Francesca Valtorta: "Gli psicofarmaci mi hanno salvato"

L'attrice racconta il suo percorso attraverso il malessere psicologico, l'uso di antidepressivi e la terapia che l'ha aiutata a ritrovare l'equilibrio.

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Autore: Redazione ,
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Francesca Valtorta, volto noto del pubblico televisivo italiano e tra le protagoniste della nuova serie di Canale 5 Una nuova vita, ha scelto di aprire il proprio cuore con una confessione potente e coraggiosa. L'attrice ha raccontato senza filtri gli anni più bui della sua vita, un periodo segnato da un profondo malessere psicologico, l'uso di antidepressivi e un lungo percorso terapeutico che l'ha portata, oggi, a ritrovare finalmente l'equilibrio. A pochi giorni dal suo quarantesimo compleanno, che festeggerà significativamente a teatro in tournée con lo spettacolo Uno, nessuno, centomila, l'attrice ha scelto di parlare apertamente di salute mentale, psicofarmaci e dell'importanza di chiedere aiuto, con l'obiettivo di abbattere gli stigmi ancora troppo radicati nella società.

«Facevo una fatica tremenda a vivere», racconta Valtorta descrivendo quel lungo periodo caratterizzato da crisi ricorrenti e un'oscurità che sembrava non voler passare. L'attrice utilizza una metafora efficace per spiegare la propria fragilità: «Se tu sei un albero, rimani ben radicato al suolo, anche se le tempeste ti fanno scuotere i rami. Invece, io ero in uno stato di completa fragilità: ogni volta che mi accadeva qualcosa, mi sradicavo e poi, con fatica, dovevo radicarmi di nuovo». Il malessere aveva radici profonde e molteplici: la mancata elaborazione del lutto per la morte del padre nel 2011, quando aveva solo 25 anni, uno stop improvviso al lavoro dopo una serie che avrebbe dovuto rappresentare la sua grande opportunità, la fine di una relazione durata dieci anni e un rapporto sempre più conflittuale con la madre.

Il padre di Francesca aveva convissuto con il mieloma per ben dodici anni prima di morire, un periodo che ha segnato profondamente l'adolescenza e la giovinezza dell'attrice. «Sono cresciuta vivendo cose anche molto pesanti, ma all'epoca facevo finta di nulla. Nascondevo i miei dolori, come la polvere sotto il tappeto», spiega. Il giorno dopo la morte del padre, la sua agente la chiamò per comunicarle di essere stata scelta per Immaturi - Il viaggio. Partì subito per la Grecia e il lavoro divenne un'ancora di salvezza apparente, uno strumento per esorcizzare il dolore e non pensare a quello che stava succedendo. «Il lavoro ha finito per diventare qualcosa di molto importante perché compensava l'altra parte della mia vita che non c'era più», racconta con lucidità.

«Mi svegliavo la mattina e piangevo, ero costantemente triste e speravo di sparire. Mi dicevo: non voglio morire, ma se in questo momento avessi un pulsante che mi permette di non esistere più, lo spingerei sicuramente»

Quando la serie che pensava le avrebbe dato visibilità e nuove opportunità andò male e le occasioni iniziarono a scarseggiare, tutto crollò. «È stato come scoperchiare il vaso di Pandora», ammette. La crisi identitaria fu devastante: non riconosceva più il proprio valore, viveva una sensazione di corrosione interiore continua, persino il suo volto le appariva stravolto quando si guardava allo specchio. Decise così di tornare in analisi, dove aveva già intrapreso un percorso anni prima. Ma questa volta la situazione era diversa: «La mia analista mi disse: "Guarda, Francesca, io non riesco a lavorare con te perché qualsiasi cosa io ti dica, tu sei negativa, vedi tutto nero, sei sicura che andrà tutto male"».

Su consiglio della psicologa, Valtorta si rivolse a uno psichiatra che le prescrisse un antidepressivo. «Quello è stato un assoluto punto di svolta», dichiara senza esitazioni. Inizialmente, come molti, aveva avuto delle remore: «Pensi di non averne bisogno, di potercela fare da sola». Ma affidarsi al percorso terapeutico si rivelò la scelta giusta. «L'antidepressivo mi ha permesso di ritornare lucida, di intraprendere un percorso di consapevolezza rispetto a ciò che mi serviva per stare bene, di vedere le cose davvero per com'erano e non soffermarmi più solo sul lato negativo». L'attrice spiega che il suo malessere aveva anche una componente fisiologica: «Come poi ho imparato, quando viviamo questi periodi, il nostro corpo produce meno serotonina, l'ormone che ci permette di stare su. Se non riequilibriamo quel livello, continuiamo a stare male: è come una via senza uscita».

