Un dettaglio apparentemente insignificante rischia di riaccendere i riflettori su una delle decisioni più controverse nelle indagini sul delitto di Garlasco. A distanza di anni, Mattino Cinque torna a scavare nel caso che ha sconvolto l'opinione pubblica italiana, portando alla luce la vicenda di una scarpa ritrovata a pochi passi dalla villetta dei Poggi nell'aprile 2008, mai repertata ufficialmente e poi misteriosamente sparita. Un episodio che solleva interrogativi pesantissimi sulla gestione delle prove e sulla catena di custodia dei reperti, in un'inchiesta già segnata da polemiche e punti oscuri.
Nella puntata odierna del programma condotto da Federica Panicucci, l'inviato Emanuele Canta ha ricostruito passo dopo passo la storia di questo reperto fantasma. Il 4 aprile 2008, a pochi mesi dall'omicidio che aveva sconvolto la tranquilla cittadina lombarda, un cittadino stava raccogliendo ortaggi in campagna quando si imbatte in un mocassino parzialmente coperto da terra e fango. La scarpa, di misura 36-37, viene ritrovata a una distanza ravvicinata dall'abitazione teatro del delitto, in un periodo in cui ogni elemento poteva rivelarsi cruciale per le indagini.
Il testimone, intervistato nel servizio andato in onda su Canale 5, ha fornito dettagli precisi su quanto accaduto quel pomeriggio: "Ho trovato questa scarpa, era un mocassino 36-37 come misura. Non lo so di preciso perché non l'ho presa in mano, l'ho smossa un attimino con un pezzo di legno". Con il telefono scarico, l'uomo si reca in bicicletta dai vigili urbani in piazza per segnalare il ritrovamento, accompagnandoli poi sul posto. Il reperto viene effettivamente prelevato con i guanti, inserito in un sacchetto di plastica e portato al comando di Vigevano. Fin qui, sembrerebbe una procedura standard.
Ma è ciò che emerge successivamente a scatenare la tempesta. Secondo la SIT (Sommarie Informazioni Testimoniali) del 5 maggio 2008, la scarpa sarebbe stata ritenuta non pertinente e gettata nei rifiuti urbani senza essere nemmeno fotografata, tantomeno acquisita formalmente come reperto. Una decisione che oggi appare incredibilmente superficiale, considerando la vicinanza temporale e geografica al delitto. Il testimone conferma inoltre un dettaglio inquietante: "No, non mi hanno fatto firmare niente". Nessun verbale di ritrovamento, nessuna documentazione ufficiale dell'operazione.
La situazione si complica ulteriormente quando Canta contatta telefonicamente uno dei vigili coinvolti all'epoca. Le versioni iniziano a scontrarsi in modo imbarazzante. Inizialmente il vigile sostiene che la scarpa non fosse stata prelevata, contraddicendo apertamente il racconto del testimone. Poi, "facendo mente locale", cambia versione: "L'abbiamo portata ai carabinieri". Ma anche in questo caso non esistono tracce di verbali o di prese in carico ufficiali. Un limbo documentale che solleva interrogativi inquietanti sulla gestione delle prove.
Quando l'inviato di Mattino Cinque cita esplicitamente quanto scritto nella SIT firmata all'epoca, dove si parla chiaramente di una scarpa portata al comando e poi eliminata, il vigile mostra esitazioni evidenti: "Ehm, non so ora mi fa venire il sospetto". La giustificazione fornita è che si trattasse di una scarpa rovinata, apparentemente vecchia di anni, quindi ritenuta inutile per l'indagine. Una valutazione puramente soggettiva, presa sul momento, senza il supporto di analisi tecniche o autorizzazione dei magistrati inquirenti.
Il parallelo tracciato da Panicucci in studio è inevitabile e inquietante: "Mi ricorda quello che è accaduto su quella bicicletta che è stata ritrovata nel retro di casa Poggi, in via Toledo. Mi sembrano simili come situazioni". Un riferimento a un altro caso di reperto gestito in modo discutibile, che alimenta il sospetto di una leggerezza sistematica nelle prime fasi investigative. La conduttrice sottolinea come si sia trattata di una decisione personale, una valutazione personale, senza seguire i protocolli standard che avrebbero dovuto prevedere l'acquisizione, la catalogazione e l'analisi di qualsiasi elemento trovato nelle vicinanze della scena del crimine.
Il caso di Garlasco, che ha visto Alberto Stasi condannato in via definitiva all'ergastolo per l'omicidio di Chiara Poggi, continua a sollevare dubbi e polemiche sulla condotta delle indagini. Questa nuova rivelazione sulla scarpa sparita si aggiunge a un lungo elenco di elementi controversi che hanno caratterizzato l'inchiesta: dalla famosa impronta sulla scena del crimine alle testimonianze contraddittorie, fino alla gestione di altri reperti. Ogni volta che emergono dettagli come questo, l'opinione pubblica si divide tra chi vede confermate le proprie perplessità sull'intera ricostruzione dei fatti e chi considera questi elementi marginali rispetto al quadro accusatorio complessivo.
La trasmissione di Mediaset continua quindi il suo lavoro di approfondimento su uno dei cold case più discussi della cronaca nera italiana, mantenendo viva l'attenzione su aspetti procedurali che, pur apparentemente secondari, raccontano molto del clima investigativo e delle scelte compiute nei mesi cruciali successivi al delitto. La vicenda della scarpa fantasma rappresenta l'ennesimo capitolo di una storia giudiziaria che, nonostante la sentenza definitiva, continua a non trovare pace nell'opinione pubblica e nei media.
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