Il mondo politico si scaglia contro Fabrizio Corona dopo le dichiarazioni shock rilasciate nel podcast Falsissimo su YouTube, dove l'ex re dei paparazzi ha lanciato pesanti accuse contro Mediaset e i suoi vertici. L'imprenditore 51enne ha messo in discussione l'orientamento sessuale dell'amministratore delegato Pier Silvio Berlusconi, ha sostenuto che Marina Berlusconi starebbe orchestrando l'esclusione televisiva di Barbara d'Urso e ha insinuato comportamenti poco trasparenti da parte di figure apicali dell'azienda del Biscione. Una slavina di critiche che ha spinto Forza Italia a una difesa compatta, mentre Mediaset ha risposto con una nota durissima parlando di confine oltrepassato tra libertà di espressione e diffamazione.
Il capogruppo di Forza Italia alla Camera, Paolo Barelli, non ha usato mezzi termini definendo "grave" quanto diffuso da Corona, accusandolo di aver alimentato "pettegolezzi volgari" attraverso "espedienti e congetture pruriginose". Secondo il deputato, l'ex paparazzo avrebbe tentato di minare l'immagine di un'azienda e di manager protagonisti di successi imprenditoriali riconosciuti. Barelli ha rimarcato che la libertà di stampa non può trasformarsi in libertà di diffamare, sottolineando come questo metodo debba essere combattuto e arginato, soprattutto quando colpisce persone esposte pubblicamente.
Sulla stessa lunghezza d'onda il senatore Maurizio Gasparri, che ha richiamato le vicende giudiziarie di Corona per ribadire un principio fondamentale: la libertà di espressione non può trasformarsi in aggressione alla reputazione altrui. Il parlamentare ha tracciato una linea netta affermando che "la critica è legittima, il fango no", esprimendo solidarietà al Gruppo Mediaset e lanciando un appello ai colossi del web affinché si assumano la responsabilità di ciò che ospitano sulle loro piattaforme, specialmente quando l'odio e la delegittimazione diventano strumenti per ottenere visibilità.
Anche Matteo Perego di Cremnago, sottosegretario di Stato alla Difesa, ha parlato di "squallido attacco", definendo diffamatorio il tentativo di fare spettacolo e audience ricavandone profitti. Il rappresentante di Forza Italia ha sottolineato come questo rappresenti un volgare attentato alla libertà di stampa, valore che deve sempre tutelare il rispetto della verità e della persona. Concetti ribaditi dal portavoce nazionale del partito Raffaele Nevi, che ha evidenziato come le recenti vicende giudiziarie che coinvolgono Corona pongano l'accento su un confine invalicabile: quello tra espressione del pensiero e aggressione gratuita alla reputazione altrui.
A fare quadrato attorno a Mediaset è intervenuto anche il presidente della Calabria e vice segretario forzista Roberto Occhiuto, che ha rivolto parole di solidarietà ai vertici dell'azienda e ai professionisti che vi lavorano. Il governatore ha definito gli attacchi subiti completamente estranei al legittimo esercizio della libertà di espressione, accusando Corona di cercare solo facile visibilità e facili guadagni attraverso la costruzione di teoremi lontani dalla realtà e fondati su falsità, alimentando disinformazione e delegittimazione.
La risposta ufficiale di Mediaset non si è fatta attendere. L'azienda ha diramato una nota categorica in cui ha chiarito che "la libertà di espressione non è, e non sarà mai, libertà di diffamazione, di gogna mediatica o di sistematica distruzione delle persone". Una presa di posizione netta che segna il confine tra informazione e attacco personale, in un momento in cui il dibattito sulla responsabilità delle piattaforme digitali nella diffusione di contenuti diffamatori si fa sempre più acceso.
La vicenda riaccende i riflettori sul delicato equilibrio tra libertà di parola e tutela della reputazione nell'era digitale, dove podcast e piattaforme online permettono una diffusione istantanea e globale di contenuti che, secondo la compagine politica di Forza Italia, oltrepassano ampiamente i confini del diritto di cronaca e critica. Resta da vedere se dalle dichiarazioni di Corona scaturiranno conseguenze legali, mentre il dibattito sulla regolamentazione dei contenuti digitali si arricchisce di un nuovo capitolo controverso.