La decisione di parlare pubblicamente dell'uso di psicofarmaci nasce dalla volontà di combattere lo stigma ancora troppo diffuso. «Vorrei che non ci fosse più un pregiudizio rispetto all'uso di questi medicinali», afferma con determinazione. La riflessione è nata dopo una battuta scherzosa con un amico: «Gli dissi: "Certo, con un po' di Prozac viene meglio". Lui mi chiese se poteva parlarne su Instagram, citandomi. E lì mi sono detta: ma perché questo timore? Cosa sto facendo di male? Non sto assumendo alcuna sostanza illegale, mi sto semplicemente curando». L'attrice tiene a precisare di non voler minimizzare chi affronta patologie più gravi con effetti collaterali pesanti, ma rivendica il diritto di normalizzare la cura della propria salute mentale.

Uno degli aspetti più toccanti del suo racconto riguarda il rapporto con la madre, completamente trasformato grazie al percorso terapeutico. «Ero sempre arrabbiata e aggressiva con lei perché pensavo che mi avrebbe lasciata, abbandonata così come aveva fatto mio padre. Non potevo più permettermelo», confessa. Oggi il loro legame è profondamente cambiato: hanno recuperato quegli anni difficili e da poco hanno persino iniziato una "terapia di coppia" insieme. «Ci teniamo tantissimo a questo rapporto e vogliamo viverlo nel modo più sano e bello possibile», racconta con evidente commozione.

Sul fronte sentimentale, invece, Valtorta è categorica: «Saracinesca completamente chiusa», scherza. Dopo la fine della relazione decennale e una serie di esperienze deludenti, l'attrice ha scelto la solitudine consapevole. «Sono stufa marcia di avere a che fare con persone irrisolte, con uomini incapaci di avere rapporti umani normali», dichiara senza mezzi termini. Si riferisce in particolare a quei comportamenti ormai tristemente comuni nel panorama delle relazioni moderne: «Un giorno ti parlano, sono tutti presi, il giorno dopo ti fanno ghosting e spariscono. Questi comportamenti, dal punto di vista umano, sono di una violenza inaudita». Il suo carattere irruento non ammette mezze misure: «O mi piace tantissimo una persona e sono molto presa o rimango completamente da sola. Per me, o tutto o niente».

Oggi, alla vigilia dei quarant'anni che festeggerà significativamente sul palco durante la tournée teatrale, Francesca Valtorta si definisce «in equilibrio» per la prima volta nella sua vita. «È un periodo bellissimo perché mi sento sempre in mezzo al mare, ma ora sono sostenuta, rimango a galla non annaspando, respiro, mi guardo intorno e ho la sensazione di essere finalmente padrona di me stessa», racconta con una serenità palpabile. Il teatro, che l'ha sostenuta nei momenti più difficili quando cinema e televisione si erano fatti più distanti, rappresenta ancora oggi la sua salvezza: con il Teatro Ghione ha portato in scena tre spettacoli a cui è particolarmente affezionata. «Con il teatro ho davvero un legame sentimentale molto forte», confessa.

L'attrice sta vivendo anche un momento di ripartenza professionale: ha recentemente chiuso il cerchio con il suo ritorno a Il Paradiso delle Signore, la serie cult di Rai 1 che l'aveva lanciata, e ora è protagonista della nuova fiction di Canale 5. Ma più di ogni successo lavorativo, conta la consapevolezza raggiunta. «Adesso mi guardo allo specchio e vedo una persona di cui essere assolutamente fiera. E non mi era mai successo prima», conclude con emozione. Sulla soglia dei quarant'anni, Valtorta arriva con una presenza e una consapevolezza completamente nuove: «Le cifre tonde così sono un po' traumatiche. Io sono grata di esserci arrivata ora, con questo animo… fossero arrivati prima, sarebbero stati dolori». Una testimonianza di rinascita che, attraverso la condivisione del proprio dolore e della propria guarigione, può rappresentare un faro di speranza per chi sta affrontando percorsi simili.

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