anche se non ho una mente particolarmente tecnica", spiega con quella sincerità autoironica che la caratterizza. Un'apertura a nuovi strumenti – computer, sintetizzatori – che integra la batteria, il suo strumento principale, e che nasce dall'esigenza di sperimentare nella dimensione più intima: la sua stanza, senza studio o sala prove. È proprio da quella dimensione casalinga, grezza, che nasce I See Big Changes, il secondo singolo che rappresenta un omaggio dichiarato al post-punk e alla sperimentazione che ha sempre amato. Il pezzo porta la firma anche di Lee Ranaldo, chitarrista storico dei Sonic Youth, una collaborazione nata a distanza ma che Evita spera di trasformare in un incontro reale: "Probabilmente verrà in Italia in primavera per alcuni concerti, e spero davvero di riuscire almeno a scambiare due parole, a stringergli la mano".

Il sound di I See Big Changes è volutamente distante dal pop mainstream, una direzione che Polidoro sente profondamente sua: "È nato nella mia stanza, come uno dei primi esperimenti di pre-produzione: ho registrato da sola basso e chitarre, con suoni volutamente grezzi". L'influenza di NEROVIVO, il suo disco d'esordio fortemente sperimentale, è evidente, ma con una consapevolezza nuova. "La ricerca di apertura e libertà è la stessa. Voglio tenermi aperta, non definirmi troppo", sottolinea, anticipando che il disco completo mostrerà tutte le sfaccettature della sua identità artistica, dal rock al jazz, passando per sonorità più ambientali. Tra i suoi sogni c'è quello di comporre una colonna sonora, un grido che lancia senza mezzi termini: "CHIAMATEMI, VI PREGO. È un grido disperato, ma ci credo".

Essere una batterista donna nel panorama musicale italiano resta una sfida quotidiana. Polidoro non nasconde il fastidio per i pregiudizi che ancora circolano: "C'è ancora l'idea che una musicista donna debba per forza essere la cantante. È una cosa che mi stanca e mi infastidisce". Racconta episodi di sessismo velato, come quello di una fotografa che le disse: "Hai visto quante belle esperienze stai facendo… visto che sei donna", o di un fonico che dopo un concerto le confessò: "Comunque sei brava, non pensavo riuscissi ad arrivare fino alla fine". Frasi che all'inizio la facevano dubitare del suo valore, ma che ora ha imparato ad affrontare: "Con il tempo ho imparato a scacciarli, ma all'inizio, soprattutto nei primi ingaggi, quei dubbi erano molto presenti".

Il ritorno dal vivo ha rappresentato un altro traguardo importante. A gennaio è salita sul palco dell'Eurosonic, uno dei festival europei più prestigiosi per la nuova musica: un'esperienza vissuta quasi in trance, tra soundcheck velocissimi e l'adrenalina del momento. "Eravamo davvero all'Eurosonic, un festival incredibile. E sono felice di esserci stata", dice, sottolineando quanto fosse importante esserci dopo aver dovuto rinunciare l'anno precedente per motivi di salute. Il palco, oggi, è tornato a essere un luogo dove sente quella "ansia sana" che aveva perso nei momenti di routine: "Prima era diventato tutto più meccanico. Adesso invece sento di nuovo quella scarica, quell'adrenalina". Prima di salire sul palco si prende sempre due minuti da sola, per respirare e concentrarsi, poi scherza con la band per alleggerire la tensione. Una volta lì, però, sa che deve lasciar andare tutto: "Mi è successo anche di commuovermi durante il primo pezzo, proprio per liberarmi".

Guardando al futuro, Evita Polidoro ha imparato a gestire le aspettative senza perdere l'ambizione. Pensa già ai prossimi brani, a nuove collaborazioni, magari con il mondo jazz toscano che aveva temporaneamente accantonato. Vuole continuare a stare in più mondi contemporaneamente – rock, pop, jazz – ma con una differenza fondamentale rispetto al passato: "Senza sfinirmi come ho fatto in passato, ma scegliendo con cura dove voglio essere". L'uscita dell'album completo sarà il momento in cui tutto prenderà forma definitiva: "Ha una struttura circolare, come NEROVIVO. Dall'inizio alla fine c'è un filo che tiene insieme ogni pezzo. È un racconto, un percorso. E credo che oggi ci sia davvero bisogno di raccontare così". Una rivendicazione dell'album come opera compiuta, in un'epoca dominata dai singoli, che rivela la sua natura di artista che pensa in grande, che vuole costruire narrazioni complete, che non ha paura di mostrarsi vulnerabile ma che ha ritrovato la forza di farlo alle sue condizioni.

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