Il giorno dopo la cerimonia di apertura delle Olimpiadi invernali di Milano Cortina 2026, Ghali rompe il silenzio e lo fa con parole che pesano come macigni. Il rapper milanese, protagonista di una delle esibizioni più attese della serata di San Siro, ha affidato a Instagram un messaggio che sa di denuncia velata: "Pace? Armonia? Umanità? Non ho sentito niente di tutto questo ieri sera". Una dichiarazione che suona come un campanello d'allarme su ciò che avrebbe dovuto essere una celebrazione di valori universali e che invece, almeno secondo la percezione dell'artista, ha mancato il bersaglio.
La performance di Ghali era costruita attorno alla celebre poesia Promemoria di Gianni Rodari, un testo pacifista pensato per i bambini ma dal messaggio universale. Il rapper ha recitato i versi rodariani in italiano, inglese e francese, accompagnato da una coreografia studiata per veicolare un messaggio di unità e fratellanza. Una scelta artistica ambiziosa, che però si è scontrata con una serie di decisioni controverse che hanno fatto discutere ben oltre la chiusura dello spettacolo.
Prima ancora di salire sul palco di San Siro, l'artista aveva denunciato pubblicamente la censura della versione in arabo della poesia, originariamente prevista nella sua esibizione. Una cancellazione che aveva già sollevato polemiche e interrogativi sulla reale apertura e inclusività di un evento che doveva celebrare l'incontro tra culture diverse. Il rapper non ha nascosto la sua delusione per questa scelta, che ha svuotato parte del significato della sua performance.
Ma le controversie non si sono fermate alla vigilia. Durante la diretta Rai della cerimonia, gli spettatori hanno notato anomalie che hanno subito scatenato un fiume di commenti sui social. I commentatori della tv pubblica non hanno mai pronunciato il nome di Ghali nel corso della sua esibizione, un'omissione che molti hanno interpretato come una forma di silenziamento. La regia, inoltre, ha privilegiato inquadrature ampie e distanti, evitando i primi piani sull'artista, una scelta tecnica che ha fatto storcere il naso a chi si aspettava di vedere valorizzato uno dei protagonisti della serata.
Persino l'uscita di scena del rapper è stata gestita in modo singolare: a metà della performance, senza che le telecamere si concentrassero sul momento, quasi fosse un'apparizione da minimizzare piuttosto che un contributo artistico da celebrare. Un trattamento che ha alimentato sospetti su una volontà di marginalizzare la presenza e il messaggio dell'artista milanese, noto per le sue posizioni schiette su temi sociali e politici.
Nel suo messaggio su Instagram, Ghali ha rivolto un appello diretto ai suoi fan, chiedendo loro di non rispondere alle provocazioni online e di mantenere un atteggiamento coerente con i valori che l'esibizione avrebbe dovuto rappresentare: "Vi prego di non giocare il loro gioco e di rispondere sempre come vorremmo che il mondo fosse". Un invito alla dignità e alla coerenza, chiudendo con le parole rodariane che hanno accompagnato la sua performance: "Ci sono cose da non fare mai".
La vicenda solleva interrogativi più ampi sul ruolo dell'arte e degli artisti in eventi istituzionali di questa portata. In un momento storico segnato da tensioni internazionali e divisioni sociali, la scelta di limitare o modificare messaggi di pace e inclusività rischia di tradire proprio quegli ideali olimpici che la cerimonia doveva incarnare. Resta da vedere se dalle istituzioni arriveranno chiarimenti su quanto accaduto o se il caso Ghali resterà uno dei tanti silenzi eloquenti dello spettacolo italiano.
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