Ghali censurato alle Olimpiadi: polemiche contro Rai

Durante la cerimonia di apertura delle Olimpiadi Milano-Cortina 2026, la Rai ha evitato primi piani e menzioni di Ghali mentre recitava Rodari.

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Autore: Redazione ,
Attualità
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La cerimonia di apertura delle Olimpiadi Milano-Cortina 2026 si trasforma in un caso mediatico che va ben oltre le gaffe del telecronista. Al centro della polemica c'è il trattamento riservato dalla Rai a Ghali durante la serata inaugurale all'Arena di Milano: nessun primo piano, nessuna menzione da parte del direttore di RaiSport Paolo Petracca, come se il rapper fosse un semplice comparsa tra i ballerini sul palco. Eppure il suo era uno dei momenti più intensi dell'intera cerimonia, con la recita in italiano, inglese e francese di "Promemoria", la celebre poesia contro la guerra di Gianni Rodari.

Sui social network è esplosa l'indignazione degli utenti che hanno parlato apertamente di "censura" e "trattamento irrispettoso" nei confronti dell'artista. La regia della tv pubblica avrebbe infatti sistematicamente evitato di inquadrare Ghali con i primi piani che solitamente accompagnano le performance dei protagonisti, mentre il telecronista Petracca – già finito nel mirino per una serie di gaffe clamorose come aver scambiato la presidente del Cio per la figlia di Mattarella o confuso Mariah Carey con Matilda De Angelis – non ha mai pronunciato il nome del cantante.

La presenza di Ghali alla cerimonia aveva già alimentato polemiche nelle settimane precedenti, data la sua nota posizione sulla questione palestinese. Il ministro per lo Sport Giovanni Abodi aveva lasciato intendere che l'artista non avrebbe avuto libertà totale: "Ritengo che un Paese debba sapere reggere all'urto di un artista che ha espresso un pensiero che non condividiamo, che non sarà espresso su quel palco". Il riferimento era allo "stop al genocidio" pronunciato dal rapper dal palco dell'Ariston durante Sanremo 2024.

So che un mio pensiero non può essere espresso. So anche che un mio silenzio fa rumore. So che è tutto un gran teatro

A pochi metri dalla performance, giovedì sera, Ghali aveva pubblicato sui social una lettera che sembrava anticipare quanto sarebbe accaduto. Un messaggio scandito da una serie di "Lo so" che suonava come una denuncia velata: "So quando una voce viene accettata. So quando viene corretta. So quando diventa di troppo". Nel post il rapper rivendicava di sapere perché era stato invitato e perché, in passato, non aveva più potuto cantare l'Inno d'Italia – affidato ieri sera a Laura Pausini.

Il cantante aveva anche rivelato che la poesia sulla pace recitata durante la cerimonia avrebbe potuto "contenere più di una lingua" e che una lingua in particolare, quella araba, sarebbe diventata all'ultimo "di troppo". Una rivelazione che ora assume un significato ancora più chiaro alla luce di quanto trasmesso dalla Rai. Il post si chiudeva con parole che oggi suonano profetiche: "So che è tutto un gran teatro".

La controversia si è così spostata dal contenuto della performance alle scelte editoriali della tv pubblica. Molti utenti hanno fatto notare come l'assenza di valorizzazione di uno dei momenti più toccanti della cerimonia – la recita multilingue di una poesia pacifista di Rodari – rappresenti una decisione editoriale piuttosto che un semplice errore tecnico. Un episodio che si inserisce nel dibattito più ampio sul ruolo del servizio pubblico e sui limiti della libertà artistica quando si intrecciano arte, sport e politica.

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