Garlasco, Giada Bocellari attacca Luciano Garofano

Scontro tra l'avvocata di Stasi e l'ex generale dei Ris durante Ore 14 su Rai 2. Al centro del dibattito la bicicletta nera e i pedali con tracce di DNA.

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Autore: Redazione ,
Attualità
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La tensione è esplosa in diretta televisiva quando due visioni opposte sul caso Garlasco si sono scontrate frontalmente negli studi di Ore 14, il programma condotto da Milo Infante su Rai 2. Protagonisti di un acceso confronto l'avvocata di Alberto Stasi, Giada Bocellari, e l'ex generale dei Ris Luciano Garofano, già consulente della difesa di Andrea Sempio. Al centro della disputa, uno degli elementi più discussi dell'intera vicenda giudiziaria: la misteriosa bicicletta nera vista appoggiata al muro della villetta dei Poggi la mattina del 13 agosto 2007, giorno dell'omicidio di Chiara Poggi, e soprattutto la questione dei pedali della Umberto Dei in possesso di Stasi, sui quali furono rinvenute tracce di DNA.

Il confronto è deflagrato durante l'intervista al giudice Stefano Vitelli, che nel processo di primo grado aveva assolto Alberto Stasi per insufficienza di prove. Vitelli era ospite per parlare del suo libro "Il ragionevole dubbio su Garlasco", quando Bocellari gli ha posto una domanda diretta: perché non dispose il sequestro della bicicletta Umberto Dei della famiglia Stasi dopo la testimonianza di Franca Bermani, la vicina dei Poggi che dichiarò di aver visto quel velocipede nero il giorno del delitto?

La risposta del magistrato ha aperto uno squarcio sul ragionamento investigativo dell'epoca. Vitelli ha spiegato di essersi aspettato che la Bermani descrivesse proprio la Umberto Dei, ma dopo aver parlato con l'ispettore Marchetto si rese conto che la bicicletta vista dalla testimone non corrispondeva a quella in possesso di Stasi. Un dettaglio apparentemente secondario che ha contribuito a indirizzare le indagini iniziali.

Quando però Milo Infante ha affrontato la questione del DNA rinvenuto sui pedali della bicicletta di Stasi, sollevando il sospetto più volte ventilato che questi fossero stati sostituiti con altri "puliti", è scoppiato il caso. Luciano Garofano ha affermato con sicurezza che "della sostituzione dei pedali si parla nella sentenza dell'appello bis", scatenando l'immediata reazione di Giada Bocellari che lo ha interrotto seccamente.

"No, mi dispiace, è fuorviante. Sono stanca di sentire queste cose"

L'avvocata ha invitato l'ex generale a ricordare i fatti al di là di quanto scritto nelle sentenze, richiamando le consulenze tecniche che sconfessarono categoricamente lo scambio dei pedali. La questione è effettivamente più complessa di come spesso viene rappresentata. Secondo quanto riportato da La Provincia Pavese nell'ottobre 2014, durante il processo fu la parte civile, rappresentata dalla famiglia Poggi, a sostenere la teoria della sostituzione dei pedali con altri "puliti".

Tuttavia il sostituto procuratore Laura Barbaini, che rappresentava l'accusa, aveva concluso che i pedali della Umberto Dei erano originali, basandosi sulla data di fabbricazione, sulle strisce catarifrangenti e soprattutto sul lavoro dei tecnici da lei nominati. Un elemento fondamentale: secondo l'accusa stessa, lo scambio di pedali non ebbe mai luogo, rendendo la polemica su questo punto ancora più significativa nel dibattito pubblico sul caso.

Il giudice Stefano Vitelli ha chiuso il suo intervento ribadendo la sua posizione sul caso, specificando di non definirsi un "innocentista totale" nei confronti di Alberto Stasi. Il magistrato ha però sottolineato con forza i dubbi sull'impianto accusatorio che portò, nel 2015, alla condanna definitiva dell'allora 24enne. "Attenzione perché quello che sembra potrebbe non essere", ha ammonito Vitelli, soffermandosi sulle prove considerate decisive.

Per il giudice, elementi come il DNA di Stasi rinvenuto sul dispenser del sapone e l'impronta di scarpa a lui attribuita non possono essere considerati indizi dirimenti. "Fossero state tracce mie sarebbe stato gravissimo, perché sono uno sconosciuto, ma Stasi? Era sconosciuto?", ha argomentato il magistrato, sottolineando come la presenza di tracce biologiche dell'allora fidanzato di Chiara Poggi all'interno della villetta di via Pascoli 8 fosse del tutto giustificabile, dato che frequentava abitualmente quella casa.

Il caso Garlasco continua a dividere l'opinione pubblica e gli addetti ai lavori a distanza di quasi diciassette anni dal delitto. Alberto Stasi sconta attualmente l'ergastolo per l'omicidio di Chiara Poggi, ma il dibattito sulle prove, sulle indagini e sulla ricostruzione dei fatti resta acceso, come dimostra lo scontro andato in scena negli studi Rai.

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