Genova, "Faccetta nera" al Luna Park: condanna

Al Winter Park di Ponte Parodi, la diffusione di "Faccetta nera" durante una serata ha scatenato polemiche e un caso giudiziario, riportando alla luce questioni storiche.

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Autore: Redazione ,
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Nel cuore delle festività genovesi, tra le luci colorate e le risate dei bambini al Winter Park di Ponte Parodi, una canzone ha improvvisamente trasformato l'atmosfera di spensieratezza in un caso politico e giudiziario. Durante la serata del 10 gennaio, dalle casse di un'attrazione di autoscontri è risuonata "Faccetta nera", celebre canzonetta dell'epoca fascista che ha immediatamente scatenato polemiche e indignazione tra i presenti. Un episodio che riporta alla ribalta questioni mai completamente sopite nella memoria collettiva italiana.

Le reazioni non si sono fatte attendere. Un visitatore ha immediatamente documentato l'accaduto con un video, confrontandosi direttamente con il responsabile della giostra. "Questa è apologia del fascismo, è reato", si sente dire nella registrazione che ha iniziato a circolare sui social network. Il gestore dell'attrazione ha tentato di minimizzare con un secco "È solo una canzone", ricevendo però una replica sarcastica: "Bravo, eh... bravo, complimenti!".

La questione legale sollevata dal frequentatore del parco non è affatto campata in aria. L'articolo 4 della Legge Scelba, risalente al 1952, punisce specificamente chi esalta pubblicamente esponenti, principi o metodi del regime fascista con l'obiettivo di promuoverne la riorganizzazione. Una norma che trasforma quello che potrebbe sembrare un semplice errore di programmazione musicale in un potenziale reato.

A Genova non c'è spazio per nostalgie fasciste

La risposta istituzionale è arrivata la mattina seguente con toni durissimi. La sindaca Salis ha definito l'episodio "un gesto di una gravità assoluta", sottolineando come il contesto renda la situazione ancora più grave: migliaia di famiglie, bambini e giovani frequentano quotidianamente quello spazio, peraltro sostenuto da significativi contributi pubblici comunali. "A Genova non c'è e non ci sarà mai spazio per nostalgie fasciste", ha dichiarato con fermezza la prima cittadina.

Particolarmente significativo il riferimento della sindaca a un fenomeno più ampio. Genova non rappresenterebbe un caso isolato: durante le festività appena trascorse, episodi simili si sarebbero verificati in altre città italiane, configurando quella che Salis ha definito "una moda incommentabile". Un'osservazione che solleva interrogativi sulla diffusione di certe tendenze nostalgiche nel paese.

Dal punto di vista amministrativo, il Comune ha annunciato di star valutando tutte le possibili azioni, comprese eventuali sanzioni nei confronti dell'organizzazione. L'amministrazione si è inoltre rivolta alle altre autorità competenti affinché intervengano secondo le rispettive prerogative. La richiesta esplicita agli organizzatori è stata netta: l'esclusione immediata dell'attrazione responsabile dell'incidente.

La replica del Winter Park è arrivata poche ore dopo, attraverso le parole di Mattia Gutris, portavoce dello staff organizzativo. La manifestazione, che vanta oltre un secolo di storia, ha condannato senza riserve l'accaduto, rivendicando valori completamente opposti a quanto avvenuto. "Da più di cento anni il nostro obiettivo è unire le persone e le generazioni nel segno del divertimento e della socializzazione", ha spiegato Gutris, precisando che tutto ciò che divide e richiama idee nefaste non appartiene alla loro filosofia.

Nella nota ufficiale, gli organizzatori hanno voluto distinguere nettamente le responsabilità individuali da quelle collettive. Il Winter Park coinvolge oltre cento famiglie di giostrai e più di trecento lavoratori complessivi: una realtà complessa che non può essere travolta dall'errore di un singolo. "L'errore esecrabile di un singolo, verso cui prenderemo ferrei provvedimenti, non può e non deve ricadere su un'intera categoria e su tutta la manifestazione", ha sottolineato il portavoce, annunciando misure severe nei confronti del responsabile.

L'episodio riapre un dibattito mai completamente chiuso nella società italiana sulla memoria storica e sui limiti della libertà d'espressione. Il Winter Park, programmato quest'anno fino al 18 gennaio 2026 come presenza tradizionale del periodo natalizio genovese, si trova ora al centro di una controversia che va ben oltre la dimensione ludica, toccando corde profonde dell'identità nazionale e dei valori democratici. La vicenda dimostra come certi simboli del passato mantengano intatta la loro carica divisiva e la necessità di una vigilanza costante contro ogni forma di revisionismo storico.

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