Il processo per il duplice omicidio di Villa Pamphili ha avuto un esordio agghiacciante. Nell'aula della Corte d'Assise di Roma, Francis Kaufmann si è presentato con la testa rasata, lo sguardo assente e una dichiarazione che ha gelato i presenti: "Mi chiamo Rexal Ford". L'americano accusato della morte di Anastasia Trofimova e della piccola Andromeda ha scelto di identificarsi con uno degli pseudonimi che usava quando si spacciava per regista affermato, rifiutando persino di riconoscere la propria identità anagrafica davanti alla presidente del tribunale.
Le immagini della prima udienza, trasmesse da Dentro La Notizia il 2 febbraio su Rai, mostrano un uomo profondamente cambiato rispetto al momento dell'arresto. Vestito con un maglione nero, Kaufmann ha mantenuto un atteggiamento "poco lucido" per tutta la durata dell'udienza, alternando momenti di distacco a episodi ancora più inquietanti. Secondo quanto rivelato dal Tg1, l'imputato sarebbe stato visto ridere in aula, un comportamento che ha scosso gli osservatori presenti in tribunale.
Paolo Foti, legale della difesa, ha confermato ai giornalisti che il suo assistito ha parlottato con lui di "discorsi campati in aria" che non avevano alcuna attinenza con il procedimento giudiziario. Una condotta che ha spinto la difesa a richiedere una perizia psichiatrica per stabilire se Kaufmann sia in condizioni psichiche idonee ad affrontare il processo. Il pubblico ministero, che rappresenta l'accusa, ha riconosciuto che il quadro psichico dell'imputato risulta compromesso dopo i mesi di detenzione, ma ha sottolineato che la sua capacità di intendere e volere non sarebbe intaccata allo stesso modo.
Questa frase, pronunciata da Kaufmann davanti alla corte, è la stessa che l'americano aveva ripetuto agli inquirenti al momento dell'arresto. Una strategia difensiva che sembra voler screditare l'intero impianto accusatorio, ma che stride con la drammaticità dei fatti contestati. Il 7 giugno 2025, i corpi senza vita di Anastasia Trofimova e della figlia Andromeda erano stati ritrovati tra i cespugli di Villa Pamphili, il polmone verde della Capitale, nascosti a pochi metri di distanza l'uno dall'altro, privi di indumenti e documenti.
L'identificazione della donna era avvenuta solo grazie ai tatuaggi, le cui immagini erano state diffuse dalla Procura di Roma e riconosciute dalla madre in Russia, che da tempo non aveva più notizie della figlia. Le indagini avevano rapidamente portato gli investigatori a concentrarsi su un americano fuggito in Grecia, dove Kaufmann era stato catturato. Prima della fuga e della tragedia, l'uomo era stato fermato almeno tre volte dalle forze dell'ordine nelle vie di Roma per comportamenti alterati dovuti all'abuso di alcol.
Kaufmann non ha mai confessato il proprio coinvolgimento negli omicidi. Ora, mentre la difesa punta sulla compromissione psichica per ottenere una perizia che potrebbe modificare l'iter processuale, l'accusa prepara il suo impianto probatorio basato su testimonianze e filmati delle videocamere di sorveglianza del centro storico romano. Il processo entra nel vivo con una domanda che aleggia nell'aula della Corte d'Assise: chi è davvero l'uomo seduto sul banco degli imputati, Francis Kaufmann o Rexal Ford?
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